Il Club 27: la maledizione che il 3 luglio trasformò in leggenda

Il Club 27: la maledizione che il 3 luglio trasformò in leggenda


Ci sono date che la storia del rock sembra aver scelto apposta per i suoi addii. Nessuna, però, è crudele e simmetrica come il 3 luglio. Nel giro di due anni esatti, lo stesso identico giorno del calendario, se ne andarono due dei suoi protagonisti più luminosi, entrambi ad appena ventisette anni. Da quella coincidenza impossibile nacque uno dei miti più malinconici della musica moderna: il Club 27, l’elenco doloroso dei geni spezzati alla stessa, fatale età.

La data che il rock scelse per i suoi addii

Il 3 luglio 1969 il mondo perse Brian Jones. Il 3 luglio 1971, due anni dopo giorno per giorno, si spense Jim Morrison. Due nomi enormi, due band leggendarie, la stessa età e la stessa data: una simmetria così perfetta da sembrare scritta da una mano invisibile. Non stupisce che attorno a queste morti sia fiorita, negli anni, un’aura quasi soprannaturale.

Brian Jones, il primo

Era stato lui a fondare i Rolling Stones e a dar loro l’anima musicale. Polistrumentista raffinato e curioso, Brian Jones sapeva far cantare qualsiasi strumento: il sitar ipnotico di Paint It, Black, la slide guitar del blues, la marimba, il flauto. Ma la vita sregolata e le tensioni con Jagger e Richards lo avevano lentamente messo ai margini. Poche settimane dopo essere stato allontanato dalla band che aveva creato, venne trovato senza vita nella piscina della sua casa di campagna. Aveva ventisette anni, e con lui se ne andava una parte dell’innocenza degli anni Sessanta.

Robert Johnson e il crocevia

In realtà, il primo di tutti era arrivato molto prima. Robert Johnson, leggendario bluesman del Delta, era scomparso a ventisette anni già nel 1938, avvolto nella leggenda del patto col diavolo stretto a un incrocio di campagna in cambio del suo talento sovrumano. La sua morte precedeva di decenni ogni idea di Club 27, ma sarebbe stato riconosciuto, molto più tardi, come il padre spirituale di tutti gli altri.

Jim Morrison, il Re Lucertola a Parigi

Due anni dopo Brian Jones toccò a Jim Morrison. Il Re Lucertola dei Doors, frontman ipnotico e poeta provocatore, si era rifugiato a Parigi in cerca di quiete e di versi, lontano dai processi e dalle pressioni della fama. Aveva appena inciso Riders on the Storm, sette minuti sospesi tra pioggia e tuono che suonano come un addio consapevole. Nel quartiere del Marais il suo viaggio si chiuse, a ventisette anni. Riposa al cimitero del Père Lachaise, dove la sua tomba è ancora oggi una delle mete di pellegrinaggio più visitate al mondo.

Hendrix, Joplin e un nome nato dal dolore

Tra quei due 3 luglio, il rock aveva già salutato altri due giganti alla stessa età: Jimi Hendrix e Janis Joplin, entrambi ventisettenni. Quattro voci irripetibili in meno di due anni. Eppure il termine Club 27 sarebbe stato coniato solo nel 1994, quando anche Kurt Cobain se ne andò a ventisette anni. Fu allora che i giornali collegarono retroattivamente quelle morti: la madre di Cobain disse che il figlio si era unito a “quello stupido club”, e da quella frase amara il mito prese il nome che porta ancora oggi.

L’eredità di un mito

Da allora il Club 27 non ha smesso di crescere, allungandosi indietro fino a Robert Johnson e avanti fino ad Amy Winehouse, scomparsa a ventisette anni nel 2011. Gli studiosi ci ricordano che, statisticamente, non esiste nessuna maledizione: a ventisette anni non si muore più che a qualsiasi altra età. Ma la ragione conta poco davanti a una simmetria così perfetta. Il 3 luglio resta il giorno in cui il rock, salutando i suoi figli più giovani, ha imparato a renderli eterni.

🎧 Il brano del giorno

The Doors - The End

Se un brano racconta il lato più oscuro e ipnotico di Jim Morrison, è The End. Undici minuti di viaggio allucinato e teatrale, tra poesia, dramma e catarsi, che chiudono l’album d’esordio dei Doors. Morrison vi mette in scena tutte le sue ossessioni, trasformando una canzone in un rito. Ascoltarla oggi, pensando a Parigi e al Père Lachaise, fa un effetto quasi profetico: era davvero, per lui, una fine annunciata. Ma anche l’inizio di un mito che non si è mai spento.

Il commento più apprezzato sotto al video:

@awabrams · 2 anni fa
«This is the most courageous track in the history rock and roll»

Traduzione: «Questa è la traccia più coraggiosa nella storia del rock and roll.»


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