20 settembre 1976: esce «Dirty Deeds Done Dirt Cheap», il disco degli AC/DC che l'America non volle
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20 settembre 1976: esce «Dirty Deeds Done Dirt Cheap», il disco degli AC/DC che l'America non volle

Angus Young e Bon Scott con gli AC/DC sul palco dell'Ulster Hall di Belfast, anni Settanta.
Foto dal sito Wikimedia Commons, autore James Hughes (licenza CC BY 2.0).
Da bambino, a Sydney, Angus Young guardava un cartone animato americano, Beany and Cecil. C'era un cattivo coi baffi e il mantello nero, Dishonest John, che andava in giro con un biglietto da visita. Sopra c'era scritto, più o meno: lavori sporchi fatti a poco prezzo, con tanto di tariffe speciali per i festivi. Angus se lo ricorda anni dopo, quando la sua band ha bisogno di un titolo. «Mi sono messo da parte un sacco di cose così, nella testa», racconterà. «Poi ho tirato fuori quelle che mi piacevano di più».
Il titolo è Dirty Deeds Done Dirt Cheap. Il disco esce in Australia il 20 settembre 1976, sull'etichetta Albert Productions, stampato e distribuito dalla EMI. È il terzo album australiano degli AC/DC, e compie oggi cinquant'anni.
Registrato dopo i concerti
Nel 1976 gli AC/DC sono cinque ragazzi con una fretta addosso che non li lascia dormire. Alla voce c'è Bon Scott, trent'anni, nato a Forfar in Scozia ed emigrato in Australia da bambino: il «vecchio» della banda, nove anni più di Angus. Alle chitarre i fratelli Angus e Malcolm Young, 21 e 23 anni. Al basso Mark Evans, 20, alla batteria Phil Rudd, 22. È il primo disco suonato dall'inizio alla fine sempre dalla stessa formazione. A produrlo ci sono Harry Vanda e George Young, il fratello maggiore di Angus e Malcolm, che dieci anni prima con gli Easybeats aveva scritto Friday on My Mind.
Il tempo per registrare non c'è. «Non avevamo molto tempo per fare quell'album», dirà Malcolm. «Dopo High Voltage sembrava che fossimo sempre in tour». Hanno appena firmato il contratto internazionale con l'Atlantic, stanno per partire per l'Inghilterra, e alla fine della tournée qualcuno gli dice che serve un altro disco. Così, fra il dicembre 1975 e il marzo 1976, agli Albert Studios di Sydney si lavora di notte. «Mandavamo l'attrezzatura in studio dopo il concerto, montavamo tutto e andavamo avanti fino alle sei o alle sette del mattino», ha raccontato Malcolm. «Poi il giorno dopo si partiva per un'altra data». Proprio da questo disco Malcolm comincia a usare una testata Marshall da basso modificata per la sua chitarra ritmica: non la cambierà più.
Un sicario, un numero di telefono
La canzone che apre il disco è quella del titolo. Un sicario offre i suoi servizi a prezzi modici: problemi a scuola, problemi di coppia, lui risolve tutto. Il sito ufficiale della band la chiama «la fantasia di vendetta adolescenziale definitiva». Il riff è sporco, i cori sono quasi un respiro affannato, e il titolo non si canta: si dice, con la voce roca di Bon. Secondo Malcolm, un verso Bon lo prese pari pari da una pubblicità televisiva australiana di quei mesi, quella di uno spray contro le zanzare.
Poi c'è il numero di telefono. Il sicario invita a chiamarlo al 36-24-36: non è un numero, sono le misure «perfette» di una pin-up, seno, vita e fianchi in pollici. Una battuta da ragazzi. Solo che nel 1981, quando il disco arriverà in America, una coppia di Libertyville, in Illinois, farà causa per 250.000 dollari all'Atlantic: dopo il numero, nella canzone, si sente un'esclamazione che a loro suonava come un'ultima cifra, e il risultato era proprio il loro telefono. Centinaia di scherzi, raccontò il loro avvocato al Chicago Tribune.
Il resto del disco è una galleria di personaggi. Problem Child, che dal vivo Bon presentava spesso come una canzone su Angus. Big Balls, doppi sensi a raffica sui «balli» dell'alta società: «Era solo uno scherzo, un po' di divertimento», ammetterà Malcolm. «Ci serviva per riempire l'album, qualcuno tirò fuori una rumba o un tango e Bon cominciò a scrivere queste parole esilaranti». Squealer, il pezzo più scabroso. E poi Ride On, che non c'entra niente con tutto il resto: un blues lento e malinconico, un uomo che ripensa ai suoi errori in amore con un bicchiere in mano. Il biografo Murray Engleheart ha scritto che canzoni come questa sono «quasi studi di carattere su Bon». Tra i fan è una delle più amate di sempre.
