27 maggio 1957: nasce Siouxsie Sioux, la voce nera che ha inventato il gothic rock
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Nasce Siouxsie Sioux, la voce nera che ha inventato il gothic rock
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Il 27 maggio 1957, al Guy's Hospital di Southwark, Londra, nasce Susan Janet Ballion. Padre Alex, biochimico belga nato e cresciuto nel Congo Belga, alcolista, malato di cuore, morto quando Susan ha 14 anni. Madre Elizabeth, scozzese-inglese, segretaria bilingue. Susan è la terza di tre figli, l'unica nata in Inghilterra. Cresce a Chislehurst, sobborgo silenzioso e ipocrita della classe media londinese del sud-est, in una casa segnata dalla malattia paterna e dal silenzio. Sessantanove anni dopo, è una delle voci più influenti, magnetiche e inimitabili del rock britannico moderno: Siouxsie Sioux, fondatrice e voce dei Siouxsie and the Banshees, inventrice del gothic rock, regina del post-punk, ispiratrice di tre generazioni di musicisti alternativi. Senza di lei non esisterebbero The Cure di Robert Smith come li conosciamo, PJ Harvey, Shirley Manson dei Garbage, Florence Welch, gran parte dei Bauhaus, dei Joy Division, di Morrissey, dell'estetica visiva del rock alternativo dagli anni Ottanta a oggi. Una donna che ha letteralmente inventato un genere musicale quasi per caso, salendo su un palco senza saper suonare nulla, una sera di settembre del 1976 al 100 Club di Oxford Street.
Chislehurst, l'infanzia ombra
Per capire Siouxsie Sioux bisogna immaginare la Chislehurst degli anni Sessanta-Settanta: un sobborgo della classe media londinese tranquillo, ordinato, conservatore, ipocrita. La famiglia Ballion vive in una casa in via residenziale, il padre Alex è un biochimico originario del Congo Belga che ha lasciato l'Africa per Londra negli anni Cinquanta, alcolista cronico, debilitato da problemi cardiaci. La madre Elizabeth tiene insieme la famiglia con un lavoro da segretaria bilingue. Susan è la terza di tre figli, con una sorella maggiore e un fratello maggiore. A nove anni Susan subisce un grave trauma: una violenza sessuale di cui parlerà solo molti anni dopo nelle interviste, episodio che le distrugge il rapporto con la propria infanzia e che alimenterà tutto l'immaginario artistico futuro — l'oscurità, le maschere, il rifiuto della femminilità tradizionale, la fascinazione per il macabro e il perverso. A quattordici anni il padre muore. La famiglia entra in difficoltà economiche. Susan reagisce isolandosi nella musica e nei libri, ascoltando ossessivamente David Bowie (in particolare The Rise and Fall of Ziggy Stardust), Roxy Music, T. Rex, Lou Reed, Iggy Pop and the Stooges, Captain Beefheart. A scuola la prendono in giro per i vestiti eccentrici e i capelli colorati. Lavora brevemente come modella per cataloghi di matrimonio e come ragazza-bar in un night club.
Il Bromley Contingent: la nascita di una generazione
Nel 1975 Susan ha 18 anni e scopre i Sex Pistols. Si trasforma. Inizia a seguirli a ogni concerto insieme a un gruppo di adolescenti del sud-est di Londra accomunati dalla passione per Bowie, Roxy Music e il glam decadente. Si autodefiniranno "Bromley Contingent" — dal nome del sobborgo di Bromley dove molti di loro vivono. Il Bromley Contingent diventa il primo nucleo del punk britannico, non sul palco ma in platea. I membri: Susan Ballion (futura Siouxsie Sioux), Steven Bailey (futuro Steven Severin, bassista dei Banshees), William Broad (futuro Billy Idol), Susan Lucas (poi Soo Catwoman, icona estetica del punk), Berlin Hadju, Simon Barker, Tracie O'Keefe, Bertie Marshall (futuro Berlin). Sono adolescenti che si autoinventano un'estetica fatta di abiti SM, croci uncinate ironiche, jeans strappati, capelli colorati, eyeliner pesante. Frequentano la boutique SEX di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren a King's Road. Fanno scandalo, scioccano la stampa, diventano il volto visivo del punk britannico sui tabloid scandalizzati. È a una serata di Bowie del 1976 che Susan e Steven decidono che la musica deve farla anche lei: una donna, sul palco, con una voce che nessuno ha mai sentito prima.
