1° ottobre 1984: gli U2 pubblicano «The Unforgettable Fire». Il disco nato in un castello, con un produttore che non voleva farlo

1° ottobre 1984: gli U2 pubblicano «The Unforgettable Fire». Il disco nato in un castello, con un produttore che non voleva farlo

Gli U2 dal vivo a Drammen, in Norvegia, il 23 gennaio 1985 durante l'Unforgettable Fire Tour: Bono piegato sul palco con il microfono, The Edge alla chitarra sullo sfondo

Bono e The Edge sul palco di Drammen, in Norvegia, il 23 gennaio 1985, durante l'Unforgettable Fire Tour.
Foto di Vidar Ruud · dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).

Il 1° ottobre 1984 la Island Records pubblica The Unforgettable Fire, il quarto album degli U2. Dentro c'è «Pride (In the Name of Love)», che diventerà il loro primo inno mondiale. Ma questa non è la storia di «Pride». È la storia di quattro ragazzi di Dublino che, poco più che ventenni, avevano già un pubblico, un suono riconoscibile e un disco arrivato al numero uno in Inghilterra, War. E che decisero di buttare via tutto per ricominciare da capo.

Per farlo si chiusero in un castello irlandese, con un produttore che stava per smettere di fare il produttore. E fra le canzoni nate lì dentro ce n'è una, «Bad», che nove mesi più tardi, davanti a un miliardo e mezzo di persone, li avrebbe trasformati in un'altra band.

Non un altro «War»

Nel 1983 gli U2 sono la band delle bandiere bianche, di «Sunday Bloody Sunday» e di «New Year's Day»: chitarre taglienti, batteria marziale, Bono che sventola la bandiera sul palco. Hanno fatto tre dischi con lo stesso produttore, Steve Lillywhite, e il quarto potrebbe uscire con gli occhi chiusi. È proprio quello che non vogliono.

The Edge da tempo ascolta i dischi ambient di Brian Eno, l'ex Roxy Music che ha lavorato con Bowie a Berlino e con i Talking Heads. È lui il nome che la band ha in testa. Alla Island, però, Chris Blackwell è preoccupato: teme che Eno seppellisca gli U2 sotto uno strato di avanguardia e che il pubblico non li riconosca più.

Il produttore che voleva smettere

Il primo a non essere convinto, in realtà, è Eno. Agli U2 dice che sta pensando di lasciare la produzione per dedicarsi alle videoinstallazioni, e che quel genere di musica non l'ha mai fatto: non è sicuro di essere la persona giusta. Per non lasciarli a mani vuote si presenta con un collega canadese, Daniel Lanois, con cui ha appena lavorato su due dischi ambient, e prova a proporlo al posto suo.

Poi c'è una telefonata con Bono. Eno gli spiega che, se lo fanno lavorare, finirà per cambiarli fino a renderli irriconoscibili. Bono gli risponde che è esattamente quello che vogliono. Per The Edge a colpire Eno fu proprio questo: quei ragazzi non gli parlavano di suoni o di tecnica, ma di chi volevano diventare. Anni dopo il chitarrista ha ammesso di aver avuto un'altra impressione: «Credo che lo intimidisse la totale assenza di ironia in quello che facevamo».

Alla fine i produttori sono due. Lanois lavora ogni giorno con la band, Eno arriva con le idee e le spinge fin dove nessuno si aspettava. È l'inizio di una coppia che firmerà anche The Joshua Tree, Achtung Baby e All That You Can't Leave Behind.

Un castello sul Boyne

Serve un posto dove registrare. Il manager Paul McGuinness scarta una sala parrocchiale di Ranelagh perché costa troppo. Il tour manager Dennis Sheehan trova un'alternativa: Slane Castle, nella contea di Meath, sulle rive del fiume Boyne. Il proprietario, Lord Henry Mountcharles, chiede meno della metà, vitto e alloggio compresi. Gli U2 lo conoscono già: nel 1981 hanno aperto proprio lì, nel prato davanti al castello, il concerto dei Thin Lizzy.

Si comincia il 7 maggio 1984. L'idea è registrare nel grande salone da ballo gotico, con il suo soffitto a cupola alto nove metri. Ma lì il riverbero è troppo: la musica si impasta. Allora si scende nella biblioteca, più piccola, piena di libri, che suona molto meglio. La regia è sistemata nel salotto, uno studio mobile a 24 piste chiuso nei flight case.

La corrente arriva da un generatore ad acqua sul Boyne, che con la bassa marea fa le bizze; quello diesel di riserva si guasta di continuo e un giorno prende pure fuoco. In questo caos, in una delle jam del pomeriggio, The Edge si mette a girare attorno a un giro di chitarra che si ripete, si ripete, sale. È l'inizio di «Bad». La base viene incisa in tre take, Eno ci aggiunge gli arpeggi del sequencer, Bono ci canta sopra parole che non ha ancora finito di scrivere.

Slane Castle, nella contea di Meath in Irlanda: il castello in pietra grigia con le torri merlate, circondato da un prato verde

Slane Castle, nella contea di Meath: qui, nella primavera del 1984, gli U2 registrarono la prima parte di «The Unforgettable Fire».
Foto di Sitomon · dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0).

