Paul Di'Anno, 21 ottobre 2024: il ragazzo di Chingford che portò la strada nell'heavy metal e cantò fino all'ultimo, anche seduto

Paul Di'Anno, 21 ottobre 2024: il ragazzo di Chingford che portò la strada nell'heavy metal e cantò fino all'ultimo, anche seduto

Foto in bianco e nero di un concerto: Paul Di'Anno, capelli corti e ricci, canotta e cintura borchiata, canta al microfono a occhi chiusi; accanto a lui Steve Harris, capelli lunghi, suona il basso con la bocca aperta, i fari del palco alle spalle

Paul Di'Anno e Steve Harris sul palco della Manchester Apollo nel 1980, l'anno del primo album degli Iron Maiden.
Foto Harry (Howard) Potts · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 2.0).

Il 21 ottobre 2024, nella sua casa di Salisbury, nel Wiltshire, muore Paul Di'Anno. Ha 66 anni. Lo annuncia la sua etichetta, la Conquest Music, a nome della famiglia: da qualche anno, dice il comunicato, gravi problemi di salute lo costringevano a cantare su una sedia a rotelle. Eppure fino a poche settimane prima era ancora in giro per club, con più di cento concerti dal 2023. Per il mondo era la voce dei primi due album degli Iron Maiden, Iron Maiden del 1980 e Killers del 1981. Per chi lo aveva conosciuto era rimasto, prima di tutto, il ragazzo dell'East End che non aveva mai imparato a fare il divo.

Il garzone di macelleria di Station Road

All'anagrafe si chiama Paul Andrews. Nasce il 17 maggio 1958 a Chingford, all'estremo nord-est di Londra, e lì cresce. Da ragazzo canta in un gruppo dopo l'altro, quasi tutti di estrazione punk, e intanto lavora: garzone in una macelleria di Station Road, poi cuoco negli alberghi e nei ristoranti. Ha i capelli corti, il giubbotto, l'aria di chi è cresciuto per strada. Non somiglia per niente ai cantanti in calzamaglia del rock duro degli anni Settanta.

È proprio quello che cerca Steve Harris. Il bassista che ha fondato gli Iron Maiden a Leyton nel 1975 ha cambiato formazione più volte e nell'estate del 1978 prova con Dave Murray e il batterista Doug Sampson, senza cantante. A presentargli Paul è Sampson; l'incontro decisivo avviene a novembre, quasi per caso, al Red Lion, un pub di Leytonstone, e diventa un'audizione riuscita. Harris spiegherà poi che nella voce di Paul c'era una rasposità che dava ai pezzi un bordo tagliente, proprio quello che mancava. In quel periodo il ragazzo si sceglie anche il nome d'arte: Di'Anno, che più avanti userà per vantare origini italiane.

Una notte di Capodanno a Cambridge

Il primo disco nasce da una scommessa economica. Il 30 e 31 dicembre 1978, il weekend di Capodanno, la band prenota gli Spaceward Studios di Cambridge per 200 sterline e incide quattro pezzi, quasi tutti alla prima ripresa. Dovrebbero tornare per i ritocchi, ma per avere il nastro master servono altre 50 sterline che nessuno ha in tasca: quando si ripresentano, lo studio ci ha già registrato sopra altro. Il demo resta com'è, crudo.

Harris e Murray lo portano a Neal Kay, il dj che a Kingsbury anima un club metal chiamato Bandwagon Soundhouse. Kay lo suona ogni sera e «Prowler» arriva al Nr.1 della classifica del locale, pubblicata ogni settimana dal settimanale Sounds. Il nastro finisce anche nelle mani di Rod Smallwood, che diventa il manager. Il 9 novembre 1979 la band pubblica tre di quei pezzi per conto suo: The Soundhouse Tapes, cinquemila copie vendute solo per posta, esaurite in poche settimane. A dicembre arriva il contratto con la EMI.

La voce punk dentro l'heavy metal

L'8 febbraio 1980 esce il primo singolo, «Running Free», firmato da Harris e Di'Anno, che ne scrive il testo: è autobiografico, dirà, parla di quando aveva sedici anni e correva libero e selvatico per le strade. Arriva al Nr.34 in Gran Bretagna e porta la band a Top of the Pops, dove gli Iron Maiden rifiutano di cantare in playback, come si usava: a suonare davvero dal vivo in quello studio non si vedeva nessuno dai tempi degli Who.