Sull'edizione australiana c'è anche Jailbreak, già uscita come singolo a giugno. Per il programma televisivo Countdown la band gira un video in una cava vicino a Melbourne, con esplosivo vero per far saltare il cancello di una prigione e sacche di sangue finto: Bon, Angus e Rudd vestiti da carcerati, Malcolm ed Evans da secondini. È uno dei primi video rock con esplosioni e sangue.
In Australia il disco arriva al quinto posto della classifica. Sulla copertina originale c'è un disegno: una sala da biliardo, un tipo muscoloso in canottiera che mostra un tatuaggio col titolo, e una caricatura di Angus con il berretto da scolaro che fa un gestaccio.

Angus Young dal vivo alla Manchester Apollo, 1982.
Foto dal sito Wikimedia Commons, autore Harry Potts (licenza CC BY 2.0).
«Questo disco non esce»
Alla fine del 1976 l'Atlantic pubblica Dirty Deeds in Europa, con una scaletta diversa (fuori Jailbreak, dentro Rocker e Love at First Feel, registrata a Londra) e una nuova copertina firmata da Hipgnosis, lo studio dei Pink Floyd: il parcheggio di un motel americano, gente qualunque, un veterinario con un cane, un'infermiera, un uomo d'affari, tutti con una striscia nera sugli occhi come nelle foto segnaletiche.
Negli Stati Uniti, invece, il disco non esce. «Alla casa discografica non piaceva granché la produzione», ha raccontato Mark Evans, «e sicuramente non piaceva la voce». L'ufficio americano dell'Atlantic vuole scaricare il gruppo; a salvarlo è Phil Carson, l'uomo che li aveva messi sotto contratto, che va dal capo con i numeri di vendita del disco precedente. Il manager Michael Browning, il giorno dopo, dice a Evans che dava per scontato che a essere licenziato sarebbe stato Bon. «Oggi, a ripensarci, è assurdo», dice Evans.
Il disco di Bon più venduto in America
Bon Scott muore a Londra nella notte fra il 18 e il 19 febbraio 1980, a trentatré anni, dopo una serata al club Music Machine: il medico legale parlerà di avvelenamento acuto da alcol. Pochi mesi dopo, con Brian Johnson alla voce, esce Back in Black, e l'America scopre gli AC/DC. Nei negozi si cercano i dischi con Bon, e le copie d'importazione di Dirty Deeds vanno a ruba.
A fine marzo 1981 l'Atlantic lo pubblica finalmente negli Stati Uniti. Sono gli stessi AC/DC a chiedere che venga venduto con uno sconto del dieci per cento, perché, come scrive Billboard, «l'album è stato fatto nel 1976 e quindi non è una nuova registrazione». Il 18 aprile entra nella classifica americana al numero 25. Sette settimane dopo è al numero 3, e ci resta per più di un mese, dietro a REO Speedwagon e Styx. Oggi negli Stati Uniti è sette volte disco di platino. «È l'album degli AC/DC con Bon che ha venduto di più», dice Evans.
Il disco scartato perché «la voce non andava» è diventato, cinque anni dopo e con il suo cantante ormai morto, il disco di Bon Scott più venduto d'America. Phil Carson, anni dopo, ha definito quell'uscita tardiva «una delle decisioni più rozze mai prese da un dirigente discografico»: secondo lui tolse spinta a For Those About to Rock, il disco nuovo della band.
Il titolo, intanto, ha avuto una vita sua. Joan Jett lo ha accorciato in Dirty Deeds e nel 1990 lo ha portato nella Top 40 americana. In Australia ne hanno fatto un film, nel 2002, con Bryan Brown, Toni Collette e Sam Neill. E nel manga giapponese JoJo's Bizarre Adventure è diventato il nome del potere del presidente degli Stati Uniti: è per questo che sotto il video della canzone su YouTube trovate migliaia di commenti che parlano di corse a cavallo e dimensioni parallele. Cinquant'anni dopo, quel biglietto da visita di Dishonest John continua a girare.
Fonti: acdc.com (sito ufficiale); Wikipedia EN (voci Dirty Deeds Done Dirt Cheap, album e canzone, AC/DC, Bon Scott, Mark Evans, Jailbreak, Love at First Feel, Beany and Cecil); Discogs (prima stampa australiana Albert APLP-020); Billboard, aprile-giugno 1981 (classifica Top LPs & Tape e articolo del 2 maggio 1981); RIAA (certificazioni, luglio 2024); Metal CD, 1992 (intervista a Malcolm Young, ripubblicata da Louder nel 2016); Guitar World, 2003; Ultimate Classic Rock, 2012 (intervista a Mark Evans); Rolling Stone Australia, 2021.
Foto: Wikimedia Commons, James Hughes (CC BY 2.0); Wikimedia Commons, Harry Potts (CC BY 2.0).
Sotto l'audio ufficiale di Dirty Deeds Done Dirt Cheap, sul canale acdcVEVO, uno dei commenti più votati dice così:
@Totallysoberjohnathan · 3 anni fa
«Filthy acts at a reasonable price is truly a banger»
Traduzione: «"Atti sporchi a prezzo modico": un pezzo che spacca davvero»
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