Da Fremantle all'Highway to Hell: la corsa selvaggia di Bon Scott
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Da Fremantle all'Highway to Hell: la corsa selvaggia di Bon Scott
C'è un tipo di voce che non si insegna e non si costruisce: o ce l'hai, o non ce l'hai. Bon Scott ce l'aveva. Ruvida, canagliesca, sfacciata, capace di passare dal ghigno alla minaccia in una sillaba. Nato il 9 luglio 1946 in una tranquilla cittadina scozzese, sarebbe diventato la voce e l'anima degli AC/DC, e uno dei frontman più imitati – e mai eguagliati – della storia dell'hard rock. La sua fu una corsa breve e a tutto gas, finita troppo presto ma entrata dritta nella leggenda.
Da Forfar a Fremantle
Ronald Belford Scott nasce a Forfar, in Scozia, e passa i primi anni a Kirriemuir. Nel 1952, a sei anni, la famiglia emigra in Australia: prima Melbourne, poi Fremantle, vicino Perth. È lì, sotto il sole australiano, che il piccolo Ron diventa "Bon" – pare per non confonderlo con un altro Ronald a scuola. Cresce ribelle, con qualche guaio di troppo, ma con una passione che gli brucia dentro: la musica, il palco, il rumore.
L'incontro con gli AC/DC
Nel 1974 Bon entra negli AC/DC, la band dei fratelli Angus e Malcolm Young, come secondo cantante. È l'incastro perfetto: alla furia chitarristica dei Young serviva proprio una voce così, sboccata e magnetica. Bon non era solo un urlatore: era anche un paroliere geniale, capace di scrivere testi pieni di doppi sensi, ironia da bettola e verità da strada. In poco tempo diventa il volto e la penna della band.
It's a Long Way to the Top
Gli AC/DC si costruiscono la reputazione nel modo più duro: suonando ovunque, senza sosta. Non a caso uno dei loro inni più amati, con tanto di cornamuse, si intitola It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll): la lunga, faticosa strada verso il successo. In sette anni Bon incide sette album – da High Voltage a Powerage – costruendo mattone su mattone il suono che avrebbe conquistato il mondo.

Highway to Hell: la consacrazione
Nel 1979 arriva la svolta: Highway to Hell, prodotto da Mutt Lange, è il disco che spalanca agli AC/DC le porte del successo planetario, entrando nella top 20 americana. La title track è un inno immortale, e la voce di Bon non è mai stata così potente e sicura. Sembra l'inizio di un'epoca d'oro. Sembra.
La notte di Londra
Il 19 febbraio 1980, a Londra, dopo una nottata di eccessi, Bon Scott viene trovato privo di sensi in un'auto. Portato in ospedale, viene dichiarato morto all'arrivo. Il referto parla di avvelenamento acuto da alcol, "morte per disavventura". Aveva 33 anni. Se n'era andato l'uomo che aveva dato agli AC/DC la loro voce, proprio mentre il mondo era pronto ad accoglierli.
L'eredità: Back in Black
Per un attimo la band pensa di sciogliersi. Poi, incoraggiata anche dalla famiglia di Bon, decide di andare avanti: assume Brian Johnson e, a soli cinque mesi dalla tragedia, pubblica Back in Black, uno degli album più venduti di sempre, tutto dedicato alla memoria di Scott. La copertina nera è un lutto; le canzoni, un tributo. Bon non c'era più, ma la sua ombra – e la sua voce – sono rimaste per sempre nel DNA degli AC/DC.
🎧 Il brano del giorno
AC/DC - Highway to Hell
Non esiste modo migliore per ricordare Bon Scott. Highway to Hell è lui allo stato puro: sfrontato, ironico, inarrestabile. Quel riff di Angus Young e quella voce che ghigna "I'm on the highway to hell" sono diventati un simbolo universale del rock che non chiede scusa. Ascoltarla oggi, sapendo cosa sarebbe successo pochi mesi dopo, la rende insieme trascinante e struggente.
@cinnamonshake45 · 6 anni fa
«When the world ends, this song would play in the credits.»
Traduzione: «Quando il mondo finirà, questa canzone suonerà sui titoli di coda.»
Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.