Mr. Bad Guy: il giorno in cui Freddie Mercury fece di testa sua
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Mr. Bad Guy: il giorno in cui Freddie Mercury fece di testa sua
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Il 29 aprile 1985 esce un disco che racconta tutto un altro Freddie. Non quello di Wembley, non quello dei cori da stadio, non quello degli inni da diciassette milioni di copie. È il Freddie privato, notturno, sinfonico, dance, eccessivo. È il Freddie che si chiude per due anni a Monaco di Baviera, che scrive da solo undici canzoni, che suona pianoforte e sintetizzatori, che chiama un'orchestra filarmonica e le chiede di "suonare tutte le note che non avete mai suonato in vita vostra". Quel disco si chiama Mr. Bad Guy. Ed è il più sincero ritratto solista che Mercury abbia mai lasciato.
Monaco, 1983: la fuga che non era una fuga
Nei primi mesi del 1983, finiti i tour mondiali con i Queen, Freddie torna ai Musicland Studios di Monaco di Baviera. È lo stesso studio dove la band aveva inciso The Game, Hot Space e Flash Gordon, e Mercury si porta dietro un compagno di viaggio già rodato: Reinhold Mack, il produttore tedesco con cui aveva costruito i suoni dei Queen dell'era ottanta. Ma stavolta è diverso. Niente Brian May che chiede "più rock 'n' roll", niente compromessi di band, niente democrazia creativa. Mercury vuole esplorare la dance, il pop orchestrale, il melodramma. Vuole entrare nei club e farli ballare. Mack lo asseconda, organizza un team di musicisti session di Monaco — il batterista Curt Cress, il bassista Stephan Wissnet, il chitarrista Paul Vincent, il tastierista dei Queen in tour Fred Mandel — e si chiude in studio per quasi due anni.
Una città-cuscinetto tra Wembley e la vita privata
Monaco non è solo lo studio. È la città-cuscinetto della vita di Freddie negli anni Ottanta. Quando non incide, Mercury vive la nightlife bavarese a piene mani: bar, club, amicizie, eccessi. È in quella Monaco che nasce l'energia esplosiva di Living on My Own, con quel suo scat-singing acrobatico e quasi jazzistico, è in quella Monaco che prende forma la pulsazione funky di Let's Turn It On e l'esultanza romantica di I Was Born to Love You. Ma è anche la Monaco in cui Freddie scrive Love Me Like There's No Tomorrow, una ballad nata durante la sua relazione con l'attrice austriaca Barbara Valentin — uno dei brani che lo stesso Mercury indicherà come tra i suoi preferiti del disco. Mr. Bad Guy nasce dentro questa doppia anima: il giorno in studio, la notte nei club, il cuore sempre in qualche posto a metà.
L'orchestra sinfonica e la dedica al gatto Jerry
Sulla title track, Mr. Bad Guy, Mercury fa entrare la Munich Philharmonic Orchestra. "Nei dischi dei Queen non c'è mai stata un'orchestra completa", spiegherà poi. "Ho pensato: sarò io il primo a farlo. È un brano molto bombastico, molto pomposo, molto me." Quel giorno in studio dice ai musicisti dell'orchestra di andare a casa e suonare tutte le note che non avevano mai osato suonare. Il risultato è uno dei brani più teatrali della sua intera carriera, una specie di esagerazione cosciente dove Mercury si gode la propria reputazione di personaggio diabolico, sopra le righe, padrone della scena. Le note interne dell'album sono memorabili: "Questo album è dedicato al mio gatto Jerry — anche a Tom, Oscar e Tiffany, e a tutti gli amanti dei gatti dell'universo — gli altri si arrangino". Ringrazia anche Brian, Roger e John dei Queen "per non essersi intromessi". Una frase che racconta tutto il rapporto col gruppo in quel momento.

Quattro canzoni che diventeranno i Queen del 1995
Dentro Mr. Bad Guy ci sono quattro brani che Mercury aveva originariamente pensato per i Queen: Made in Heaven, I Was Born to Love You, Man Made Paradise e There Must Be More to Life Than This. Quest'ultima risale addirittura alle sessioni di Hot Space del 1981, e ne esiste una versione demo in duetto con Michael Jackson che diventerà materiale di studio per decenni — fino a quando i Queen la rielaboreranno nel 2014 per l'album Queen Forever. Ma è il destino di Made in Heaven e I Was Born to Love You a diventare la storia più toccante: nel 1995, quattro anni dopo la morte di Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon riaprono i nastri del 1985, prendono le voci originali di Freddie, ci aggiungono nuove chitarre, nuovi bassi, nuovi cori, e pubblicano l'album postumo Made in Heaven. Una linea sotterranea che parte da Mr. Bad Guy nel 1985 e arriva fino al 1995, dieci anni dopo, con Mercury che canta dall'altra parte della vita.
Il numero 6 in UK e poi Wembley
Mr. Bad Guy arriva al numero 6 della UK Albums Chart ed estrae quattro singoli: I Was Born to Love You (8 aprile 1985), Made in Heaven (1° luglio 1985), Living on My Own (2 settembre 1985) e Love Me Like There's No Tomorrow (18 novembre 1985). Mercury non porta mai questi brani in tour: due settimane dopo l'uscita, i Queen ripartono con date in Nuova Zelanda, Australia e Giappone. E poi arriva la sera del 13 luglio 1985: Wembley Stadium, Live Aid. La performance dei Queen davanti a 72.000 persone allo stadio e a un miliardo e mezzo di telespettatori in mondovisione entrerà nella storia del rock come la più grande esibizione live di sempre. Mercury sale su quel palco con la voce caricata da due anni di lavoro solista, dalla libertà di Monaco, dalla fame nuova di tornare nei Queen. Mr. Bad Guy aveva fatto esattamente quello che Freddie sperava: una "shot in the arm". Una scossa nelle vene.
🎧 Il brano del giorno
Freddie Mercury – I Was Born to Love You
Singolo di apertura di Mr. Bad Guy, pubblicato l'8 aprile 1985, è la canzone che più di tutte racconta il Freddie esuberante e radioso del periodo di Monaco. Una dichiarazione d'amore in pieno stile Mercury, costruita su un beat dance pulsante e su una vocalità che riempie ogni angolo del brano. Dieci anni dopo, nel 1995, i Queen la ripubblicano sul disco postumo Made in Heaven con nuove parti strumentali registrate da Brian, Roger e John sopra la voce originale di Freddie. Nessun altro brano racconta meglio il ponte tra il Mercury solista del 1985 e l'eredità Queen del 1995.
Top comment YouTube:
"This song makes you feel alive even when you're crying. That was Freddie's gift."
Traduzione: "Questa canzone ti fa sentire vivo anche quando stai piangendo. Era questo il dono di Freddie."
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