Mad Season, Above: il lato più fragile di Seattle
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14 mar 1995 – Mad Season, Above: il lato più fragile di Seattle
Oggi la storia è un po’ più lunga del solito, perché Above non è solo un album: è un incrocio di amicizie, dipendenze, tentativi di salvezza e musica nata quando le parole normali non bastavano più.
🌧️ Un supergruppo nato per salvarsi, prima ancora che per suonare
I Mad Season non nascono come operazione di marketing o come semplice side project di lusso. Il punto di partenza è molto più umano: nel 1994 Mike McCready entra in riabilitazione a Minneapolis per affrontare i suoi problemi con alcol e droghe, e lì incontra John Baker Saunders. I due legano subito, anche grazie a una comune visione della musica, e una volta tornati a Seattle decidono di costruire qualcosa insieme. A loro si unisce Barrett Martin degli Screaming Trees, poi arriva Layne Staley degli Alice in Chains. Lo stesso McCready ha spiegato che c’era anche la speranza che stare in un contesto più sano potesse aiutare Layne a reggere meglio il proprio equilibrio.
🎙️ Chi sono davvero i Mad Season
La forza di Above sta anche nel modo in cui le personalità dei quattro si incastrano. Layne Staley porta la voce, i testi e una fragilità che qui non viene mai mascherata. Mike McCready esce dal perimetro Pearl Jam e lascia fluire un blues-rock più liquido, febbrile, viscerale. Barrett Martin allarga il quadro con percussioni, vibrafono, marimba e una sensibilità quasi rituale. John Baker Saunders, spesso citato meno degli altri, è invece il cuore scuro del gruppo: il suo basso rende il disco terreno, sporco, notturno. Il risultato è un suono che non cerca l’impatto facile, ma una verità emotiva molto più difficile da sostenere.
🖤 Above: un disco che non recita il dolore, lo conosce
Pubblicato il 14 marzo 1995 da Columbia, Above resta l’unico album in studio dei Mad Season. Raggiunge il n. 24 della Billboard 200 e viene certificato disco d’oro negli Stati Uniti, ma i numeri spiegano solo una parte della sua forza. Questo disco non vive di classifica: vive di clima. È blues, grunge, jam, confessione, stanchezza, desiderio di redenzione. Sembra registrato da musicisti che non vogliono impressionare nessuno, ma semplicemente mettere sul tavolo il proprio peso. Ed è proprio per questo che ancora oggi viene percepito da tanti fan come uno dei dischi seattleiani più belli e più veri di tutti.
🌫️ Mark Lanegan e l’ombra che allarga Seattle
Su Above, Mark Lanegan non è un membro fisso della line-up di copertina, ma la sua presenza è decisiva. Compare come guest vocalist in “I’m Above” e “Long Gone Day”, e il suo timbro basso, consumato, scuro, allarga ulteriormente l’ombra del disco. Se Layne porta il dolore nudo, Lanegan aggiunge un secondo strato: più secco, più notturno, più spettrale. Insieme rendono Above ancora più profondamente Seattle, ma senza mai cadere nella formula.

🖼️ La copertina: Layne, Demri e un’immagine diventata simbolo
C’è poi un dettaglio che rende Above ancora più intimo. La copertina, illustrata da Layne Staley, è basata su una fotografia di lui con la sua ex fidanzata ed ex promessa sposa Demri Lara Parrott. Non è solo un artwork: è quasi un frammento privato trasformato in icona pubblica. E questo spiega bene il tono del disco: eros, perdita, memoria, desiderio e autodistruzione convivono già nell’immagine, prima ancora che nelle canzoni.
🕳️ Il progetto mai nato: Disinformation
Dopo Above, i Mad Season provarono davvero a guardare avanti. Con Layne Staley ormai sempre più lontano dalla musica e dalla vita pubblica, Mike McCready, Barrett Martin e John Baker Saunders iniziarono a immaginare un secondo capitolo. In questa nuova fase Mark Lanegan entrò in modo più stabile, fino a diventare la voce naturale del progetto. Con il cambio di frontman arrivò anche un nuovo nome: Disinformation. Non era una fantasia dei fan, ma una direzione reale presa dal gruppo tra il 1997 e il 1999.
Tra il 1997 e il 1998 vennero scritti, provati e registrati nuovi brani. Tra questi ci sono “Locomotive”, “Black Book of Fear” e “Slip Away”. Erano le tracce concrete di un secondo album possibile, più ombroso, più blues, forse ancora più disperato. Poi però tutto si fermò: nel gennaio 1999 John Baker Saunders morì per overdose di eroina, e con la sua scomparsa anche Disinformation si spense davvero. Nulla venne pubblicato con quel nome.
👻 La deluxe del 2013 e la coda fantasma di un disco mai finito
L’edizione deluxe del 2013 di Above, pubblicata da Legacy, ha riportato alla luce proprio quel materiale incompiuto. Le tre tracce “Locomotive”, “Black Book of Fear” e “Slip Away” arrivano da quelle sessioni e sono completate con testi e voce di Mark Lanegan. È il modo più vicino che abbiamo per intuire che cosa sarebbe potuto diventare il secondo capitolo della band. Un seguito vero non esiste, ma la sua ombra sì, ed è tutta dentro quelle canzoni recuperate anni dopo.
Nel finale di “Slip Away”, la chitarra di Mike McCready suona quasi come un lutto anticipato: non accompagna soltanto la canzone, la ferisce. Sapendo oggi come andranno le cose — Saunders morto nel 1999, Layne nel 2002 — quel finale sembra davvero il pianto di una band che stava già scivolando via. Questo non è solo un dettaglio musicale: è uno dei motivi per cui Above continua a fare così male, e così bene, a chi lo ascolta davvero.
🎧 Brano suggerito — “Long Gone Day”
Se c’è una porta perfetta per entrare in Above, è “Long Gone Day”. Dentro c’è quasi tutto: Layne e Lanegan che si alternano, il sax di Skerik che allarga il paesaggio, il blues che incontra il jazz e una malinconia adulta, esausta, lucidissima. È uno di quei brani che non spiegano solo un disco: spiegano perché i Mad Season non erano un passatempo tra giganti, ma una possibilità artistica vera e irripetibile.
💬 Commento top (stile YouTube)
@joshfallon123
“Layne is amazing and I see this a lot in the comments, but I'd just like to point out that Mark Lanegan is also unbelievably talented, I'm a huge fan of both. Timeless performance.”
“Layne è straordinario e lo si legge spesso nei commenti, ma ci tengo a dire che anche Mark Lanegan ha un talento incredibile. Sono un grandissimo fan di entrambi. Performance senza tempo.”
🧩 Curiosità finale
Forse il punto più bello e più crudele di Above è questo: non sembra il disco di una band costruita per durare, ma quello di persone che per un attimo sono riuscite a trovarsi nel posto giusto, anche se stavano vivendo il momento sbagliato. Ed è proprio questa fragilità a renderlo immortale.
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