26 maggio 1964: nasce Lenny Kravitz, il rocker newyorkese che ha riportato il vintage nel mainstream

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Il 26 maggio 1964, al Beth Israel Medical Center di Manhattan, nasce Leonard Albert Kravitz. Figlio unico di Seymour "Sy" Kravitz, produttore della NBC News di origini ebraiche russo-ucraine, e di Roxie Roker, attrice afroamericana di ascendenza bahamiana, futura star del sitcom The Jeffersons. Una famiglia interrazziale negli anni Sessanta a New York: una rarità che segnerà profondamente Lenny, costretto da bambino a navigare tra mondi, culture, religioni — ebraismo e cristianesimo, l'Upper East Side e Brooklyn, Manhattan e le isole Bahamas dei nonni materni. Sessantadue anni dopo, è uno dei rocker più riconoscibili del pianeta: undici album solisti, quattro Grammy consecutivi per Best Male Rock Vocal Performance — record assoluto nella categoria — oltre 40 milioni di dischi venduti, tour mondiali sold-out, ruoli al cinema (Precious, The Hunger Games), una linea di moda, una carriera di fotografo professionista. Per molti è l'ultimo grande rockstar in senso classico: chitarra, riff, attitudine, estetica vintage senza tempo. Per altri è uno dei pochi artisti capaci di fondere senza imbarazzo rock, funk, soul, R&B, psichedelia e folk mantenendo intatta una propria voce. Oggi compie 62 anni, ed è ancora in tour mondiale con l'album Blue Electric Light uscito nel 2024.

Brooklyn, Manhattan, Bahamas: l'infanzia bicolore

Per capire Lenny Kravitz bisogna immaginare la New York anni Sessanta-Settanta vista da un bambino bi-razziale e bi-culturale. La famiglia Kravitz-Roker vive nell'Upper East Side di Manhattan, nei pressi della NBC, dove entrambi i genitori lavorano. Sy è produttore di news. Roxie ha lasciato un lavoro d'ufficio per dedicarsi alla recitazione, e nel 1975 diventa una star nazionale interpretando Helen Willis nel sitcom The Jeffersons — la prima coppia interrazziale regolare nella televisione americana di prima serata. Lenny passa i fine settimana a Brooklyn dai nonni materni, Albert e Bessie Roker, nel quartiere afroamericano di Bedford-Stuyvesant. D'estate va alle Bahamas, terra d'origine della famiglia di sua madre. A cinque anni sente alla radio i Jackson 5 e capisce: sarà musica per sempre. A undici anni vede dal vivo i Kiss al Madison Square Garden e decide che il rock è la sua vita. La famiglia si trasferisce a Los Angeles nel 1975 per la carriera della madre. Lenny entra nei coristi del California Boys Choir, canta con la Metropolitan Opera, impara violoncello e pianoforte classico, poi scopre da autodidatta chitarra, basso e batteria. A quindici anni suona praticamente tutto, da solo.

Beverly Hills High School e Romeo Blue

Lenny frequenta la Beverly Hills High School, dove ha come compagno di classe Slash (futuro Guns N' Roses) e dove conosce Maria Carey futura moglie di Marvin Gaye. Si veste in modo eccentrico — colori sgargianti, capelli afro alti, sandali — e i compagni lo chiamano "strano". Dopo il diploma, si presenta come "Romeo Blue", persona-personaggio che incarna i suoi miti adolescenziali: Jimi Hendrix, Sly Stone, Prince, John Lennon, Bob Marley, Curtis Mayfield. Veste retro-anni Sessanta in pieno boom synth-pop. Tutte le major lo rifiutano sistematicamente per cinque anni: "Troppo retrò. Troppo strano. Troppo nero per il rock, troppo rock per l'R&B. Non sappiamo dove metterti." Nel 1985 sposa l'attrice Lisa Bonet, la Denise Huxtable di The Cosby Show, conosciuta a un concerto di New Edition. La loro fuga d'amore a Las Vegas è clandestina: si sposano il 16 novembre 1987 — giorno del 20° compleanno di Lisa. Avranno una figlia, Zoë Kravitz, oggi attrice (Mad Max: Fury Road, Big Little Lies, The Batman). Lisa diventa la musa creativa di Lenny. Lui abbandona "Romeo Blue" e torna al proprio nome.