L'11 aprile esce l'album Iron Maiden, registrato in tredici giorni ai Kingsway Studios di Londra. Entra al Nr.4 della classifica britannica. È lì che si sente la novità: l'energia del punk innestata sui riff del metal, con le chitarre gemelle e i cambi di tempo che vengono dal progressive. E sopra c'è una voce che non decora, graffia. Ma Di'Anno sa anche cantare pulito, e lo dimostra nei pezzi lenti come «Remember Tomorrow», che porta la sua firma accanto a quella di Harris e che Lars Ulrich dei Metallica considererà lo stampo di certe loro ballate scure.

In autunno Dennis Stratton lascia il posto ad Adrian Smith e il 27 ottobre esce un singolo anomalo, la cover di «Women in Uniform» degli australiani Skyhooks, accompagnata dal primo videoclip della band. Il 16 febbraio 1981 arriva Killers, prodotto da Martin Birch: il suono è più nitido, le canzoni più affilate, e per la prima volta gli Iron Maiden entrano nella classifica americana. Segue il primo vero giro del mondo: Stati Uniti in apertura ai Judas Priest, Giappone, Europa, oltre cento date.

1981, l'allontanamento

È lì che qualcosa si rompe. Di'Anno lo ha raccontato senza giri di parole: in quel periodo la cocaina non era più un vizio occasionale ma una cosa di tutti i giorni, a ogni ora, e davanti a un calendario di impegni che si allungava per mesi e anni sapeva di non poter arrivare in fondo. La voce cede, alcune sere il concerto è un'impresa. Harris e Smallwood decidono che per andare avanti serve un altro cantante. Dopo l'ultima data, il 10 settembre 1981 a Copenaghen, Di'Anno viene allontanato al termine di una riunione con la band e il manager. Al suo posto arriva Bruce Dickinson, dai Samson: pochi mesi dopo, con The Number of the Beast, gli Iron Maiden diventano una delle band più grandi del pianeta.

Di'Anno resterà a lungo un personaggio scomodo, capace di battute feroci sulla gestione della band. Ma col tempo il tono cambia. Nel 2022 dirà di non avere nulla contro gli Iron Maiden e nessun rimpianto per come era andata. Nel frattempo, dai diritti d'autore di quelle canzoni, continuerà a ricevere la sua parte.

Quarant'anni sulla strada

Il dopo è una corsa senza soste e senza rete. Prima una band col suo nome, Di'Anno, con un suono più americano; poi, nel 1985, il breve supergruppo Gogmagog, con l'amico Clive Burr. Poi i Battlezone, con Fighting Back del 1986, Children of Madness l'anno dopo e un video in rotazione su MTV; nel 1990 un tour in Giappone con i Praying Mantis e il vecchio compagno Dennis Stratton; dal 1991 i Killers, nati a New York, con un contratto ottenuto suonando ai discografici soltanto pezzi degli Iron Maiden, perché i loro non li avevano ancora scritti.

Ci sono anni bui. Negli Stati Uniti, negli anni Novanta, finisce in carcere per quattro mesi e poi viene espulso; nel 2011 un tribunale di Salisbury lo condanna per aver incassato sussidi a cui non aveva diritto. E c'è un pubblico che non lo abbandona mai: quello del Sudamerica. Dal padre ha la cittadinanza brasiliana; in Brasile riempie sale da seimila persone a sera, vive a San Paolo, suona con musicisti del posto, che lo ribattezzano scherzosamente «Paulo Baiano».

Paul Di'Anno, testa rasata e barba, maglietta nera e pantaloni mimetici, canta seduto su una sedia a rotelle con il braccio destro alzato e l'indice puntato verso l'alto, sotto le luci rosse del palco

Paul Di'Anno canta in sedia a rotelle al KK's Steelmill di Wolverhampton il 6 luglio 2023, prima del concerto dei KK's Priest.
Foto Martin M. Morgan · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 4.0).

Il ginocchio, la Croazia e l'aiuto dei Maiden

Dalla metà degli anni Dieci il corpo comincia a presentare il conto. Il 29 ottobre 2017 sale sul palco dell'O2 Academy di Islington, a Londra, in sedia a rotelle, per cantare due pezzi con le Iron Maidens, una tribute band tutta femminile. Il problema più grave è un ginocchio: per anni aspetta un'operazione che non arriva, la gamba si gonfia, camminare diventa impossibile.

