Steve Marriott: il fuoco, la voce e la beffa che durò una vita

Un bambino sul palco del West End

A 13 anni Stephen Peter Marriott calcava il palco del Theatre Royal di Londra nei panni dell'Artful Dodger, il monellaccio di Oliver!. Nato il 30 gennaio 1947 a Bow, East End londinese, figlio di un pianista da pub, aveva già formato la sua prima band a 12 anni. La voce era quella di un bambino che sembrava aver inghiottito il soul di Memphis e lo spleen di Camden Town. A 17 anni, in un pub di Manor Park chiamato The Ruskin Arms (gestito proprio dalla famiglia di Jimmy Winston, il primo organista degli Small Faces), Marriott, Ronnie Lane, Kenney Jones e Winston iniziavano a suonare insieme. Era il 1965. Il mod rock britannico stava per trovare la sua voce definitiva.

Gli Small Faces e la Swinging London

Nel giro di un anno gli Small Faces erano una delle band più riconoscibili dell'Inghilterra mod. Whatcha Gonna Do About It, Sha-La-La-La-Lee, e poi il primo numero uno in UK con All or Nothing. Nel 1967 Ian McLagan sostituì Winston alle tastiere, e la band virò verso la psichedelia con Itchycoo Park, Tin Soldier, Lazy Sunday e il concept album Ogdens' Nut Gone Flake, che arrivò al primo posto nella classifica inglese degli album. Marriott aveva 20 anni, la voce più potente del mod rock, e — senza saperlo — non vedeva un centesimo dei suoi guadagni. Il manager Don Arden, padre della futura Sharon Osbourne, tratteneva tutto. Quando Arden vendette il contratto della band ad Andrew Loog Oldham (ex manager dei Rolling Stones), le cose non migliorarono. La Immediate Records di Oldham fallì nel 1969 portandosi via i diritti e i soldi.

L'era Humble Pie e il miraggio americano

Nel gennaio 1969 Marriott lascia gli Small Faces e forma gli Humble Pie con Peter Frampton (ex The Herd), Greg Ridley (ex Spooky Tooth) e il diciassettenne Jerry Shirley alla batteria. Uno dei primi supergruppi del rock. Il debutto As Safe As Yesterday Is venne definito da Rolling Stone uno dei primi dischi "heavy metal" della storia. Il nuovo manager Dee Anthony li trasforma in una macchina da arene americane, con sonorità più hard e boogie. Smokin' del 1972 esplode negli Stati Uniti grazie a 30 Days in the Hole e Hot 'n' Nasty. Ma anche stavolta i soldi svaniscono nel nulla. Quando Frampton lascia la band nel 1971 per intraprendere una carriera solista che esplose con Frampton Comes Alive!, Marriott comincia a sospettare che Dee Anthony stia dirottando i royalties degli Humble Pie per finanziare la carriera di Frampton.

Un tavolo a Little Italy

La vicenda che segnerà il resto della sua vita avviene a New York. Marriott chiede conto dei soldi mancanti. Dee Anthony lo convoca a una cena in un social club di Little Italy. Al tavolo, secondo la biografia ufficiale All Too Beautiful di Paolo Hewitt, siedono John Gotti, Paul Castellano e altri esponenti della famiglia Gambino. Non serve alzare la voce: il messaggio arriva limpido. Marriott non fece più domande su quei soldi. Poco dopo il fisco britannico gli presentò un conto da 100.000 sterline di tasse arretrate. Dovette vendere la casa e trasferirsi in California, dove per un periodo raccolse bottiglie vuote per tirare a campare.

Il ritorno nei pub: il riscatto silenzioso

Gli anni '80 furono un lungo peregrinare tra reunion minori, pub band (Steve Marriott and the DTs, Packet of Three, Steve Marriott's Next Band) e gig da 200 date l'anno. Nessun disco sensazionale, nessun colpo di teatro. Solo musica, palchi piccoli, fan che continuavano a venire per sentire quella voce. Marriott aveva smesso di inseguire la macchina dell'industria musicale. "Ho quello che volevo" dichiarò poco prima di morire: "abbastanza soldi per vivere, non in grande stile ma in modo decente, e il rispetto degli altri musicisti. Suono nei pub e nei club, dove la musica è ancora vera".

La notte di Arkesden

Nel gennaio 1991 Peter Frampton vola in Inghilterra e convince Marriott a volare a Los Angeles per provare una reunion degli Humble Pie. Registrano alcune tracce — The Bigger They Come, I Won't Let You Down, Out of the Blue — ma Marriott si stanca presto e torna a casa. Il 19 aprile rientra a Londra con la moglie Toni Poulton. Durante il volo beve molto, litiga, dopo una cena con amici prende un taxi e raggiunge da solo il suo cottage del XVI secolo ad Arkesden. Alle 6:30 del mattino del 20 aprile 1991 un automobilista vede il tetto in fiamme e chiama i soccorsi. Quattro autopompe non bastano. Marriott viene trovato nella camera da letto: polmoni pieni di fumo, una sigaretta accesa come probabile causa dell'incendio. Aveva 44 anni. Uno dei pompieri intervenuti, un suo fan, racconterà che trovare quel corpo fu come percorrere all'indietro una corsia della memoria.

L'eredità che nessun incendio può bruciare

Nel 1996 Marriott riceve un Ivor Novello Award postumo per il suo contributo alla musica britannica. Nel 2012 entra nella Rock and Roll Hall of Fame con gli Small Faces. Nel 2026 arriverà il biopic All or Nothing, diretto da Adrian Shergold su sceneggiatura di Carol Harrison. Jerry Shirley, batterista degli Humble Pie, ha detto di lui: "È stato il più grande cantante soul bianco che l'Inghilterra abbia mai prodotto. Era come un fratello per me, e la sua morte mi ha devastato. Non ha mai avuto il riconoscimento che meritava".

C'è una coincidenza che il calendario del rock non può evitare di notare. Il 20 aprile 1945, 46 anni prima dell'incendio di Arkesden, nasceva a Stratford Jimmy Winston, primo organista degli Small Faces. Due Small Faces, un unico giorno. Uno nato, uno finito. La voce di Marriott, però, continua a cantare su ogni solco di vinile, in ogni download, in ogni reunion postuma dei suoi vecchi compagni. All or Nothing. Era il suo motto prima ancora che la sua canzone.

🎧 Il brano del giorno

Humble Pie – 30 Days in the Hole

L'inno più potente dell'era Humble Pie, scritto da Marriott nel 1972 per l'album Smokin'. Racconta con ironia le pene detentive per possesso di droga, citando marijuana, hashish ed eroina senza mai nominarli apertamente. La sua voce, una lama tagliente sopra l'organo Hammond e i cori delle Blackberries, resta una delle testimonianze più lampanti di cosa fosse capace di fare Steve Marriott quando aveva il microfono in mano e un palco sotto i piedi.

Top comment YouTube:

"I saw Humble Pie live in 1972 at the Academy of Music. Never in my life did I hear a lead singer's voice like Steve Marriott. Him and Frampton trading licks with stacks of Marshalls sounded great. People were up and dancing, hanging off the balconies. That was a great night."

Traduzione: "Ho visto gli Humble Pie dal vivo nel 1972 all'Academy of Music. Non avevo mai sentito in vita mia una voce da frontman come quella di Steve Marriott. Lui e Frampton che si scambiavano assoli davanti a una muraglia di Marshall erano qualcosa di incredibile. La gente era in piedi a ballare, aggrappata ai balconi. È stata una serata fantastica."

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