100 Club, 20 settembre 1976: la notte che cambia tutto
Il 20 settembre 1976 Malcolm McLaren organizza al 100 Club di Oxford Street, Londra, il 100 Club Punk Festival: due giorni che dovrebbero presentare tutta la nuova scena punk britannica al mondo. Sex Pistols, Clash, Damned, Subway Sect, Buzzcocks, Stinky Toys. Una band francese cancella all'ultimo momento. Susan Ballion e Steven Severin, fan dei Pistols e del Bromley Contingent, chiedono a McLaren se possono salire loro sul palco. McLaren accetta. Non hanno una band. Non sanno suonare nulla. Reclutano in poche ore: Sid Vicious alla batteria — Sid in quel momento era un fan dei Pistols che non aveva mai toccato uno strumento musicale in vita sua — e Marco Pirroni alla chitarra (futuro chitarrista degli Adam and the Ants). Salgono sul palco senza prove, senza canzoni, senza setlist. Susan, mai cantato prima dal vivo, decide di declamare il Padre Nostro per venti minuti consecutivi, in versione frammentata e disturbante, alternato a versi sparsi dei Beatles, dei Bay City Rollers, dei Velvet Underground. Marco Pirroni inventa accordi, Steven Severin pesta il basso che ha appena imparato, Sid Vicious tenta di tenere il tempo. Il pubblico è scioccato, alcuni se ne vanno, McLaren è entusiasta. La performance è insieme caos, provocazione, manifesto. È il debutto live del punk britannico al femminile. Nasce ufficialmente quella sera Siouxsie and the Banshees, nome preso dal film horror del 1970 Cry of the Banshee con Vincent Price. Quella stessa notte, durante il festival, una bottiglia lanciata dal palco da Sid Vicious — secondo alcune versioni — colpisce e ferisce gravemente una ragazza, lasciandola cieca da un occhio. Sid viene arrestato.
The Scream (1978): il debutto che cambia la musica britannica
Per due anni — dal settembre 1976 all'estate 1978 — le major discografiche evitano i Banshees come la peste. Troppo strani, troppo aggressivi, una donna che canta in modo nuovo, testi inquietanti. La band continua a esibirsi nei piccoli club londinesi rifiutando contratti che non garantiscano piena libertà creativa. La line-up si stabilizza: Siouxsie alla voce, Steven Severin al basso, John McKay alla chitarra, Kenny Morris alla batteria. Finalmente nel giugno 1978 firmano con la Polydor. Il 18 agosto 1978 esce Hong Kong Garden, singolo d'esordio: numero 7 della UK Singles Chart. Il brano nasce dalla rabbia personale di Siouxsie verso gli skinheads che vandalizzavano il ristorante cinese di Chislehurst dove la sua famiglia mangiava. Il 9 novembre 1978 esce il debutto album The Scream, registrato in tre settimane ai RAK Studios di Londra, prodotto da Steve Lillywhite (poi U2). Undici tracce di tensione pura, claustrofobia urbana, riff di chitarra metallici e dissonanti, voce di Siouxsie che oscilla tra il declamato e l'urlo. Jigsaw Feeling, Mirage, Carcass, Helter Skelter (cover Beatles distorta), Switch. Numero 12 nella UK Albums Chart. La critica britannica reagisce con entusiasmo: NME, Sounds, Melody Maker lo eleggono uno dei dischi più innovativi dell'anno. John Lydon dei Sex Pistols dichiara: "È meglio di tutto quello che abbiamo fatto noi." I Joy Division, in formazione a Manchester, lo studiano nota per nota.
