Brian Johnson negli AC/DC: l'uomo che non doveva essere lì

Un provino con l'appendicite

Era il marzo del 1973 quando Bon Scott vide per la prima volta Brian Johnson salire su un palco. Scott era ancora il cantante dei Fraternity, una band australiana in difficoltà che aveva appena cambiato nome in Fang nel tentativo disperato di salvarsi. Erano arrivati in Inghilterra per aprire alcune date di un gruppo glam rock di Newcastle, i Geordie, il cui frontman aveva un modo di stare sul palco che Bon non aveva mai visto: si contorceva, cadeva, si rialzava urlando, portava in spalla il chitarrista Vic Malcolm e lo trascinava tra il pubblico. Uno spettacolo totale. Quello che Bon non sapeva è che quella sera Johnson aveva una crisi acuta di appendicite e stava letteralmente crepando dal dolore sul palco. Ma il ricordo rimase impresso. Sette anni dopo, quando Malcolm e Angus Young si ritrovarono senza cantante, Bon Scott non c'era più per dire loro la verità su quella serata — ma l'idea che aveva piantato in testa ai fratelli Young li avrebbe salvati.

Il silenzio del 19 febbraio

Il 19 febbraio 1980 Bon Scott viene trovato morto nell'abitacolo di una Renault 5 parcheggiata davanti a un appartamento di East Dulwich, Londra. Aveva quarantanove giorni di vita davanti, forse cento canzoni da scrivere. Aveva appena finito di lavorare alle prime bozze di quello che sarebbe diventato Back in Black. La causa della morte viene archiviata come "morte per cause accidentali da alcol". Angus e Malcolm Young, i due fratelli chitarristi che avevano fondato la band nel 1973 con Bon come voce, si ritrovano senza il loro centro di gravità. Pensano di sciogliere tutto. "Sembrava impossibile continuare", racconterà Malcolm anni dopo. Chi li convince a non farlo sono i genitori di Bon, Chick e Isa Scott, che dall'Australia mandano un messaggio chiaro: nostro figlio avrebbe voluto che la band continuasse.

Un mese di provini disastrosi

Parte una delle ricerche più angoscianti della storia del rock. Per quasi due mesi sfilano candidati di ogni tipo nella sala prove degli AC/DC. Tra i nomi che circolano ci sono Noddy Holder degli Slade (troppo legato al suo mito), Gary Holton dei Heavy Metal Kids (ha problemi personali seri), Terry Slesser dei Back Street Crawler e decine di altri. Nessuno funziona. Alcuni provano a imitare Bon — sbagliato. Altri sono tecnicamente bravi ma privi di anima. Il manager Peter Mensch è disperato. A un certo punto il produttore Robert John "Mutt" Lange, che aveva prodotto Highway to Hell, suggerisce di contattare un certo Brian Johnson che aveva cantato nei Geordie. Malcolm si ricorda: era il ragazzo di cui gli parlava Bon.

Il biglietto da meccanico

Brian Johnson nel 1980 fa il meccanico a Newcastle. Ha trentadue anni, una figlia piccola, un matrimonio che va male e i Geordie che ha appena provato a rimettere in piedi senza successo. Quando il telefono squilla e qualcuno gli chiede se vorrebbe fare un provino con gli AC/DC, pensa sia uno scherzo. Prende un treno per Londra il 15 marzo 1980 e si presenta alla Vanilla Studios di Pimlico. Trova la band distrutta da un mese di provini falliti. Malcolm Young gli offre una birra e gli chiede cosa vuole cantare. Brian propone Whole Lotta Rosie. Poi tentano Nutbush City Limits di Ike e Tina Turner. Non serve andare oltre: Malcolm e Angus si guardano e sanno che è lui. Ma non glielo dicono subito.

Il comunicato del 19 aprile

Per oltre un mese la decisione resta interna. Gli AC/DC vogliono essere sicuri, vogliono vedere se Brian regge la pressione, se scrive bene, se si integra con il gruppo. Gli fanno provare alcune bozze di brani lasciate da Bon. Brian non vuole toccare quei testi — dice che sarebbe come rubare a un morto. Malcolm e Angus si rendono conto di aver trovato non solo un cantante, ma una persona con una dignità che si addice al momento. Il 19 aprile 1980, esattamente due mesi dopo la morte di Bon Scott, la band diffonde il comunicato stampa che annuncia ufficialmente Brian Johnson come nuovo frontman. Il mondo del rock reagisce con scetticismo. Alcuni giornali britannici parlano di "tradimento". I fan più integralisti giurano che non compreranno mai un disco degli AC/DC senza Bon.

Le Bahamas, il compleanno e i testi

Pochi giorni dopo l'annuncio, Johnson viene spedito ai Compass Point Studios di Nassau, alle Bahamas. È il suo primo volo transoceanico. Arriva con una valigia, una macchina da scrivere e zero idee su cosa scrivere. La band ha la musica pronta — sono i riff che stavano componendo con Bon — ma serve un cantante che metta parole nuove. Brian si chiude in stanza e inizia a buttare giù quello che sa: ragazze, macchine, rock and roll. Scrive You Shook Me All Night Long pensando a una donna immaginaria dalle gambe lunghe. Scrive Hells Bells dopo una terribile tempesta tropicale che si abbatte sulle Bahamas la notte. Scrive Back in Black come tributo diretto a Bon Scott, facendo attenzione a non renderlo morboso ma celebrativo. Il disco viene registrato in sette settimane. Pubblicato il 25 luglio 1980, diventa il secondo album più venduto della storia della musica dopo Thriller di Michael Jackson. Cinquanta milioni di copie.

L'uomo dietro la coppola

Oggi Brian Johnson è un'istituzione. La sua coppola è un simbolo, il suo urlo acuto un marchio di fabbrica riconoscibile ovunque. Nel 2016 ha dovuto lasciare temporaneamente la band per gravi problemi all'udito che rischiavano di renderlo sordo — Axl Rose lo ha sostituito per le ultime date di quel tour. Nel 2020 è tornato con Power Up, altro numero uno mondiale. Ha scritto un'autobiografia intitolata The Lives of Brian in cui racconta che la cosa più difficile di essere nel posto di Bon Scott è stata convivere con il senso di inadeguatezza: "Non ho mai cercato di essere Bon. Sapevo che era impossibile. Ho solo cercato di essere Brian Johnson al meglio che potevo." Forse è proprio questa la lezione del 19 aprile 1980: a volte il rock si salva non trovando un clone del passato, ma qualcuno capace di portare il proprio peso senza pretendere di cancellare quello di chi non c'è più.

🎸 Il brano da ascoltare oggi

AC/DC → You Shook Me All Night Long Il primo brano che Brian Johnson ha scritto per gli AC/DC, buttato giù di getto in una stanza d'albergo a Nassau mentre cercava di impressionare i nuovi compagni con una storia di ragazze e macchine. È diventato uno dei singoli rock più riconoscibili di sempre, il biglietto da visita perfetto del nuovo corso della band. Quando Brian attacca con "She was a fast machine, she kept her motor clean", nessuno pensa più al sostituto: c'è solo il cantante degli AC/DC.

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