Nel gennaio 2021 due fan, Kastro Pergjoni e Stjepan Juras, lanciano una raccolta fondi. In piena pandemia lo aiutano a trasferirsi in Croazia, dove comincia le cure. In diciotto mesi i fan raccolgono circa la metà della cifra necessaria; nel giugno 2022 la squadra degli Iron Maiden si offre di coprire il resto. A maggio, prima del concerto della band all'Arena di Zagabria, Steve Harris era uscito a salutarlo e si era fermato a parlare con lui per qualche minuto. L'operazione arriva il 12 settembre 2022; il 1° ottobre Di'Anno è di nuovo su un palco, al Keep It True Rising di Würzburg, in Germania.

Non tornerà più a camminare come prima, ma torna a cantare: seduto, con la stessa grinta. Nel settembre 2024 il suo manager annuncia che, dopo le ultime date nei club inglesi ed europei e quelle in Giappone previste per il 2025, Paul smetterà i tour lunghi e suonerà solo in festival e sale con le rampe d'accesso. Il 27 settembre esce The Book of the Beast, la prima raccolta che ripercorre la sua carriera. Tre settimane e mezzo dopo, a Salisbury, quella carriera si ferma.

«Riposa in pace, amico»

Gli Iron Maiden scrivono di essere profondamente addolorati, che il suo contributo alla band è stato immenso e che la sua presenza di pioniere, sul palco e sui primi due album, sarà ricordata con affetto in tutto il mondo. Steve Harris aggiunge poche righe da vecchio compagno: si erano scritti da poco, racconta, per commentare gli alti e bassi del West Ham, la squadra del cuore di entrambi. Chiude con un «riposa in pace, amico». La sera dopo, il 22 ottobre, sul palco di Saint Paul, nel Minnesota, Bruce Dickinson ferma il concerto per parlare del suo predecessore: una voce straordinaria, dice, devota al rock and roll fino all'ultimo minuto della sua vita.

Paul Di'Anno riposa nel cimitero di Manor Park, nell'East London da cui era partito. Nel 2025 un documentario, Di'Anno: Iron Maiden's Lost Singer, ha raccontato i suoi ultimi anni in Croazia; nell'aprile 2026 la Rock and Roll Hall of Fame ha annunciato l'ingresso degli Iron Maiden, e con loro anche il suo. Due dischi soli, in fondo. Ma bastano a spiegare perché, a ogni concerto dei Maiden, quando parte «Running Free», c'è ancora chi alza gli occhi e pensa al ragazzo di Chingford.

🎧 Il brano del giorno

Iron Maiden – Women in Uniform (singolo, 27 ottobre 1980)

Non è una canzone degli Iron Maiden: l'aveva scritta Greg Macainsh per gli Skyhooks, che nel 1978 ne avevano fatto un successo in Australia. L'idea di inciderla venne dalla casa editrice della band, e il produttore Tony Platt provò a renderla più commerciale, tanto che Harris rimise mano al missaggio e giurò che nessuno di esterno avrebbe più toccato la loro musica. Il singolo arrivò comunque al Nr.35 in Gran Bretagna. L'abbiamo scelta per il suo videoclip, il primo della storia della band, girato al Rainbow Theatre di Londra e diretto da Brian Grant: è uno dei pochi documenti ufficiali in cui si vede Paul Di'Anno a ventidue anni, in piena corsa, con Clive Burr alla batteria e Dennis Stratton alla chitarra, al suo ultimo lavoro con gli Iron Maiden. Questo è il video ufficiale dal canale Iron Maiden.

Fonti: Wikipedia EN (voci Paul Di'Anno, Iron Maiden, The Soundhouse Tapes, Iron Maiden (album), Killers (Iron Maiden album), Running Free, Women in Uniform), con le parole di Steve Harris, Dave Murray, Rod Smallwood e Paul Di'Anno riportate lì; Blabbermouth per l'annuncio della Conquest Music (21 ottobre 2024), l'operazione al ginocchio (12 settembre 2022) e il ritorno sul palco a Würzburg; Ultimate Classic Rock per la raccolta fondi e il contributo degli Iron Maiden (giugno 2022); il comunicato degli Iron Maiden e le parole di Steve Harris come riportati dalla stampa musicale; Metalourgio per l'annuncio del manager del settembre 2024; Wikimedia Commons per le foto.

Sotto il video ufficiale di «Women in Uniform», uno dei commenti più votati è questo:

@dragonborn4045 · 10 anni fa
«Say what you will about Di'Anno. Dude sounds great here.»

Traduzione: «Dite quello che volete di Di'Anno. Qui il ragazzo canta da Dio.»

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