Diciotto tracce e altri quattro dischi in canna: Bill Ward è al mastering

Diciotto tracce, orchestra e cori, l'ottanta per cento della batteria suonata da lui: il batterista dei Black Sabbath è arrivato al mastering

Bill Ward, batterista dei Black Sabbath

Foto di proprietà di Philip Halling — dal sito Wikimedia Commons (cc by-sa 2.0)

Bill Ward ha un disco quasi finito, e per una volta non è una promessa vaga. Come riporta Blabbermouth, il batterista dei Black Sabbath lo ha raccontato a Dan Shinder di Drum Talk TV: l'album è in fase di mastering, ha diciotto tracce e per ora resta senza nome — «I'm not gonna reveal the name or the title of the album yet», non svelo ancora come si chiama. La descrizione che ne dà, però, è quella di uno che si è tolto di dosso ogni recinto: orchestra, cori, sezioni ritmiche, jazz e rock nello stesso disco. Un album pieno di colori, dice lui.

Dietro le pelli, quasi sempre, c'è ancora lui: «80 percent of all these records I'm making», l'ottanta per cento di tutti questi dischi lo suono io. E fra gli ospiti chiamati per una traccia c'è Dave Lombardo degli Slayer: due batteristi che hanno scritto la grammatica del metal a una generazione di distanza, sullo stesso pezzo.

Non è nemmeno tutto. Ward dice di averne «two or three other albums that are ready to go once they're mastered», altri due o tre già registrati che aspettano solo il mastering, e sta valutando di impacchettarne quattro o cinque insieme per poi farli uscire in sequenza, fra vinile, CD e digitale.

Fa una certa impressione, se si guarda alla sua discografia. A suo nome Ward ha pubblicato pochissimo: Ward One: Along the Way nel 1990, When the Bough Breaks nel 1997, poi diciotto anni di silenzio fino ad Accountable Beasts nel 2015, nove pezzi usciti su iTunes con la figlia Emily fra le voci. Tenuto fuori dal disco della reunion, 13, e dai tour che ne seguirono, si è riseduto dietro i tamburi dei Sabbath una volta sola: il 5 luglio 2025 a Villa Park, per Back To The Beginning, l'ultimo concerto di Ozzy Osbourne, che sarebbe morto diciassette giorni dopo. Poco più di un anno più tardi, l'unico Sabbath che una carriera solista non l'ha mai davvero cercata ne ha quattro o cinque pronti in canna.

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