John Mayall e i maestri delle 6 corde del 29 novembre 🎸
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John Mayall: il professore del British blues

John Mayall nasce a Macclesfield, Cheshire, da mamma Beryl e papà Murray Mayall, chitarrista che suona nei pub e colleziona dischi jazz e blues. In casa girano 78 giri americani, radio sempre accesa, copertine consumate: è lì che il giovane John si innamora delle voci ruvide e dei pianoforti boogie d’oltreoceano.
Fin da ragazzo si costruisce da solo il suo vocabolario: impara pianoforte, chitarra e armonica da autodidatta, copiando i dischi di Lead Belly, Albert Ammons, Pinetop Smith, Eddie Lang. I suoi idoli non sono star patinate, ma narratori di fatica e sudore; il blues diventa per lui un modo di leggere il mondo prima ancora che un genere musicale.
Dopo gli studi d’arte e le prime esperienze in band semi–professionali, l’incontro con Alexis Korner è decisivo: Mayall si sposta a Londra e lì fonda John Mayall & The Bluesbreakers, un laboratorio che diventerà l’università del British blues.
L’università delle sei corde: Clapton, Green, Taylor & co.
Nei Bluesbreakers di John Mayall passano alcuni tra i più grandi chitarristi della storia del rock: Eric Clapton, Peter Green, Mick Taylor, solo per citarne tre. Ognuno porta la propria voce, ma tutti trovano in Mayall un maestro esigente e curioso, capace di lasciar spazio e allo stesso tempo di indirizzare.
Con Clapton nasce il celebre “Beano Album”, disco che definisce il suono del blues-rock inglese e ispira una generazione intera di chitarristi. Peter Green userà la lezione di Mayall per dare vita al primo Fleetwood Mac. Mick Taylor, dopo l’esperienza coi Bluesbreakers, entrerà nei Rolling Stones, portando con sé eleganza e fluidità imparate sul campo. Tutti, a modo loro, continuano a raccontare la stessa scuola.
Ma Mayall non è solo talent scout: è cantante, polistrumentista, songwriter, bandleader. Dirige la band come un direttore d’orchestra emotivo, sposta gli equilibri tra tastiere, fiati e chitarre, cambia formazioni con coraggio, insiste sul groove. Il risultato è una musica che suona viva, mai museale.
Dall’Inghilterra alla California: un blues senza confini
A cavallo tra anni ’60 e ’70 Mayall si sposta stabilmente negli Stati Uniti, in particolare in California. Il suo blues si apre a jazz, rock, funk, a volte persino a sfumature più sperimentali: dischi come Jazz Blues Fusion mostrano un artista che non si accontenta delle etichette.
Per decenni rimane un instancabile uomo di palco: concerti, tour, album live, nuove formazioni, vecchi amici che tornano per qualche data, giovani che entrano in band per “farsi le ossa” con lui. Il soprannome di “godfather of the British blues” non è solo affetto: è il riconoscimento di una vita spesa a tenere accesa una fiamma.
John Mayall si spegne nella sua casa in California il 22 luglio 2024, a 90 anni, circondato dalla famiglia. La sua eredità non è solo nei dischi firmati a suo nome, ma in ogni solo, riff e fraseggio di chi è passato dalla sua “classe”.

Ronnie Montrose, Barry Goudreau e l’ombra luminosa di George Harrison
Il 29 novembre è davvero una data affollata di chitarre.
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Ronnie Montrose nasce a San Francisco il 29 novembre 1947: chitarrista hard rock, fondatore dei Montrose e poi dei Gamma, ha lavorato con Van Morrison e l’Edgar Winter Group. Il suo suono, ruvido e diretto, è stato spesso descritto come una sorta di “risposta americana” all’energia dei Led Zeppelin.
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Barry Goudreau nasce a Boston il 29 novembre 1951: è uno dei chitarristi originali dei Boston, quello che insieme a Tom Scholz scolpisce l’iconico suono arena-rock di More Than a Feeling. Sin da ragazzino è attratto dalla chitarra e dalla radio rock, incantato da artisti come Elvis e Roy Orbison visti in TV e ascoltati in auto con i genitori.
Sul versante opposto della linea del tempo, il 29 novembre 2001 ci lascia George Harrison: “quiet Beatle”, chitarrista dei Beatles e poi solista di lusso, autore di brani eterni come Something, Here Comes the Sun e While My Guitar Gently Weeps. Muore a 58 anni, a Los Angeles, dopo una lunga battaglia contro il cancro, lasciando un’eredità fatta di spiritualità, studio del suono e un modo nuovo di far parlare la chitarra nel rock.
Il risultato è che, in un solo giorno di calendario, troviamo un maestro–mentore (Mayall), due artigiani dell’arena e dell’hard rock (Montrose e Goudreau) e un poeta delle sei corde (Harrison).
Ascoltare John Mayall oggi
Per entrare nel mondo di John Mayall, un ottimo punto di partenza è “Have You Heard” (John Mayall & The Bluesbreakers): un brano che mette insieme l’essenziale della sua visione. Band compatta, chitarra protagonista ma mai narcisista, tempo medio che lascia spazio alle sfumature. Sembra di assistere a una lezione serale di blues in un club di Londra, con il professore che indica la strada e gli allievi che la percorrono.
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