Let Love Rule: la rinascita del rock vintage (1989)

Nel 1989, dopo cinque anni di porte sbattute in faccia, la Virgin Records dà finalmente a Lenny una chance. Esce Let Love Rule, il debutto solista, che Lenny scrive, produce, suona e canta quasi interamente da solo — chitarra, basso, batteria, organo, percussioni. Lo registra ai Waterfront Studios di Hoboken, New Jersey, con il fonico Henry Hirsch, che diventerà collaboratore storico. Il disco è una dichiarazione di guerra al sound patinato degli anni Ottanta: niente synth, niente programmazione drum machine, solo strumenti analogici, microfoni vintage, magnetofoni a nastro, sound caldo come negli anni Sessanta. La title-track è un manifesto pacifista in stile John Lennon. Mr. Cab Driver è una protesta contro il razzismo dei tassisti newyorkesi che non si fermavano per gli afroamericani. I Build This Garden for Us è una serenata per Lisa Bonet. Il disco vende moderatamente negli Stati Uniti ma esplode in Europa, soprattutto in Francia dove Lenny diventa una superstar.

Are You Gonna Go My Way e la consacrazione globale

Nel 1991 esce Mama Said, secondo album, con la ballata It Ain't Over 'Til It's Over, scritta dopo la separazione da Lisa Bonet (divorzieranno nel 1993). Il brano entra nella Top 5 della Billboard Hot 100, primo grande successo americano. Poi, nel marzo 1993, esplode la bomba: Are You Gonna Go My Way. Il riff di chitarra, scritto in cinque minuti durante un soundcheck con il batterista Henry Hirsch ai Waterfront Studios, diventa uno dei più riconoscibili del rock anni Novanta. È un omaggio dichiarato a Jimi Hendrix — anzi, è praticamente un riff hendrixiano riportato in vita 23 anni dopo la morte di Jimi. Il videoclip in bianco e nero diretto da Mark Romanek, ambientato in una stanza circolare con il pubblico stretto intorno alla band, vince il MTV Video Music Award per Best Male Video. Lenny diventa un'icona estetica globale: occhiali specchiati, jeans strappati, dreadlocks lunghissimi, basette, completi di pelle. MTV in heavy rotation. Numero 1 della classifica rock americana. Le tournée mondiali si moltiplicano.

Roxie Roker e l'abbraccio di Johnny Cash

Nel mezzo dell'ascesa globale arriva il momento più duro della vita di Lenny. Il 2 dicembre 1995 muore la madre Roxie Roker per cancro al seno, a 66 anni, al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. Lenny era rientrato la mattina da un tour in Giappone, era andato dritto in ospedale, l'aveva trovata già in fase terminale, sedata con la morfina. Dopo aver passato la giornata al suo capezzale, era tornato per qualche ora alla casa di Rick Rubin a Los Angeles, dove alloggiava in quel periodo per stare vicino alla madre malata. Nella stessa casa-studio di Rubin stavano vivendo e registrando in quei giorni Johnny Cash e June Carter Cash — l'album in lavorazione era American Recordings II: Unchained, secondo capitolo della collaborazione tardiva tra Cash e Rubin che avrebbe rilanciato Cash come icona del rock degli anni Novanta. Lenny, appena entrato in casa per farsi una doccia, riceve la telefonata dall'ospedale: la madre è morta. Lenny ha raccontato il momento in un'intervista alla BBC: "Ero in piedi ai piedi delle scale con il telefono portatile in mano, ancora cercando di realizzare la notizia, quando Johnny e June stavano scendendo le scale. Mi hanno chiesto come stavo. Ho detto: 'Mia madre è appena morta.' I due si sono avvicinati e mi hanno abbracciato. Mi hanno tenuto stretto. Non eravamo amici di lunga data. Non ci conoscevamo da molto. Eravamo coinquilini. Hanno scelto in quel momento di trattarmi come se fossi della loro famiglia. È stato un momento bellissimo di umanità e amore." Ventitré anni dopo, nel 2018, Lenny dedicherà a quel momento il brano Johnny Cash dall'album Raise Vibration. I versi: "Hold me like Johnny Cash when I lost my mother / Whisper in my ear like June Carter / And though I fight these tears that I hide / Just hold me tight for the rest of my life." Una delle pagine più toccanti del rock contemporaneo, dove un riff blues si trasforma in atto d'amore e ricordo.

