Gary Moore: la chitarra che piangeva (06 feb 2011)
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In memoria di Gary Moore: lama, cuore e blues rock

Il 06 feb 2011 se ne va Gary Moore, a 58 anni.
Per molti è uno dei chitarristi più emozionanti di sempre: non solo per la tecnica, ma per quel modo rarissimo di far “parlare” ogni nota.
Origini: Belfast e l’urgenza di suonare
Nato a Belfast, Moore cresce con la chitarra come necessità, non come accessorio.
Nei primi anni si fa le ossa tra palchi, cambi di band e chilometri: la sua scuola è la strada, il suo obiettivo è trovare una voce personale.
Non solo Thin Lizzy: un percorso senza recinti
Sì, i Thin Lizzy sono una tappa importante, ma Gary non è mai stato “solo” una storia di band.
Ha attraversato rock duro, hard rock, momenti più tecnici e una lunga carriera solista, cambiando pelle senza perdere identità: vibrato largo, sustain infinito, fraseggio che morde.

La carriera solista: il vero successo
Da solista firma pagine enormi e riconoscibili.
Brani come “Parisienne Walkways” diventano simbolo: non è solo un pezzo, è un modo di intendere l’assolo come racconto, con pause che valgono quanto le note.
La svolta blues: quando la tecnica diventa emozione
Con “Still Got the Blues” (1990) Moore porta il blues rock in una dimensione moderna e popolare.
Non è un esercizio di stile: è confessione. Qui la sua chitarra non “impressiona”, commuove.
Aneddoto: “Greeny”, la Les Paul con una storia dentro
Tra i simboli del suo suono c’è la celebre Les Paul soprannominata “Greeny”, legata alla storia di Peter Green.
Nelle mani di Moore non è un feticcio: è una voce vera, capace di piangere e graffiare come un cantante.
Classifiche e dibattiti: quando l’assenza fa rumore
Negli ultimi anni il suo nome è diventato anche un caso da discussione tra fan e musicisti: quando una lista “dei migliori” non lo include, la reazione è spesso la stessa.
Perché Moore è uno di quelli che non si misurano con una posizione: si misurano con l’effetto che ti lasciano addosso.
Il brano da ascoltare oggi
🎵 Suggerimento: “Still Got the Blues” — Gary Moore
Un assolo che non urla: entra piano, si apre, e poi ti resta dentro.
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“His guitar cries, he cries, i cry, you cry, everybody cries”
“La sua chitarra piange, lui piange, io piango, tu piangi, piangiamo tutti”
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