The Jam, 3 novembre 1978: il disco nato da un no e la canzone ripescata dal cestino

The Jam, 3 novembre 1978: il disco nato da un no e la canzone ripescata dal cestino

Paul Weller canta al microfono con la chitarra, Paradiso di Amsterdam, 2008

Paul Weller al Paradiso di Amsterdam, 4 settembre 2008: trent'anni dopo All Mod Cons, «In the Crowd» e «Start!» sono ancora in scaletta nei suoi concerti.
Foto di proprietà di Zil — dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Il 3 novembre 1978 esce in Gran Bretagna All Mod Cons, il terzo album dei Jam. Paul Weller ha vent'anni e, pochi mesi prima, ha rischiato di non avere più una band. Le canzoni che aveva portato per questo disco erano state bocciate una dopo l'altra, l'America li aveva ignorati e la casa discografica voleva un successo. Da quel fondo escono dodici pezzi, e l'ultimo, quello che lui stesso aveva buttato via, diventa la cosa più forte che i Jam abbiano mai fatto fino a quel momento.

Tre ragazzi di Woking contro il tempo

I Jam vengono da Woking, nel Surrey, e sono tre: Weller alla chitarra e alla voce, Bruce Foxton al basso, Rick Buckler alla batteria. A fare da manager c'è il padre di Paul, John Weller. La Polydor li mette sotto contratto nel febbraio del 1977 e il 20 maggio esce già In the City. Sono nel giro del punk, aprono per i Clash nel White Riot Tour, ma guardano ai Who e ai Kinks, ai vestiti mod, al soul.

Il guaio è la fretta. Sei mesi dopo il primo disco, il 18 novembre 1977, ne esce un secondo, This Is the Modern World. Le recensioni sono cattive e si ferma al Nr.22. Nel 1978 i Jam partono per gli Stati Uniti in apertura ai Blue Öyster Cult: un trio di ragazzini inglesi in giacca e cravatta davanti al pubblico di una band hard rock. Non va bene, e il disco in America non entra nemmeno nella classifica di Billboard.

«Ero con le spalle al muro»

Tornati a casa, la Polydor chiede un disco che venda e Weller non riesce a scrivere. Si prova anche con le canzoni di Foxton, che a marzo ha portato i Jam al Nr.27 con «News of the World». Le registrazioni partono, ma Chris Parry, l'uomo della Polydor che li aveva scoperti e che è anche il loro produttore, ascolta il materiale e lo boccia: non è all'altezza. Weller stesso ammetterà di averci lavorato senza interesse.

«My back was against the wall», ricorderà a Uncut nel 1998: ero con le spalle al muro. A quel punto si chiede se lasciar correre o reagire, e la risposta è «una questione di orgoglio personale». Riparte da capo, con un'altra idea di che cosa deve raccontare. Non più la rabbia generica del punk, ma quello che ha sotto gli occhi: i pendolari di Woking che prendono ogni mattina il treno per Waterloo, i signori perbene della cintura ricca, che finiranno in «Mr. Clean». Il mondo della musica che ti adora finché vendi e poi sparisce, in «To Be Someone». E, una volta tanto senza alzare la voce, «English Rose», una canzone d'amore così privata che Weller non ne fa stampare né il titolo né il testo sulla busta del disco.

Paul Weller e la sua band sul palco del Paradiso di Amsterdam, 2008

Weller e la sua band al Paradiso, nello stesso concerto del 2008.
Foto di proprietà di Zil — dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

La canzone nel cestino

Parry esce dalla lavorazione e il disco lo finisce Vic Coppersmith-Heaven, fra gli Eden e i RAK Studios di Londra, nell'estate del 1978. Il 7 agosto, ai RAK, i Jam incidono quattro pezzi. Uno è nato come una lunga poesia e l'arrangiamento non decolla: Weller lo scarta. «He actually discarded the song and threw it in the bin at the studio», racconterà Foxton: l'ha proprio buttata nel cestino dello studio. Coppersmith-Heaven lo convince a riprenderla.

È «Down in the Tube Station at Midnight». Un uomo scende in metropolitana a mezzanotte per prendere l'ultimo treno, ha con sé la cena da portare a casa alla moglie, e davanti alla macchinetta dei biglietti lo circonda un gruppo di teppisti. Sono gli anni in cui l'estrema destra cerca i suoi ragazzi nelle strade inglesi, e Weller lo dice senza giri di parole. Il suono è quello di un incubo in un corridoio: il basso di Foxton che cammina teso, il rumore di un treno vero, registrato alla stazione di St John's Wood, e nel canale sinistro un battito di cuore.

Esce come singolo in ottobre e arriva al Nr.15. Sul retro della copertina c'è il ritratto di Keith Moon, morto un mese prima, e sul lato B una versione di «So Sad About Us» degli Who, per salutarlo.

Una stanza vuota

Quando il disco esce, la copertina è già una battuta. «All mod cons» è la formula degli annunci immobiliari inglesi, «tutti i comfort moderni», e dentro c'è anche la parola «mod». Nella foto, i tre stanno in una stanza spoglia. Il disco parte con il pezzo che dà il titolo, un minuto e venti, e chiude con la metropolitana. In mezzo c'è anche «David Watts» dei Kinks, cantata a due voci, con Weller che mette finalmente le carte in tavola su chi sono i suoi maestri.

Arriva al Nr.6 in Gran Bretagna. Su NME Charles Shaar Murray scrive che è uno dei pochi dischi rock davvero essenziali degli ultimi anni, e a fine anno la rivista lo mette secondo fra i migliori del 1978. L'anno dopo «The Eton Rifles» arriva al Nr.3, nel 1980 «Going Underground» dà ai Jam il primo Nr.1. Il 30 ottobre 1982, all'apice, Weller annuncia che è finita, e l'11 dicembre a Brighton suonano l'ultima volta: «We finished at our peak», dirà, abbiamo chiuso al massimo.

Rick Buckler se n'è andato nel 2025. E oggi, 48 anni dopo, quella canzone salvata dal cestino resta il momento in cui un ragazzo di vent'anni ha smesso di imitare i suoi eroi e ha cominciato a raccontare il suo paese.

🎧 Il brano del giorno

The Jam – Down in the Tube Station at Midnight (singolo, 1978)

Dall'album All Mod Cons, prodotto da Vic Coppersmith-Heaven. Qui sotto il video dal canale ufficiale della band.

Sotto il video di «Down in the Tube Station at Midnight», il commento più votato è questo:

@mod69 · 11 anni fa
«when I go to heaven I hope the Brits are in charge of the music»

Traduzione: «Quando andrò in paradiso spero che della musica si occupino gli inglesi».

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Fonti: Wikipedia EN (voci All Mod Cons, The Jam, Down in the Tube Station at Midnight, This Is the Modern World). uDiscover Music, «All Mod Cons: How The Jam Outstripped Punk». Dichiarazioni di Paul Weller: Uncut, 1998, riportate da Far Out Magazine; Daily Mirror, 2015. Dichiarazione di Bruce Foxton: The Runout Grooves.
Foto: Zil (2008) — dal sito Wikimedia Commons.

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