🔥 Wheels of Fire: il doppio album che incoronò (e bruciò) i Cream


Ci sono band che durano decenni e altre che bruciano in un lampo, lasciando però una luce che non si spegne. I Cream appartengono alla seconda categoria. Il 14 giugno 1968, negli Stati Uniti, pubblicano Wheels of Fire: un doppio album monumentale, metà in studio e metà dal vivo, che li incorona come la più grande band strumentale del momento. Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker erano al loro apice assoluto. Eppure, proprio dietro quel trionfo, si nascondeva già la fine. Questa è la storia del disco che li rese leggenda e, allo stesso tempo, ne consumò l'ultima fiamma.

Il primo supergruppo della storia

Quando nel 1966 Clapton lascia i Bluesbreakers di John Mayall per unirsi a Jack Bruce e Ginger Baker, nasce qualcosa di mai visto: un gruppo formato da soli fuoriclasse. Bruce e Baker si erano già scontrati ai tempi della Graham Bond Organisation, e la loro rivalità era leggendaria. Ma sul palco quella tensione diventava energia pura: tre solisti che duellavano e si inseguivano, ridefinendo cosa potesse essere un trio rock.

Due dischi per due anime

Wheels of Fire nasce con un'idea ambiziosa: mostrare entrambe le facce della band. Il disco in studio, prodotto da Felix Pappalardi tra Londra e New York, è ricco di arrangiamenti elaborati e sperimentazione. Quello dal vivo, registrato al Winterland e al Fillmore di San Francisco nel marzo 1968, fotografa invece la loro vera natura: improvvisazioni infuocate che trasformavano i brani in lunghe jam ipnotiche.

White Room e la magia dello studio

Il lato in studio si apre con White Room, costruita su un riff in 5/4 e sul wah-wah lancinante di Clapton, con i testi visionari di Pete Brown. Accanto a essa brillano Politician, Passing the Time e Deserted Cities of the Heart: brani che fondono blues, psichedelia e raffinatezza compositiva, dimostrando quanto i Cream fossero più di un semplice power trio da palco.

Crossroads e la leggenda del palco

Ma il cuore mitologico del disco è nel lato dal vivo. Qui la rilettura di Crossroads di Robert Johnson diventa un manifesto: in poco più di quattro minuti, Clapton incide quello che molti considerano il più grande assolo della sua carriera. Registrata al Winterland nel marzo 1968, è la prova che i Cream, dal vivo, erano una forza della natura incontenibile.

Trionfo e rottura

Wheels of Fire conquista il numero 1 negli Stati Uniti e diventa il primo doppio album certificato disco di platino. Ma il successo non basta a tenere insieme i tre. Le tensioni tra Bruce e Baker erano ormai insostenibili, e Clapton, folgorato dal suono più sobrio di Music from Big Pink di The Band, voleva cambiare. Nel novembre 1968 i Cream si sciolgono, salutando il pubblico alla Royal Albert Hall. Erano durati appena due anni.

🎧 Il brano del giorno

Cream – Crossroads (Live)

Rilettura elettrica di Cross Road Blues di Robert Johnson, registrata dal vivo al Winterland nel 1968, Crossroads è entrata nella storia. L'assolo di Clapton, fluido e incendiario, è considerato uno dei vertici assoluti della chitarra rock. In poco più di quattro minuti i Cream condensano tutto: blues, virtuosismo e pura adrenalina da palco.

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@seanmcclure · 4 anni fa
"The stars aligned to give us this band. Eternally grateful."

Traduzione: "Le stelle si sono allineate per regalarci questa band. Eternamente grato."


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