30 novembre 1979: i Pink Floyd alzano The Wall
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Pink Floyd – The Wall: il muro che cambia il rock

Introduzione – Pink Floyd, Londra e la nascita di un muro
Alla fine degli anni ’70 i Pink Floyd sono già una delle band più influenti della storia: da The Piper at the Gates of Dawn a Dark Side of the Moon e Wish You Were Here, hanno ridefinito il rock psichedelico e progressivo con suite, concept album e produzioni maniacali.
Il 30 novembre 1979 pubblicano The Wall, undicesimo album in studio e ambiziosissima rock opera firmata soprattutto dalla penna di Roger Waters. Al centro c’è Pink, star del rock che, pezzo dopo pezzo, costruisce un muro mentale per difendersi da lutti, bullismo, fama tossica e alienazione. Ogni brano è “un mattone” in quel muro, fino al processo finale e alla possibile demolizione.
Dietro le quinte – Studio, suoni, copertina
La gestazione di The Wall è lunga e intensa. I Pink Floyd registrano tra Inghilterra, Francia e Stati Uniti, con la produzione di Bob Ezrin al fianco di Waters, David Gilmour e James Guthrie. L’obiettivo è chiaro: trasformare la musica in un film per le orecchie.
Il suono è monumentale: batteria secca, bassi profondi, chitarre taglienti, synth e arrangiamenti orchestrali che amplificano il dramma interiore di Pink. L’iconica copertina sembra quasi “anti-rock”: un semplice muro bianco a mattoni, con la scritta irrequieta disegnata dal cartoonist Gerald Scarfe, lo stesso che firmerà animazioni e personaggi deformi dell’universo The Wall.
L’aneddoto – Il coro segreto di “Another Brick in the Wall (Part 2)”
Uno degli aspetti più celebri di The Wall è il coro di bambini in “Another Brick in the Wall (Part 2)”, brano-manifesto contro un’educazione repressiva e disumanizzante. Per ottenerlo, l’ingegnere Nick Griffiths va in una scuola di Londra, l’Islington Green School, e registra una classe di studenti guidati dal loro insegnante.
La cosa incredibile? Il preside non viene nemmeno avvisato, i ragazzi non immaginano di star partecipando a un pezzo di storia del rock e, all’epoca, non ricevono alcun compenso proporzionato al successo del singolo. Anni dopo, alcuni di loro racconteranno la storia e chiederanno il riconoscimento economico per quel coro che ha fatto il giro del mondo, trasformando una frase contro “education” e “thought control” in slogan generazionale.
Singoli, classifiche e critica – The Wall diventa classico
Al momento dell’uscita, The Wall divide la critica: c’è chi lo considera un capolavoro assoluto e chi parla di delirio megalomane. Il pubblico, però, non ha esitazioni. L’album vola ai vertici delle classifiche internazionali, resta per settimane al n.1 negli Stati Uniti e vende milioni di copie in tutto il mondo.
“Another Brick in the Wall (Part 2)” diventa l’unico vero n.1 dei Pink Floyd in UK e USA, mentre brani come “Run Like Hell” e soprattutto “Comfortably Numb” entrano subito nel canone del rock. Con il tempo, The Wall si stabilizza in ogni lista di “dischi da ascoltare almeno una volta nella vita”, punto di riferimento per chiunque voglia raccontare una storia personale attraverso un album.
Il muro sul palco – Il tour e la caduta finale
Tra il 1980 e il 1981 i Pink Floyd portano The Wall dal vinile al palco con uno show che diventa leggenda. Durante il concerto, un vero muro di mattoni viene costruito tra la band e il pubblico, finché la barriera non separa completamente musicisti e platea. Solo alla fine, nel momento della catarsi, il muro crolla in un boato di luci, suoni e applausi.
Sul fondale scorrono animazioni e immagini disegnate da Gerald Scarfe: insegnanti-mostro, martelli che marciano in fila, fiori che si trasformano, maschere deformi. È teatro rock, è cinema dal vivo: il pubblico assiste non solo a un concerto, ma a una vera e propria rappresentazione dell’implosione di Pink.

Dal vinile allo schermo – Pink Floyd – The Wall (il film)
Nel 1982 la storia fa un ulteriore salto: esce il film Pink Floyd – The Wall, diretto da Alan Parker. La pellicola unisce sequenze live-action e animazione, senza dialoghi tradizionali, lasciando che siano le canzoni a guidare la narrazione.
Il film è un viaggio allucinato dentro il trauma: l’infanzia segnata dalla guerra, la scuola opprimente, i rapporti sentimentali che non reggono il peso del muro. Se l’album è già intenso di suo, il film ne esaspera i contrasti, rendendo ancora più iconiche le immagini legate a brani come “Another Brick in the Wall”, “Run Like Hell” e “Comfortably Numb”.
Ascolto consigliato – “Comfortably Numb”
Se dovessimo scegliere un solo brano per entrare nel mondo di The Wall, sarebbe “Comfortably Numb”. Nato dallo scontro-incontro tra Waters e Gilmour, è il cuore emotivo dell’album: una strofa fredda e distaccata, quasi clinica, e un ritornello che si apre in una delle melodie più luminose di sempre.
I due assoli di chitarra di David Gilmour in questo pezzo sono spesso citati tra i più belli della storia del rock: note lunghe, vibrato espressivo, costruzione perfetta della tensione. In poco più di sei minuti, “Comfortably Numb” racconta cosa vuol dire anestetizzare il dolore… e poi lasciarlo esplodere attraverso la musica.
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