Yes – Fragile (1971): l’album che consacra il prog degli Yes

Yes – Fragile (1971)

Ci sono dischi che definiscono un genere, e altri che lo aprono al grande pubblico senza snaturarlo. Fragile degli Yes riesce in entrambe le imprese: è un manifesto del progressive rock inglese e, allo stesso tempo, la porta d’ingresso ideale per chi non ha mai messo piede nel loro universo fatto di suite, cambi di tempo e copertine spaziali.

Il 26 novembre 1971 gli Yes pubblicano Fragile su Atlantic Records: quarto album in studio, ma soprattutto il disco che fissa la “line-up classica” e cambia per sempre il loro destino.


Chi sono gli Yes nel 1971

A inizio anni ’70 gli Yes non sono più una semplice band rock: sono un laboratorio.
In formazione troviamo:

  • Jon Anderson – voce eterea e visionaria

  • Chris Squire – basso melodico e martellante

  • Steve Howe – chitarre infinite, dall’acustica al jazz-rock

  • Bill Bruford – batteria nervosa, piena di spigoli improvvisi

  • Rick Wakeman – nuovo arrivato alle tastiere, pullover sgargianti e una montagna di strumenti

Con The Yes Album hanno iniziato a farsi notare, ma è con Fragile che la band diventa davvero un gigante del prog.


L’ingresso di Rick Wakeman e la svolta sonora

Fragile è il primo album registrato con Rick Wakeman dopo l’uscita di Tony Kaye, restio a spingersi oltre Hammond e piano. Wakeman porta con sé organo, Mellotron, Moog, piano elettrico e una formazione classica che spalanca nuove possibilità al suono degli Yes. 

Un aneddoto chiave: nello stesso periodo, Wakeman riceve due offerte nello stesso giorno – unirsi alla touring band di David Bowie oppure entrare negli Yes. Sceglie gli Yes per avere più libertà compositiva. Una scelta che cambierà la storia del gruppo e del prog rock: senza di lui, Fragile non sarebbe lo stesso viaggio cosmico che conosciamo. 


Dietro le quinte: Advision Studios e un pianeta che si spezza

Il disco viene inciso in poche settimane agli Advision Studios di Londra, con la band e l’ingegnere Eddy Offord a dividere il ruolo di produttore. Il risultato è un suono cristallino ma ricco di dettagli: il basso di Squire è in faccia, la chitarra di Howe è un camaleonte, Bruford continua a sorprendere con pattern irregolari e Wakeman colora tutto con tappeti di tastiere. 

Anche l’occhio vuole la sua parte: Fragile è il primo disco degli Yes con copertina di Roger Dean, l’artista che inventerà il loro immaginario “planetario”. Quel piccolo mondo che si spezza nello spazio racconta, in una sola immagine, la fragilità (appunto) della band in quel momento: cambi di formazione, budget limitati, pressioni crescenti. Da lì in poi, Dean e gli Yes diventeranno inseparabili. 


Una struttura unica: band da una parte, mini-solo dall’altra

Fragile è costruito in modo particolare:

  • 4 brani di gruppo: “Roundabout”, “South Side of the Sky”, “Long Distance Runaround”, “Heart of the Sunrise”

  • 5 pezzi brevi solisti, uno per ogni membro

Questo escamotage nasce anche da esigenze pratiche: tempo e soldi in studio non sono infiniti, e inserire brevi brani solisti permette di completare il disco più rapidamente. Ma l’effetto creativo è notevole: ogni musicista ha il suo spazio dedicato, un piccolo “biglietto da visita” sonoro che racconta chi è e come pensa la musica. 

Così si passa dalla chitarra classica di “Mood for a Day” al micro-fulmine ritmico “Five per Cent for Nothing”, dalle tastiere di Wakeman in “Cans and Brahms” alle atmosfere vocali sospese di “We Have Heaven”.


“Roundabout”: il portale di ingresso nel mondo Yes

Per molti fan, il primo contatto con gli Yes è una canzone sola: “Roundabout”.
Apre l’album con un arpeggio acustico quasi pastorale, entra il basso di Squire con uno dei giri più riconoscibili del prog, la band si lancia in cambi di tempo, stop improvvisi, aperture corali. Eppure, nonostante la complessità, il brano rimane incredibilmente cantabile.

In versione singolo, accorciata per le radio americane, “Roundabout” arriva fino al n.13 della Billboard Hot 100: un pezzo di progressive rock che conquista l’FM statunitense senza rinnegare se stesso. 

Per molti ascoltatori, quella è stata la porta di ingresso nel pianeta Yes: ascolti “Roundabout”, poi vuoi sapere cos’altro nasconda quel mondo di basso distorto, voci angeliche e tastiere lunari.


Accoglienza, classifiche e status di classico

Al momento dell’uscita, Fragile riceve recensioni prevalentemente positive:

  • Billboard parla di album “strumentalmente brillante”, capace di essere vibrante e placido allo stesso tempo.

  • Rolling Stone elogia le melodie, gli arrangiamenti sorprendenti e le voci, pur criticando qualche eccesso di virtuosismo nei brani solisti. 

In classifica, è un salto in avanti rispetto a The Yes Album:

  • n.4 negli USA (Billboard Top LPs)

  • n.7 in UK

Negli anni verrà certificato doppio platino negli Stati Uniti e celebrato come uno degli album fondamentali del progressive rock, regolarmente presente in liste come 1001 Albums You Must Hear Before You Die


Perché Fragile parla ancora al 2025

Oggi, riascoltare Fragile significa entrare in un tempo sospeso. È un disco nato in piena era analogica, ma che comunica benissimo anche a chi è cresciuto a playlist e streaming.

Per chi ama il rock:

  • è una lezione di coraggio (un singolo di 8 minuti che funziona in radio)

  • è un esempio di equilibrio tra tecnica e melodia

  • è un mondo coerente, dal suono alla grafica, dalle liriche ai live

E la cosa affascinante è che gli Yes continuano a portare in giro quella musica: ancora oggi, le scalette dei tour ruotano spesso attorno ai brani di Fragile, a dimostrazione che alcune idee non invecchiano, semplicemente cambiano forma sul palco. 


Ascolto consigliato – Yes, “Roundabout”

Se vuoi entrare nel mondo di Fragile, non c’è punto migliore da cui partire di “Roundabout”.
Chiudi gli occhi, lascia che l’intro acustica ti prenda per mano, poi fatti travolgere dal basso di Squire, dagli incastri di Bruford, dalle tastiere di Wakeman e dalla voce di Anderson che ti accompagna tra immagini astratte e paesaggi immaginari.

È uno di quei brani che, finito l’ultimo colpo, ti fa pensare: “Ok, ora ricomincio da capo”.


Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.

Torna al blog

Lascia un commento

Si prega di notare che, prima di essere pubblicati, i commenti devono essere approvati.