Juju (1981): l'invenzione del gothic rock
Tra il 1979 e il 1980 i Banshees attraversano una crisi: John McKay e Kenny Morris abbandonano improvvisamente la band a metà tour, lasciando Siouxsie e Severin senza chitarrista e batterista. Per salvare le date già programmate, vengono reclutati d'urgenza Robert Smith dei Cure alla chitarra (anche i Cure aprivano in quel tour) e Budgie, ex batterista degli Slits, alle batterie. Smith resterà con i Banshees come chitarrista di tour fino al 1984, dichiarando: "Ho imparato più dai Banshees in due anni che da chiunque altro in tutta la vita. Mi hanno insegnato che si può suonare qualsiasi cosa con qualsiasi strumento, basta avere il coraggio di provare." Nel 1980 esce Kaleidoscope, primo album con Smith e Budgie, più sperimentale e dilatato. Ma è il 19 giugno 1981 che esce il disco-manifesto: Juju, quarto album in studio dei Banshees, registrato a marzo 1981 ai Surrey Sound Studios di Leatherhead con il produttore Nigel Gray. Numero 7 nella UK Albums Chart. Il disco è una cattedrale di paranoia, ritualismo, magia nera, fascinazione tribale. Spellbound apre con un riff di chitarra ipnotico di John McGeoch (entrato in pianta stabile sostituendo Smith) che diventerà manuale per tutto il gothic rock futuro. Arabian Knights, Halloween, Voodoo Dolly. Robert Smith, Peter Murphy dei Bauhaus, Ian Curtis dei Joy Division, tutti hanno citato Juju come l'album che ha definito il gothic rock. NME nel 2002 lo posiziona al numero 23 dei migliori album britannici di sempre. È il momento in cui Siouxsie Sioux diventa, ufficialmente, la regina di un nuovo regno musicale.

Da regina del post-punk a icona pop globale
Tra il 1982 e il 1995 i Banshees consolidano lo status di una delle band più rispettate e influenti del Regno Unito. A Kiss in the Dreamhouse (1982) sperimenta con orchestrazioni psichedeliche. Hyaena (1984) è registrato con la collaborazione di Robert Smith come membro a tempo pieno (per pochi mesi). Tinderbox (1986) con il singolo Cities in Dust porta i Banshees in MTV heavy rotation. Through the Looking Glass (1987) è un disco di cover che include la celebre versione di Strange Fruit di Billie Holiday. Peepshow (1988) contiene Peek-a-Boo, numero 53 sulla Billboard Hot 100 — il primo grande successo americano della band. Nel 1991 esce Superstition con il singolo Kiss Them for Me, numero 23 sulla Billboard Hot 100: il loro più grande successo negli Stati Uniti, prodotto da Stephen Hague (Pet Shop Boys, New Order). Nel 1986 Siouxsie sposa Budgie, il batterista che aveva sostituito Kenny Morris. Insieme formano nel 1981 il side-project The Creatures — solo voce e percussioni — che porterà avanti per vent'anni con album come Boomerang (1989) e Anima Animus (1999). I Banshees si sciolgono ufficialmente nel 1996 dopo l'album The Rapture. Siouxsie continua con The Creatures fino al divorzio da Budgie nel 2007, anno in cui pubblica Mantaray, suo unico album solista. Numero 28 della UK Albums Chart. Nel 2013 torna live con un piccolo tour celebrativo, nel 2023 suona al Latitude Festival e nel 2024 annuncia nuove date europee.
