19 febbraio 1980 – Bon Scott: mito eterno degli AC/DC

19 febbraio 1980 – Bon Scott: mito eterno degli AC/DC

Il 19 febbraio 1980 il rock perde una delle sue voci più riconoscibili. Bon Scott, frontman e principale autore degli AC/DC, muore a soli 33 anni a Londra.

Un vuoto enorme. Un mito immediato.
Perché Bon non era solo un cantante: era un’attitudine.

Dalla Scozia all’Australia: le radici di un ribelle

Ronald Belford Scott nasce il 9 luglio 1946 a Kirriemuir, in Scozia. Nel 1952 la famiglia emigra in Australia per cercare un futuro migliore: prima Melbourne, poi Fremantle, vicino Perth.

È lì che la musica entra nella sua vita. Prima la cornamusa, poi la batteria. Lascia la scuola a 16 anni e fa mille lavori: macellaio, fornaio, postino. Ma la strada lo chiama altrove.

Bon non vuole un “nine to five”. Vuole il rock’n’roll.

Dai Valentines ai Fraternity: il carattere si forma

Con i Valentines vive un periodo pop di discreto successo, ma uno scandalo legato alla droga macchia la reputazione della band.

Passa poi ai Fraternity, gruppo jazz-rock con influenze blues. Tour in Europa, due album, esperienza e chilometri. In quel periodo un grave incidente in moto lo lascia in coma per giorni.

Quando si riprende, sembra quasi che la musica possa aspettare. In realtà sta per iniziare la vera storia.

L’ingresso negli AC/DC: nasce la leggenda

Nel 1974 entra negli AC/DC, inizialmente come autista e poi come cantante dopo l’uscita di Dave Evans.

L’alchimia con Angus Young e Malcolm Young è immediata.
L’immagine funziona: il cantante istrionico e provocatorio accanto allo scolaretto indemoniato.

Ma soprattutto funzionano le liriche.

Testi senza filtri: vita vera, niente moralismi

Bon Scott scrive di ciò che conosce: donne, strada, alcool, ironia, fatica, libertà.

Brani come:

  • “It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ’n’ Roll)”

  • “The Jack”

  • “Rock ’n’ Roll Singer”

  • “Highway to Hell”

diventano manifesti di un rock diretto, sfrontato, sincero.

Non inventa personaggi. Racconta sé stesso.

Il lato fragile: “Ride On”

Dietro il frontman provocatore c’era un uomo consapevole dei propri limiti.

In “Ride On” Bon ammette errori e debolezze. Promette di cambiare “uno di questi giorni”.

Non c’è romanticismo da cartolina. C’è verità. Ed è proprio questa verità a renderlo immortale.

19 febbraio 1980: cosa accadde davvero

Bon Scott viene trovato privo di sensi dopo una notte di eccessi a Londra.

Il verdetto ufficiale del coroner parla di intossicazione acuta da alcol (“acute alcohol poisoning”), classificata come death by misadventure.

La ricostruzione più diffusa racconta che, in stato di incoscienza, avrebbe aspirato il proprio vomito, soffocando.

Negli anni sono nate teorie alternative, ma la versione ufficiale resta quella: morte legata all’abuso di alcol con dinamica compatibile con asfissia da aspirazione.

L’eredità: prima di Back in Black

Dopo la sua morte, gli AC/DC scelgono di continuare con Brian Johnson. Pochi mesi dopo pubblicano Back in Black, dedicato a Bon.

Ma è importante ricordarlo:
senza Bon Scott, gli AC/DC non sarebbero diventati gli AC/DC.

Il suo modo di scrivere, il suo carisma, la sua ironia tagliente hanno definito l’identità della band.

Un “dimenticato” tra i giganti?

Spesso viene messo in ombra dall’enorme successo successivo della band.
Ma chi conosce davvero la storia del rock sa che Bon Scott è stato fondamentale.

Non era tecnicamente perfetto.
Era vero.

E nel rock, la verità pesa più di qualsiasi virtuosismo.

Il brano da riascoltare oggi

🎧 “Highway to Hell” – AC/DC

Il coro che unisce generazioni.
La strada che non si ferma.
La firma di Bon Scott sulla storia.


Commento che dice tutto

“I played this at the funeral of my grand father, he suddenly woke up just to turn the volume up.”

Il rock non resuscita i morti.
Ma li fa cantare ancora!



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