Cure & Stone Roses 2 maggio 1989: il giorno della doppia svolta
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2 maggio 1989: il giorno in cui il rock britannico si divise in due
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Il 2 maggio 1989 è una data che il rock britannico continua a guardarsi indietro come un trucco da prestigiatore. Lo stesso pomeriggio, in due studi diversi, due bande diverse pubblicano due dischi diversi. Da un lato, ai Hookend Recording Studios di Oxfordshire, i Cure di Robert Smith hanno appena chiuso le sessioni di un capolavoro che chiameranno Disintegration. Dall'altro, dalla Battery Studios di Londra, gli Stone Roses di Ian Brown e John Squire stanno per consegnare al mondo il loro primo album omonimo. Smith ha trent'anni e la depressione di chi vede tramontare la giovinezza. Brown e Squire ne hanno ventisei e la baldanza di chi pensa di poter conquistare l'universo. Stessa data. Stesso paese. Due cosmi musicali che da quel pomeriggio si parleranno per i prossimi quarant'anni.

I Cure: trent'anni e l'angoscia di Robert Smith
Robert Smith era nato il 21 aprile 1959. Quando i Cure entrarono in studio, alla fine del 1988, lui aveva 29 anni e il pensiero ossessivo di compierne 30. Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me, l'album doppio del 1987, aveva portato la band oltre la nicchia gothic dentro le classifiche americane. Why Can't I Be You? e Just Like Heaven erano hit MTV. Ma Smith odiava quella popolarità. "Mi sentivo a disagio con il successo dei Cure", raccontò poi al biografo Jeff Apter. "Volevo fare un disco che mi riportasse al posto giusto, lontano dalle hit." Comprò una nuova casa a Londra con la fidanzata di sempre, Mary Poole. Cominciò a scrivere da solo, senza la band. Le canzoni che ne uscirono erano oscure, lente, ipnotiche. Quando le presentò agli altri Cure, alcuni di loro pensarono che fosse impazzito. Lol Tolhurst, membro fondatore della band, era ormai distrutto dall'alcol e dalle droghe: verrà licenziato durante il missaggio dell'album. Boris Williams alla batteria, Simon Gallup al basso, Porl Thompson alle chitarre, Roger O'Donnell alle tastiere. Smith era diventato il dittatore del progetto. Disintegration nacque come una sua visione personale, e tutti gli altri si adeguarono.
Gli Stone Roses: cinque anni di warehouse e una fede in se stessi
A Manchester, la storia era esattamente l'opposto. Gli Stone Roses si erano formati nel 1984 dall'incontro di Ian Brown e John Squire, amici fin dall'infanzia, con il bassista Mani (Gary Mounfield) e il batterista Reni (Alan Wren). Cinque anni di gavetta in warehouse abusive intorno a Manchester, dove l'acid house stava esplodendo dopo la nascita dell'Hacienda di Tony Wilson. La band aveva pubblicato singoli per piccole etichette indie senza grande successo: So Young nel 1985, Sally Cinnamon nel 1987. Elephant Stone, prodotto da Peter Hook dei New Order, era uscito per Silvertone nell'ottobre 1988. Made of Stone nel febbraio 1989. La band era arrogante. "Non sentivamo nessuna pressione", raccontò il produttore John Leckie a NME. "Volevano solo fare il loro primo album senza buttarlo via." Le sessioni si svolsero tra Battery Studios di Londra, Rockfield in Galles (dove i Queen avevano registrato Bohemian Rhapsody) e Konk Studios, di proprietà dei Kinks. John Leckie — che da tape operator a Abbey Road aveva lavorato con Lennon e Harrison post-Beatles — capì subito che quei quattro avevano qualcosa che il pop britannico non aveva più da una decade.
Disintegration: la cattedrale gotica di un trentenne
I Cure registrarono Disintegration in tre mesi tra fine 1988 e inizio 1989 ai Hookend Recording Studios. La prima notte, un cortocircuito elettrico provocò un incendio nella stanza di Smith. Mentre tutti evacuavano lo studio, Smith tornò indietro a recuperare la borsa con i testi delle nuove canzoni. Quel gesto disperato è il riassunto migliore della sua dedizione. Plainsong, l'apertura, è sette minuti di synth glaciali e batteria epica. Pictures of You è otto minuti di melodia struggente, ispirata dalla paura di perdere le foto della borsa salvate dall'incendio. Lullaby è il singolo apripista, una ninna nanna lisergica con un video di Tim Pope premiato ai Brit Awards. Fascination Street è il muro sonoro del basso di Simon Gallup. Lovesong è la dedica di matrimonio scritta per Mary Poole, sposata il 13 agosto 1988. The Same Deep Water as You sono nove minuti di pura claustrofobia. Disintegration — la title track — è otto minuti di disintegrazione progressiva, letteralmente. L'album debutta al n.3 della UK Albums Chart, n.12 negli USA, vendendo oltre tre milioni di copie. Diventerà il disco più venduto della carriera dei Cure.