L'influenza estetica e culturale
Oltre alla musica, Siouxsie Sioux ha letteralmente inventato un'estetica visiva che ha definito decenni di rock alternativo. Capelli neri voluminosi cotonati, eyeliner nero pesantissimo applicato a punte verso le tempie, labbra rosso sangue o nero, pelle pallidissima volutamente cipriata di bianco, abiti scuri con dettagli SM, croci, pelle, latex. Questo look — goth makeup classico — è oggi nei manuali di trucco di tutto il mondo. Robert Smith dei Cure ha dichiaratamente copiato il suo trucco per costruire il proprio personaggio. Madonna ha citato Siouxsie come influenza diretta in più interviste. Shirley Manson dei Garbage l'ha definita "la donna che mi ha dato il permesso di esistere". PJ Harvey, Florence Welch, Karen O degli Yeah Yeah Yeahs, Tori Amos, Sharon Van Etten, Halsey, Billie Eilish, Lana Del Rey: tutte hanno citato Siouxsie come fonte di ispirazione. Nel cinema, Tim Burton l'ha cooptata per la colonna sonora di Batman Returns (1992): la canzone Face to Face scritta con Danny Elfman sui titoli di coda è uno dei suoi migliori brani in carriera. Siouxsie ha ricevuto il NME Godlike Genius Award nel 2013, premio alla carriera che riconosce ufficialmente il suo contributo storico al rock britannico. Oggi, 69 anni compiuti il 27 maggio 2026, vive ritirata in Francia, in Borgogna, dove si è trasferita nel 2003 con il marito Budgie (poi divorziata). Concede pochissime interviste, parla solo quando ha qualcosa da dire. Una dignità da regina anziana che sembra uscita da un romanzo gotico.
🎧 Il brano del giorno: Spellbound
Pubblicato il 22 maggio 1981 come singolo apripista da Juju, Spellbound è il momento esatto in cui nasce ufficialmente il gothic rock. La canzone è costruita attorno a arpeggi di chitarra 12-corde acustica di John McGeoch, ipnotici, ossessivi, vorticosi — un pattern di chord voicings inusuali che evoca un incantesimo circolare. McGeoch è entrato nei Banshees pochi mesi prima, dopo l'addio di John McKay, ed è considerato uno dei più grandi chitarristi rock degli ultimi cinquant'anni — Johnny Marr degli Smiths lo definirà "il mio chitarrista preferito", John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers lo studierà nota per nota. Il testo è una fiaba dark e cinematografica che descrive un rito di possessione, un'ossessione amorosa che diventa magia nera. "Following the footsteps of a rag doll dance / We are entranced, spellbound." Siouxsie canta con voce dilatata, quasi teatrale, alternando frasi sussurrate a urla controllate. Il videoclip diretto da Clive Richardson mostra la band in una foresta gotica, Siouxsie in abito nero che danza tra alberi spogli. Numero 22 nella UK Singles Chart. Negli anni successivi Spellbound è stato inserito in colonne sonore di film e serie TV (notabilmente in The End of the F*ing World** della Netflix), ed è entrato nei dischi-monumento di NME (numero 47 dei 100 migliori singoli britannici di tutti i tempi nel 2013). Per i fan del gothic rock e del post-punk è il brano-manifesto assoluto, il momento Big Bang del genere. Robert Smith dei Cure ha dichiarato: "Quando ho sentito Spellbound per la prima volta ho capito cosa volevo fare con la mia vita. Tutto il sound dei Cure di Pornography arriva da lì."
Top comment YouTube (@avocate2017, 7 anni fa):
"Bands don't look this badass anymore. Those were the days when every band had a certain cool look, the look matched the music, and the music matched the look. Of course, Siouxsie's style is iconic, but the guys in the band look great here also."
Traduzione: "Le band non hanno più questo look da duri. Erano i giorni in cui ogni band aveva un certo stile fico, il look si abbinava alla musica, e la musica si abbinava al look. Ovviamente lo stile di Siouxsie è iconico, ma anche i ragazzi della band qui sono fantastici."
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