Il 5 giugno si lascia il castello e si torna a Dublino, ai Windmill Lane Studios. Qui «Pride» viene rifatta da capo, con Chrissie Hynde dei Pretenders ai cori, accreditata con il nome da sposata. Le ultime due settimane si lavora venti ore al giorno; l'ultima voce di «A Sort of Homecoming» Bono la canta con il taxi che lo aspetta fuori dallo studio. Il disco viene chiuso all'alba dell'ultimo giorno utile.

Il fuoco di Hiroshima e il castello in rovina

Il titolo viene da Chicago. Nel 1983, al Peace Museum, gli U2 hanno visto una mostra di disegni e dipinti dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki. Si chiamava proprio così: The Unforgettable Fire, il fuoco che non si dimentica. La title track, però, non parla di guerra atomica: Bono l'ha scritta pensando a un viaggio a Tokyo.

Anche la copertina ha la sua storia. La foto di Anton Corbijn mostra le rovine di Moydrum Castle, coperte d'edera, con i quattro U2 piccolissimi davanti. L'inquadratura ricalca quasi alla lettera quella di un libro del fotografo Simon Marsden sulle grandi case irlandesi in rovina: stessa posizione, stessa tecnica. La band gli versò una cifra che non è mai stata resa nota.

Il disco arriva al numero uno in Inghilterra, in Australia e in Nuova Zelanda, e al dodicesimo posto negli Stati Uniti. La critica si divide: il New Musical Express parla di un vecchio rock smontato e trasformato in paesaggio sonoro, Rolling Stone lo boccia. Qualcuno, dentro «Pride», trova anche un errore: Martin Luther King non fu ucciso «early morning», il mattino presto, ma dopo le sei di sera. Dal vivo Bono comincerà a cantare «early evening».

«Bad»

Fra i dieci brani ce n'è uno che nessuno sceglie come singolo. «Bad» dura più di sei minuti e parla di una cosa che a Dublino, nei primi anni Ottanta, si vede per le strade: l'eroina. Bono l'ha legata a un amico di gioventù caduto nella dipendenza, e più in generale a chi cerca di restare a galla. Non c'è ritornello da cantare allo stadio. C'è un crescendo lento, un pezzo di chitarra che gira su se stesso, e una voce che a un certo punto non canta più: implora.

Dal vivo, nel tour che parte quell'autunno, diventa il momento più atteso. La versione registrata a Birmingham il 12 novembre 1984 finisce sull'EP Wide Awake in America. Ma la sera che la trasforma in leggenda arriva l'estate dopo.

Wembley, 13 luglio 1985

È il giorno del Live Aid. Allo stadio di Wembley ci sono circa settantaduemila persone, davanti alle televisioni un miliardo e mezzo. Gli U2 salgono sul palco alle 17:19. La scaletta prevede tre canzoni: «Sunday Bloody Sunday», «Bad» e «Pride».

Durante «Bad» Bono si accorge che, sotto il palco, una ragazza sta per essere schiacciata dalla folla. Scende, scavalca le transenne, la tira fuori e si mette a ballare con lei, stretto, mentre la band continua a suonare senza sapere dove sia finito il cantante. Il pezzo si allunga a circa dodici minuti, con dentro frammenti di Lou Reed e dei Rolling Stones. Per «Pride» non c'è più tempo.

Dietro le quinte è il panico. Larry Mullen pensa che Bono sia sparito per sempre. McGuinness, anni dopo, lo ha raccontato così: «Pensavamo tutti che avesse rovinato tutto». Bono stesso ha detto che per poco la band non lo cacciava. Invece quello che il mondo ha visto è un'altra cosa: un cantante che, davanti a un miliardo e mezzo di persone, lascia il palco per andare verso il pubblico. Per The Guardian e per Rolling Stone è il momento in cui gli U2 diventano delle star. Vent'anni dopo, quella ragazza racconterà che quel giorno Bono le aveva salvato la vita.

Per ricordare il disco nel giorno in cui è uscito, torniamo lì, a Wembley, a quei dodici minuti che nessuno aveva previsto:

Fonti: Wikipedia EN (voci The Unforgettable Fire, Bad, Pride (In the Name of Love), A Sort of Homecoming, Slane Castle, Daniel Lanois, Live Aid, U2, The Peace Museum); u2.com, che riprende il libro «U2 by U2» (2006); Clash e Pitchfork (2009) per l'intervista a Brian Eno; Far Out Magazine, che riprende «Q» (1998); canale ufficiale Live Aid.
Foto: Wikimedia Commons, Vidar Ruud (CC BY-SA 4.0); Wikimedia Commons, Sitomon (CC BY-SA 2.0).


Sotto il video del Live Aid, il commento più votato è di uno che quel giorno c'era:

@4472robin · 6 anni fa
«Standing center stage at Wembley on the 13th July 1985, witnessing the most stunning performance of my life, I'm now 55 and feel so blessed to be able to say "I was there"»

Traduzione: «Ero in piedi al centro, davanti al palco di Wembley, il 13 luglio 1985, a guardare l'esibizione più straordinaria della mia vita. Ho 55 anni e mi sento fortunato a poter dire "io c'ero".»

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