Daron Malakian: la band che non esisteva, così se la inventò
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C'è una frase di Daron Malakian che spiega tutto: «I System of a Down sono la musica che volevo comprare ma non trovavo nei negozi. Erano la band di cui volevo essere fan.» Non trovando quel disco, se lo è scritto da solo. E il 18 luglio 1975, a Hollywood, nasceva l'uomo che avrebbe firmato quasi ogni nota di una delle band più originali del metal.
Il ragazzo armeno di Los Angeles
Daron cresce a Los Angeles, figlio di genitori armeni arrivati dall'Iraq: il padre pittore e ballerino, la madre artista. In casa si respira arte, e nelle orecchie del ragazzo entrano insieme il metal più feroce e le melodie della tradizione armena. Sono due mondi che nessuno pensava di poter unire. Lui sì. Quando nel 1994 fonda i System of a Down con Serj Tankian, non ha in mente una band come le altre: ha in mente esattamente quella che, da fan, avrebbe voluto ascoltare e che non esisteva ancora.
Il novanta per cento che nessuno gli riconosce
Per il grande pubblico la voce dei System è Serj Tankian, ed è giusto: quella voce è irripetibile. Ma la musica — i riff, le strutture impazzite, e in gran parte anche i testi e le melodie vocali — è di Daron. Lui stesso, anni dopo, ha dovuto ricordarlo: ha scritto “dal novanta al novantacinque per cento” di tutto il repertorio della band. È l'architetto invisibile, quello che costruisce la casa mentre un altro apre la porta. Un ruolo enorme e, per anni, stranamente sottovalutato da chi ascoltava distrattamente.
Il suono impossibile
Ascoltare Toxicity, del 2001, significa capire cosa aveva in testa. Le canzoni cambiano faccia da un secondo all'altro: un riff thrash che di colpo si apre in una melodia quasi liturgica, un grido che diventa un canto armeno, la furia che lascia spazio alla dolcezza. Chop Suey!, Aerials, la title track: sono montagne russe emotive che non somigliano a nient'altro. Daron prende generi lontanissimi — dal metal più estremo alle scale mediorientali — e li usa come colori. Il risultato è un suono che, vent'anni dopo, nessuno è ancora riuscito a copiare davvero.
Quando canta lui
C'è anche un Daron più nascosto e personale. È quello che prende il microfono in Lonely Day, o che nei Scars on Broadway, il suo progetto parallelo, scrive e canta ogni cosa da solo. Lì si sente l'altra metà: non solo la follia geniale, ma la malinconia di chi ha sempre avuto troppa musica in testa. Perché in fondo Daron Malakian è rimasto quel ragazzo che cercava un disco che non c'era. E, non trovandolo, ha passato la vita a costruirlo.
🎧 Il brano: Aerials
Il lato più spirituale dei System: un crescendo che parte gentile e finisce in cielo. La prova che Daron non sapeva scrivere solo caos, ma anche bellezza pura.
📝 Il commento top sotto al video:
“Tutto l'album Toxicity è straordinario, ma questa canzone è la perfezione assoluta. Non invecchierà mai e sarà sempre attuale.”
— @LoneRaven888
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