Billie Joe Armstrong: «I Green Day non sono una band politica»

Trent'anni di cartellini appiccicati addosso, e uno che li stacca

Billie Joe Armstrong dei Green Day sul palco

Se c'è una band a cui l'aggettivo «politica» è stato cucito addosso e mai più scucito, sono i Green Day. E adesso arriva Billie Joe Armstrong a dire che quel cartellino non gli è mai calzato davvero.

In un'intervista al Los Angeles Times rilanciata da NME, il cantante mette le cose in fila: «siamo di sicuro schietti, ma le canzoni sono molto personali, documentano il punto in cui ti trovi in quel preciso momento della tua vita». Non un manifesto, quindi, ma un diario che ogni tanto capita di scrivere mentre fuori il mondo prende fuoco. Il che, a rileggere American Idiot del 2004, ha perfino più senso dell'etichetta ufficiale: quel disco nasce da una rabbia vissuta, non da una tesi.

Nella stessa conversazione Armstrong si lascia andare a una dichiarazione che farà discutere più dell'altra. Sui Mondiali di calcio ospitati quest'anno da Stati Uniti, Canada e Messico dice che il torneo «ha fatto più di quanto abbiano fatto le Nazioni Unite negli ultimi vent'anni», e ammette di essersi sentito orgoglioso del proprio Paese. Detta da uno che l'America l'ha presa a schiaffi per un quarto di secolo, non è poco.

L'occasione dell'intervista è l'uscita di Nimrods, commedia liberamente ispirata ai primi anni della band in furgone, nelle sale dal 14 agosto: nei panni dei tre ragazzini ci sono Mason Thames, Kylr Coffman e Ryan Foust. Il titolo, ovviamente, è un occhiolino all'album del 1997.

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