Storie Rock – John Entwistle e Boris the Spider
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Boris the Spider e l’ultima notte: il lato oscuro di John Entwistle
Las Vegas, 27 giugno 2002. In una stanza dell’Hard Rock Hotel, l’uomo piu’ silenzioso del rock se ne va nel sonno, alla vigilia di un tour. John Entwistle, soprannominato The Ox, bassista e cofondatore degli Who, aveva 57 anni. Ma per capire chi fosse davvero quest’ombra tonante bisogna tornare indietro di trentasei anni, al 1966, quando questo timido gigante scrisse e canto’ una filastrocca grottesca su un ragno, tirando fuori dalla gola una voce che sembrava arrivare dall’abisso. Quel brano si chiamava Boris the Spider, e racconta il suo lato piu’ segreto: ironico, oscuro, geniale.
Il bambino col corno francese
John Alec Entwistle nasce a Chiswick, Londra ovest, il 9 ottobre 1944. La madre suona il piano, il padre la tromba: la musica e’ in casa fin dall’inizio. Studia pianoforte dai sette agli undici anni, poi passa alla tromba e al corno francese, ed e’ l’unico dei futuri Who ad avere una formazione musicale vera. Prima di vivere di musica fa l’impiegato all’ufficio delle tasse. Alla Middlesex School conosce un ragazzo magro e nasuto che diventera’ il suo complice per la vita: Pete Townshend. Tra una banda e l’altra scopre il basso, e capisce subito che e’ quello il suo posto.
Il basso come arma
Negli Who succede una cosa rara. Townshend prende per se’ le parti ritmiche e lascia il ruolo solista al basso. Entwistle raccoglie la sfida e reinventa lo strumento: lo porta in alto, nel registro acuto, con un suono cristallino e tagliente e una potenza che lo rende il bassista piu’ rumoroso in circolazione. Lo chiamano The Ox per la sua imperturbabilita’ e Thunderfingers per la velocita’ fulminea delle dita. Mentre Daltrey roteava il microfono, Townshend spaccava la chitarra e Keith Moon sfondava i tamburi, lui restava immobile: il punto fermo dentro l’uragano.
Boris the Spider, il ragno che ride nel buio
Nel 1966, sull’album A Quick One, compare un brano che non somiglia a nient’altro. Boris the Spider nasce per gioco, una sera, mentre Entwistle e Bill Wyman dei Rolling Stones si divertono a inventare nomi assurdi per animali. Lo scrive e lo canta lui, scendendo con la voce fino a un growl profondissimo sul ritornello: e’ tra i primi death growl della storia della musica popolare, decenni prima che il metal estremo lo facesse suo. Umorismo nero, atmosfera grottesca, un ragno che finisce schiacciato. Diventa il suo brano simbolo, quello che il pubblico gli chiedeva a ogni concerto.
La prima volta che sentii quel ritornello, da ragazzo, non sapevo se ridere o avere paura. Era questo il bello di Entwistle: ti faceva sorridere e rabbrividire nello stesso istante.
Il quieto e il dissipatore
Fuori dal palco era timido, gentile, parlava poco. Ma il suo lato oscuro era un altro: la dissipazione. Colleziono’ chitarre a centinaia, armature medievali, animali impagliati, e visse nella tenuta di Quarwood come un eccentrico signore di campagna, spendendo molto piu’ di quanto incassasse. Alla sua morte gli eredi dovettero vendere quasi tutto per pagare le tasse di successione. The Ox aveva l’understatement inglese nei modi e l’eccesso rock’n’roll nelle abitudini: una contraddizione che lo rese profondamente umano, e fragile.
L’ultima notte a Las Vegas
Torniamo a quella notte. Il 27 giugno 2002 Entwistle viene trovato senza vita nella stanza 658 dell’Hard Rock Hotel. Aveva passato la serata al bar con Daltrey e Townshend, poi era salito in camera. L’autopsia parla chiaro: un infarto innescato dalla cocaina su una grave cardiopatia ischemica che nessuno conosceva, nemmeno lui, con un’arteria ostruita del tutto e un’altra per tre quarti. Gli Who, sconvolti, decisero di non fermarsi: dal primo luglio il tour riparti’ con Pino Palladino al basso. Il funerale si tenne il 10 luglio a Stow-on-the-Wold. The Ox aveva lasciato l’edificio.

L’eredita’ del ragno
Cosa resta di John Entwistle? Resta un modo nuovo di pensare il basso, che da allora non e’ piu’ tornato a fare soltanto da tappeto. Lo hanno eletto miglior bassista di sempre, ha ispirato Geddy Lee dei Rush e Steve Harris degli Iron Maiden, ed entro’ con gli Who nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1990. Ogni volta che un basso si prende la scena con una linea melodica e potente, c’e’ dentro un po’ di lui. Il ragno di quella filastrocca grottesca continua a tessere la sua tela, nel silenzio, esattamente come faceva il suo autore.
🎧 Il brano del giorno: Boris the Spider (The Who, 1966)
Tra tutte le canzoni che Entwistle scrisse per gli Who, Boris the Spider e’ quella che lo racconta meglio: il bassista silenzioso che si fa avanti, prende il microfono e tira fuori la voce dell’incubo. Nata da una battuta tra amici, e’ diventata un piccolo classico di umorismo macabro, e quel growl profondissimo l’ha consegnata alla storia come uno dei primi vagiti del canto estremo. Il lato oscuro e ironico di un genio gentile, in due minuti e mezzo.
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@jooodsdssdd · 9 anni fa
«In 1966, The Who released the song “Boris the Spider,” which featured death growls sung in basso profondo by bass player John Entwistle. This can be considered one of the first uses of death growl in popular music»
Traduzione: «Nel 1966 gli Who pubblicarono “Boris the Spider”, che presentava death growl cantati in basso profondo dal bassista John Entwistle. Puo’ essere considerato uno dei primi utilizzi del death growl nella musica popolare.»
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