🕰️ Clockwork Angels: l'ultimo giro di lancette dei Rush
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Ci sono dischi che arrivano come un ritorno e che, solo col tempo, scopriamo essere un addio. Il 12 giugno 2012, dopo cinque anni di silenzio in studio, i Rush pubblicano Clockwork Angels per Roadrunner Records. Per i fan è la fine di un'attesa lunghissima; per la storia del rock è l'ultimo capitolo di una delle band più rispettate di sempre. Geddy Lee, Alex Lifeson e Neil Peart — tre musicisti che hanno fatto del virtuosismo e dell'intelligenza la propria bandiera — firmano un concept album ambizioso, un romanzo steampunk in musica che riassume oltre quarant'anni di ricerca. Nessuno, in quel giugno, immagina che sarà l'ultima volta in studio. Eppure Clockwork Angels ha già, nelle sue pieghe, il sapore di un congedo.
L'attesa lunga cinque anni
L'ultimo album in studio, Snakes & Arrows, era del 2007. Da allora i Rush avevano attraversato il lungo Time Machine Tour, celebrando il proprio passato e suonando per intero il capolavoro Moving Pictures. I primi segnali del nuovo disco erano arrivati già nel giugno 2010, quando la band aveva pubblicato due brani-assaggio, Caravan e BU2B, registrati a Nashville e portati ogni sera sul palco per scaldare i fan. Poi il silenzio, le promesse rimandate, un'uscita slittata di un anno intero. Quando finalmente Clockwork Angels arriva nei negozi, la data — 12 giugno — diventa, come scriverà la stampa specializzata, indelebile nel cuore dei rushmaniaci.
La visione di un mondo a orologeria
Il cuore dell'album è una storia. Neil Peart, batterista e paroliere, immagina un universo dominato da un Watchmaker, un Orologiaio che impone ordine e precisione a ogni aspetto dell'esistenza. In questo mondo di alchimia, steamliner e città perdute si muove Owen Hardy, un ragazzo di campagna che sogna di fuggire e di esplorare il mondo. Pirati, anarchici, carnevali esotici, le "sette città dell'oro": ogni canzone è un capitolo del suo viaggio. Peart costruisce la trama ispirandosi a Candide di Voltaire, a Joseph Conrad e a Daphne du Maurier, intrecciando avventura e riflessione filosofica. Lo scrittore Kevin J. Anderson, suo amico di lunga data, ne ricaverà un romanzo vero e proprio, pubblicato nel settembre 2012.
Blackbird e Revolution: la nascita del suono
La lavorazione si svolge in due fasi. Nell'aprile 2010, ai Blackbird Studios di Nashville, i Rush incidono Caravan e BU2B con il produttore Nick Raskulinecz, già al loro fianco per Snakes & Arrows. Tra l'ottobre e il dicembre 2011 la band si trasferisce al Revolution Recording di Toronto per il resto dell'album, con il missaggio affidato all'ingegnere Richard Chycki e completato a Los Angeles. Raskulinecz racconta un momento decisivo: dopo settimane passate a comporre musica, un giorno Peart entra in sala e dice soltanto "È finito. L'ho completato", poi spiega per venti minuti la sua visione. "È stato uno di quei momenti che non dimenticherò mai", ricorda il produttore. Il giorno seguente nasce Headlong Flight. In studio finiscono persino un theremin e i pedali Taurus, dettagli che impreziosiscono il suono.
Neil Peart al suo apice
Per Neil Peart, Clockwork Angels è qualcosa di più di un disco: lo definisce il lavoro più ambizioso della sua carriera, e molti considerano queste tracce alcune delle migliori prove di batteria e di scrittura della sua vita. Raskulinecz adotta un metodo inedito: "dirige" Peart come un direttore d'orchestra durante le riprese, gesto dopo gesto, spingendolo a superare se stesso. Il risultato è un drumming insieme tecnico e narrativo, che segue ogni curva della storia di Owen Hardy. Ascoltato oggi, suona come il grande testamento ritmico di uno dei più influenti batteristi della storia del rock.
Numero due e un trionfo ai Juno
Il successo è immediato. Clockwork Angels debutta al numero 1 in Canada e al numero 2 della Billboard 200, con circa 103.000 copie vendute nella prima settimana negli Stati Uniti: il miglior piazzamento per i Rush dai tempi di Test for Echo del 1996. L'anno seguente l'album vince il Juno Award come Rock Album of the Year. Il Clockwork Angels Tour, partito nel 2012, porta sul palco un'inedita sezione d'archi che amplifica la dimensione epica dei brani. Il disco è dedicato alla memoria di Andrew MacNaughtan, fotografo e amico della band, scomparso nel gennaio 2012.

Un addio che nessuno sapeva ancora
Quello che nel 2012 sembra un nuovo inizio si rivelerà un congedo. Clockwork Angels resta l'ultimo album in studio dei Rush. Nel 2015 Neil Peart annuncia il ritiro dalle scene, e il 7 gennaio 2020 ci lascia dopo una lunga malattia, chiudendo per sempre ogni possibilità di un seguito. Con il senno di poi, Clockwork Angels assume i contorni di un commiato perfetto: un viaggio che parte dalla provincia e arriva alla saggezza, esattamente come la parabola di tre ragazzi di Toronto diventati leggenda. Pochi addii, nella storia del rock, sono stati così coerenti e dignitosi.
🎧 Il brano del giorno
Rush – Headlong Flight
Se Clockwork Angels ha un cuore che batte all'impazzata, è Headlong Flight. Lunga oltre sette minuti, nasce quasi di getto: il mattino dopo che Neil Peart aveva svelato alla band la sua visione del concept, Alex Lifeson e Geddy Lee tornano in sala con un riff incendiario e il brano prende forma in pochissimo tempo. È la prova più impressionante di cosa significhi, per i Rush, suonare in tre: un muro di suono fittissimo e stratificato, in cui basso, chitarra e batteria sembrano moltiplicarsi. La sintesi perfetta tra la furia degli esordi e la maestria di una band all'apice, che guarda indietro alla propria vita e ne rivendica ogni istante.
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@petergreen2552 · 3 anni fa
"Hard to believe there's only three people performing on this mighty slab of rock"
Traduzione: "Difficile credere che a suonare questo possente macigno di rock siano solo in tre."
Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.