Quattro Grammy consecutivi e l'era 5 / Lenny

Tra il 1999 e il 2002, Lenny entra nella storia del rock con un record che ancora oggi rimane imbattuto: quattro Grammy consecutivi per Best Male Rock Vocal Performance. I brani premiati: Fly Away nel 1999, American Woman (cover dei Guess Who) nel 2000, Again nel 2001 e Dig In nel 2002. L'album 5 (1998), pubblicato proprio nell'anno della consacrazione, segna il suo apice commerciale: oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo, doppio platino negli Stati Uniti. Nel 2001 esce Lenny, omonimo del titolare, prodotto interamente da Lenny stesso ai suoi Gregory Town Sound Studios nelle Bahamas — uno studio che si è costruito da solo in una vecchia chiesa wesleyana sull'isola di Eleuthera. Lenny suona quasi tutto, come sempre. Le collaborazioni si moltiplicano: scrive Justify My Love per Madonna insieme a Ingrid Chavez, suona con David Bowie, Mick Jagger, Aerosmith, Michael Jackson. Nel 2014 a Filadelfia un incidente diventa virale: durante un concerto la sua maglia di cuoio si strappa sul palco rivelando tutto, ma lui continua a cantare senza scomporsi. Internet impazzisce, il momento viene ribattezzato "penis-gate". Lenny diventa simbolo di cool inossidabile, fenomeno che attraversa generazioni.

Blue Electric Light (2024) e oggi

Nel maggio 2024 esce Blue Electric Light, dodicesimo album solista di Lenny, anticipato dal singolo TK421. Lenny torna alle sue radici: rock vintage, funk graffiante, soul caldo, niente compromessi con le tendenze pop del momento. Il tour mondiale lo porta in tutto il mondo. Nell'estate del 2024 Lenny passa per l'Italia con tre date storiche: il 12 luglio in Piazza Napoleone al Lucca Summer Festival, il 13 luglio all'Arena Santa Giuliana di Perugia per Umbria Jazz e il 13 agosto al Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore. Concerti incandescenti, voce intatta a 60 anni, band rodatissima. Il 2025 lo vede ricevere la stella sulla Hollywood Walk of Fame il 12 marzo, presentato dalla figlia Zoë Kravitz e da Denzel Washington. Nel 2026 il tour continua: Lenny è atteso al Firenze Rocks di giugno per una data italiana che si preannuncia tra le più calde dell'estate europea. Sessantadue anni, undici album solisti, decine di milioni di dischi venduti, ancora capace di scrivere riff che fanno girare la testa. Il rocker newyorkese che fonde tutto il Novecento musicale afroamericano e bianco in un suono solo riconoscibile al primo accordo.

🎧 Il brano del giorno: Fly Away

Fly Away è una delle canzoni più amate e iconiche della carriera di Lenny Kravitz, ma la sua nascita è un piccolo capolavoro di casualità. Lenny aveva già consegnato alla Virgin Records il master finito dell'album 5 quando un giorno, ai Gregory Town Sound Studios nelle Bahamas, stava semplicemente testando un nuovo amplificatore appena arrivato in studio. Prese una chitarra a caso, la attaccò, e iniziò a suonare gli accordi A-C-G-D senza un'idea precisa. Il sound dell'ampli gli piacque tanto che disse al fonico: "Accendi i microfoni, registra tutto." Nacque così il riff hendrixiano di Fly Away — wah-wah, distorsione vintage, groove funk-rock. Lenny pensava di metterlo come B-side. Poi fece sentire la canzone a un amico, che gli rispose: "Se non la metti nell'album, ti odierò per il resto della vita." Lenny chiamò la Virgin per chiedere di fermare la produzione e aggiungere il brano. La casa discografica all'inizio resistette — l'album era già pronto — ma quando ascoltarono la canzone capirono subito. Fly Away uscì come quarto singolo da 5 l'11 maggio 1998 e arrivò al numero 12 della Billboard Hot 100, al numero 1 della UK Singles Chart, al numero 1 in Islanda, top 10 in Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda. Vinse il primo dei quattro Grammy consecutivi di Lenny per Best Male Rock Vocal. Il testo è volutamente semplice, quasi infantile: "I wish I could fly / Into the sky / So very high / Just like a dragonfly." Una poesia escapista, una fantasia di fuga verso la libertà, verso un altro mondo. Lenny stesso la spiegò così: "La gente si identifica con questa canzone perché parla di evadere, di andare in questo altro mondo, in questo altro posto dove le cose sono diverse."

Top comment YouTube (@BeccaTrysGames, 6 anni fa):

"When I was a child, I thought he was legit talking about flying. Now as an adult... I sincerely think he's talking about running away from adulting. Mars sounds good right now..."

Traduzione: "Da bambina pensavo davvero che parlasse di volare. Ora da adulta... credo sinceramente che stia parlando di scappare dalla vita adulta. Marte mi sembra una buona idea adesso..."

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