Guarda le stelle: come i Coldplay incisero Parachutes

Coldplay – Parachutes (2000)

Guarda le stelle: come i Coldplay incisero Parachutes


Il 10 luglio 2000 esce un disco che, all'apparenza, non aveva nulla di rivoluzionario: niente eccessi, niente pose da rockstar, solo quattro ragazzi timidi e le loro canzoni malinconiche. Eppure Parachutes, il debutto dei Coldplay, avrebbe cambiato il volto del rock inglese del nuovo millennio, vendendo milioni di copie e trasformando una band universitaria in un fenomeno planetario. Alla base di tutto, una canzone nata guardando le stelle.

Quattro ragazzi di Londra

I Coldplay nascono tra i banchi dell'University College di Londra: Chris Martin alla voce e al pianoforte, Jonny Buckland alla chitarra, Guy Berryman al basso e Will Champion alla batteria. Sono timidi, un po' impacciati, l'esatto opposto dell'immagine del divo del rock. Ma hanno un'arma segreta: un talento melodico fuori dal comune e la capacità di trasformare la fragilità in qualcosa di universale.

Sessioni difficili

La lavorazione di Parachutes comincia nel 1999 agli Orinoco Studios di Londra, e non è affatto semplice. Le prime settimane con il produttore Chris Allison sono tese: la pressione è alta, e in un momento di nervosismo Chris Martin arriva addirittura a licenziare il batterista Will Champion, salvo poi richiamarlo poco dopo. È un segnale della posta in gioco: quei ragazzi sapevano di avere una sola, grande occasione.

Guarda le stelle

La svolta arriva con un nuovo produttore, Ken Nelson. Una sera, dopo aver registrato Shiver, la band si prende una pausa e Nelson dice loro semplicemente: "guardate le stelle". Da quell'invito, e dall'ispirazione di un'amica di Chris di nome Stephanie presente in studio quella notte, nasce Yellow: la canzone che avrebbe spalancato ai Coldplay le porte del mondo. Ironia della sorte, in studio faticarono non poco a inciderla come volevano.

Coldplay nel 2000

Parachutes: un debutto fragile

Il disco che ne esce è delicato, notturno, quasi sussurrato: chitarre pulite, il falsetto di Martin, atmosfere sospese. In un'epoca ancora dominata dai residui del britpop più sfrontato, i Coldplay scelgono la strada opposta, quella dell'intimità e della malinconia. Una scommessa che poteva passare inosservata e che invece colse in pieno lo spirito del tempo.

Yellow conquista il mondo

Parachutes arriva subito al numero uno nel Regno Unito e verrà certificato nove volte disco di platino. Trainato dai singoli Shiver, Yellow, Trouble e Don't Panic, conquista pubblico e critica in tutto il mondo. È Yellow, però, a fare la differenza: quel ritornello semplice e luminoso spinge i Coldplay dritti nel cuore del mainstream.

L'inizio di un colosso

Da quel debutto, i Coldplay non si sarebbero più fermati, diventando una delle band più grandi e amate del pianeta, capaci di riempire gli stadi ovunque. Ma tutto era cominciato lì: quattro ragazzi timidi, uno studio di Londra e un produttore che, una notte, li invitò semplicemente a guardare in alto.

🎧 Il brano del giorno

Coldplay - Yellow

Bastano quel giro di chitarra e la voce di Chris Martin che sale verso l'acuto per capire perché Yellow abbia commosso una generazione. È una dichiarazione d'amore semplice e disarmante, in cui le stelle diventano metafora di tutto ciò che si è disposti a fare per qualcuno. Ascoltarla oggi è tornare a quella notte in studio, quando bastava alzare gli occhi al cielo per trovare una canzone immortale.

@Ahuja_Samir · 7 anni fa
«Producer: Hey, sorry Chris, we got no money for a music vid. Chris: No problem, I'll just go to the beach and walk endlessly.»

Traduzione: «Il produttore: "Ehi, scusa Chris, non abbiamo soldi per il videoclip." Chris: "Nessun problema, vado in spiaggia e cammino all'infinito."»


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