Major Tom prende il volo: la nascita di Space Oddity
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Major Tom prende il volo: la nascita di Space Oddity
L'11 luglio 1969 esce nel Regno Unito un singolo che nessuno, all'epoca, prese davvero sul serio. Si intitolava Space Oddity, lo firmava un ventiduenne di Brixton di nome David Bowie, e raccontava di un astronauta che si perdeva nello spazio. Sarebbe diventato uno dei brani più amati della storia del rock. Ma la strada, all'inizio, fu tutta in salita.
Un ragazzo in cerca di un'identità
Nel 1969 David Bowie è un artista ancora senza forma. Ha già pubblicato un album che non ha lasciato traccia, ha studiato mimo, ha tentato la strada del folk e quella del music hall. È curioso, camaleontico, e ancora del tutto sconosciuto. Quello che gli manca non è il talento, ma una canzone capace di raccontare chi è davvero.
Il film che accese la scintilla
L'ispirazione arriva al cinema. Bowie vede 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e ne resta ipnotizzato: il silenzio, la solitudine, l'uomo minuscolo davanti all'infinito. Da quella visione nasce Major Tom, un astronauta che si stacca dalla capsula e sceglie, o subisce, la deriva. Il titolo stesso, Space Oddity, è un gioco di parole sul film.

Uno strumento giocattolo e un produttore scettico
La canzone viene incisa il 20 giugno 1969 ai Trident Studios di Londra. Tony Visconti, che sarebbe diventato il produttore di una vita, rifiuta di occuparsene: la considera una trovata furba, costruita apposta per cavalcare la corsa alla Luna. Al suo posto arriva Gus Dudgeon, futuro produttore di Elton John. Alle tastiere c'è un giovanissimo Rick Wakeman, che suona il Mellotron. E il suono più riconoscibile del brano, quel ronzio elettronico e alieno, non viene da uno studio sofisticato: è uno Stylophone, un piccolo sintetizzatore giocattolo che Bowie suona con un pennino.
Nove giorni prima della Luna
Il singolo esce l'11 luglio 1969, giusto in tempo. Il 20 luglio l'Apollo 11 atterra sul Mare della Tranquillità e la BBC usa Space Oddity nella sua copertura televisiva dell'allunaggio. Un'ironia magnifica: la canzone che accompagna il trionfo dell'uomo nello spazio racconta, in realtà, un fallimento e un abbandono.
Il flop che divenne leggenda
Nonostante tutto, il brano non decolla subito. Servirà una ristampa, e solo verso la fine del 1969 Space Oddity arriva al quinto posto della classifica britannica. Negli Stati Uniti bisognerà aspettare il 1972. E quando nel 1975 viene ripubblicato, conquista finalmente il primo posto in Inghilterra: il primo numero uno della carriera di Bowie, sei anni dopo l'uscita originale.
Major Tom non torna mai davvero
Da quel momento, l'astronauta perduto non abbandonerà più Bowie. Lo ritroviamo tossicodipendente e disilluso in Ashes to Ashes nel 1980, lo si intravede in Hallo Spaceboy e, secondo molti, perfino nel video di Blackstar, l'ultimo addio. Major Tom è il filo rosso di una carriera intera: l'uomo che si allontana da tutto per vedere le cose da lontano. Esattamente ciò che Bowie ha fatto per cinquant'anni.
🎧 Il brano del giorno
David Bowie - Space Oddity
Il conto alla rovescia, la voce che si fa lontana, la chitarra acustica che sembra galleggiare: Space Oddity è una canzone che non parla di spazio, ma di solitudine. Di quanto sia dolce, e terribile, lasciarsi andare. Ascoltarla oggi è come guardare la Terra da un oblò: tutto è blu, tutto è lontano, e non c'è nulla che si possa fare.
@sharkeyes · 5 anni fa
«David Bowie never died, earth was just one of his tours.»
Traduzione: «David Bowie non è mai morto: la Terra era solo una tappa del suo tour.»
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