5 aprile 1966 – Mike McCready: il grunge che vive ancora tra le corde dei Pearl Jam
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Mike McCready: il grunge che vive ancora tra le corde dei Pearl Jam
Di Kurt e Layne potremmo parlare per ore — e lo faremo, perché il 5 aprile porta con sé un peso enorme che il grunge porta tatuato addosso da trent'anni. Ma oggi vogliamo fermarci su qualcosa di diverso: il grunge che non è finito, quello che ancora vive, quello che ancora brucia tra le corde di una chitarra. Perché il 5 aprile è anche il compleanno di Mike McCready — ed è giusto che oggi, almeno una volta, sia lui al centro. Non nell'ombra di due giganti, ma sotto i riflettori che merita.
E chi lo ha visto dal vivo sa esattamente di cosa stiamo parlando. Chi era a Imola nel 2022 se lo ricorda bene: un uomo di 56 anni sul palco che suonava come se avesse ancora tutto da dimostrare. Folgorante. Ancora completamente in palla. Il tipo di performance che ti ricorda perché certi musicisti non invecchiano — evolvono.
🎸 Un chitarrista formato nel blues McCready non arriva al grunge per caso. La sua formazione passa per Stevie Ray Vaughan, per il blues elettrico texano, per un modo di suonare radicato nella tradizione ma capace di esplodere nel contesto post-punk di Seattle. Quando entra nella band con Stone Gossard e Jeff Ament — che con lui fondano i Mookie Blaylock, presto ribattezzati Pearl Jam — porta con sé un linguaggio chitarristico già compiuto, in grado di muoversi tra il lirismo e la scarica senza perdere identità.
⚡ Ten: dove tutto diventa leggendario Con l'album di debutto Ten del 1991 McCready consegna al mondo tre assoli che entrano immediatamente nella memoria collettiva del rock: Alive, Black, Even Flow. Non sono esercizi tecnici fini a se stessi — sono narrazioni sonore, costruite per sostenere e amplificare il peso emotivo della voce di Eddie Vedder. È raro trovare un chitarrista solista così capace di stare al servizio della canzone senza mai sparire dentro di essa.
🔥 Temple of the Dog e Mad Season: un musicista oltre i confini La grandezza di McCready non si esaurisce nel lavoro con i Pearl Jam. Nel 1991 partecipa al progetto Temple of the Dog — tributo ad Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone — insieme a Chris Cornell e ad alcuni futuri membri di Soundgarden. Il suo assolo in Reach Down, registrato in parte senza poter sentire la base per un problema tecnico alle cuffie, è considerato da lui stesso il suo momento più alto. Poi arriva Mad Season, side project con Layne Staley degli Alice in Chains: altra prova di una versatilità musicale che va ben oltre il ruolo nella band principale.
🌊 Una carriera costruita sulla coerenza McCready non ha mai cercato la carriera solista di profilo alto, non ha mai abbandonato la band per inseguire altro. Trent'anni con i Pearl Jam, attraverso ogni fase del loro suono — dal grunge esplosivo degli esordi alle sonorità più mature di Yield, Binaural e oltre — senza perdere il filo di quel blues originario che è sempre rimasto al centro del suo modo di suonare. È una scelta rara nel rock, e dice molto sul tipo di musicista che è.

🖤 Condannato a festeggiare nell'ombra — ma non per noi C'è qualcosa di ironico e un po' crudele nel destino di McCready: nascere il 5 aprile significa festeggiare ogni anno il proprio compleanno nella stessa data in cui il rock commemora Cobain e Staley. Due giganti, due perdite enormi, una data che il grunge porta come una ferita aperta. McCready non lo ha mai detto pubblicamente in modo lamentoso — non è nel suo stile. Ma è impossibile non pensarci. Oggi, però, quella data è anche la sua. E lui è ancora qui, ancora sul palco, ancora con quella chitarra in mano che urla cose vere.
🎵 Il brano da ascoltare oggi Alive dei Pearl Jam: perché è lì, in quell'assolo finale che non smette di crescere, che McCready dice tutto quello che serve sapere su di lui. Non servono parole. Basta accendere il volume.
💬 Top comment YouTube "That solo at the end is not of this world. McCready is so underrated as a guitarist. Every note he plays means something." "Quell'assolo finale non è di questo mondo. McCready è talmente sottovalutato come chitarrista. Ogni nota che suona significa qualcosa." — @rocklegends_forever
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