The Stone Roses: l'arroganza di Manchester
Lo stesso pomeriggio, The Stone Roses arriva nei negozi britannici. La copertina è un quadro astratto di John Squire intitolato Bye Bye Badman, ispirato ai disordini studenteschi di Parigi del maggio 1968: i limoni sulla cover sono quelli che gli studenti francesi succhiavano per neutralizzare gli effetti dei lacrimogeni della polizia. I Wanna Be Adored apre l'album con un crescendo di cinque minuti, basso ipnotico di Mani che si intreccia con la chitarra di Squire. She Bangs the Drums è pop psichedelico perfetto. Waterfall è la melodia che apre la seconda metà del disco. Don't Stop è Waterfall suonata al contrario con nuovi testi cantati da Brown. I Am the Resurrection chiude l'album con otto minuti di rivelazione: cinque minuti di canzone, tre di jam strumentale costruito sul groove di Mani e Reni. La sicurezza di Brown nel cantare "I am the resurrection, and I am the light" a 25 anni è la stessa di un Mick Jagger ventiseienne quando incideva Sympathy for the Devil. Il disco vende inizialmente solo nelle classifiche indie. Bisognerà aspettare il novembre 1989 e l'esibizione a Top of the Pops per vederlo entrare nelle classifiche generaliste. Diventerà uno dei dieci album britannici più amati di sempre, vincitore del Mojo Classic Album Award nel 2010.

Due geografie, due generazioni, due eredità
L'incrocio del 2 maggio 1989 racconta più cose di quanto sembri. Disintegration è il prodotto di una mente quasi-trentenne che chiude i conti con la giovinezza e si rifugia nell'introspezione gotica. The Stone Roses è il manifesto di quattro venticinquenni di Manchester che credono di poter rifondare il rock britannico, e che lo faranno davvero. Smith era cresciuto a Crawley, Sussex, classe media bianca: il suo rock era mentale, esistenziale, europeo. Brown era cresciuto nella working-class del nord industriale: il suo rock era fisico, ballabile, mancuniano. Smith aveva tre milioni di copie da difendere; gli Stone Roses zero, e tutto da costruire. Eppure entrambi i dischi parlano la stessa lingua: l'urgenza di lasciare un segno. Robert Smith ha continuato a fare i Cure per altri trentacinque anni, pubblicando Songs of a Lost World nel 2024, sedici anni dopo l'album precedente. Gli Stone Roses si sciolsero amaramente nel 1996 dopo Second Coming, si riformarono brevemente nel 2011 e sciolsero di nuovo nel 2017. Due destini opposti per un singolo pomeriggio britannico. Eppure entrambi vivono ancora, ogni volta che qualcuno mette il vinile sul piatto.
🎧 Il brano del giorno
The Stone Roses – I Wanna Be Adored
Brano di apertura del debutto omonimo degli Stone Roses, I Wanna Be Adored è il manifesto della band. Cinque minuti costruiti sul basso ipnotico di Mani — chiaramente ispirato dal reggae che lui ascoltava nei club giamaicani di Manchester — con la chitarra di John Squire che entra a strati, la batteria swingante di Reni, e Ian Brown che sussurra il titolo per quasi un minuto prima di esplodere nel ritornello. "I don't have to sell my soul / He's already in me." A 25 anni, Brown disse al NME: "Tutti vogliono essere adorati. È come un peccato, come la lussuria o la golosità. Lo dico a voce alta, e basta." La canzone diventerà l'inno di una generazione britannica, e una delle 500 canzoni più importanti della storia del rock secondo Rolling Stone.
Top comment YouTube:
"I was 17 in Manchester in 1989. We thought we owned the world. Listening to this 36 years later, we still do."
Traduzione: "Avevo 17 anni a Manchester nel 1989. Pensavamo che il mondo fosse nostro. Ascoltandola 36 anni dopo, lo è ancora."
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