🔊 Bleach: il debutto grezzo dei Nirvana che anticipò il terremoto


Il 15 giugno 1989 una piccola etichetta indipendente di Seattle, la Sub Pop, pubblica Bleach, l'album d'esordio dei Nirvana. È un disco povero, scuro, registrato in fretta e con pochissimi soldi, da un trio che ancora pochi conoscono fuori dallo Stato di Washington: Kurt Cobain alla voce e alla chitarra, Krist Novoselic al basso e Chad Channing alla batteria. Nessuno, in quei giorni, può immaginare che da quei ragazzi cresciuti nella provincia operaia di Aberdeen, a un paio d'ore da Seattle, sarebbe arrivata di lì a poco la scossa destinata a cambiare il rock. Bleach non entra in classifica e passa quasi inosservato, ma resta la fotografia di una band nell'attimo esatto che precede l'esplosione: la materia grezza da cui, due anni più tardi, sarebbe nato il fenomeno globale.

Aberdeen, prima di tutto

Kurt Cobain cresce ad Aberdeen, cittadina del legname battuta dalla pioggia dove l'orizzonte sembra chiuso. È lì che incontra Krist Novoselic, gigante buono e bassista, con cui condivide l'amore per il punk e per il rumore. La scena di Seattle, intanto, è già in fermento da anni: i Green River hanno aperto la strada, i Melvins dettano il verbo del suono lento e pesante, e band come Soundgarden e Mudhoney stanno costruendo un'identità sonora riconoscibile. I Nirvana arrivano in questo brodo di coltura come gli ultimi venuti, affamati e ancora informi, ma con un songwriter segretamente capace di melodie che nessuno, attorno a loro, sa scrivere.

La Sub Pop e il singolo che aprì la porta

A scommettere su di loro è la Sub Pop di Bruce Pavitt e Jonathan Poneman, l'etichetta che sta inventando il marchio di fabbrica del suono di Seattle. Tutto comincia nel novembre 1988 con Love Buzz, primo disco in assoluto della collana Singles Club dell'etichetta: appena mille copie, numerate a mano. È un biglietto da visita ruvido che mette i Nirvana sul radar degli appassionati e della stampa inglese. Forte di quel piccolo clamore, la band prova per due o tre settimane in vista della registrazione di un album intero, anche se la Sub Pop, in origine, aveva chiesto soltanto un EP.

Reciprocal Recording: trenta ore e seicentosei dollari

Le sessioni si tengono ai Reciprocal Recording di Seattle con Jack Endino, il fonico-produttore che più di chiunque ha definito il “Seattle sound”. Si lavora soprattutto fra il 24 dicembre 1988 e il gennaio 1989, in cinque sedute per una trentina di ore complessive. Endino fattura 606,17 dollari: una cifra talmente irrisoria da diventare leggenda, tanto che verrà stampata sul retro del disco e, anni dopo, persino su una maglietta celebrativa. Ogni scelta è dettata dal budget: niente sovraincisioni inutili, niente fronzoli, tutto inciso quasi dal vivo per catturare la furia del trio nel minor tempo possibile.

Jason Everman, il fantasma in copertina

I Nirvana non hanno 606 dollari in tasca, e la Sub Pop non anticipa un centesimo. A pagare il conto è Jason Everman, amico del batterista Chad Channing, che mette i soldi guadagnati con la pesca commerciale in Alaska. Per ringraziarlo, la band lo accredita come seconda chitarra e lo mette in copertina, sul palco insieme agli altri. Il paradosso è che Everman non suona una sola nota su Bleach: entra nel gruppo per il tour e ne viene allontanato poco dopo. Anni più tardi diventerà un personaggio quasi romanzesco, arruolandosi nei Ranger dell'esercito americano e poi studiando filosofia. “Jason fu molto generoso” (“Jason was very generous”), ricorderà Novoselic.

Il suono di Bleach: fango, punk e l'ombra del Sabbath

Bleach è un disco di attrito. Le chitarre sono spesse e distorte, il ritmo lento e franoso eredita la lezione dei Melvins, mentre l'urgenza arriva dritta dal punk. In Negative Creep e Blew Cobain canta l'alienazione e la rabbia, in School riduce tutto a quattro versi che paragonano la scena di Seattle a un liceo pieno di cricche. Tre brani più cupi — Floyd the Barber, Paper Cuts e Downer — provengono da una sessione precedente con Dale Crover dei Melvins alla batteria. È un album volutamente monolitico e oscuro, dove l'unica crepa di luce è About a Girl, segnale di un talento melodico che la band, per ora, tiene quasi nascosto.

L'uscita silenziosa e il lento incendio

Alla pubblicazione, Bleach vende poco e non entra in classifica. La stampa di Seattle lo nota, il resto del mondo quasi no. La vera deflagrazione arriva nel 1991 con Nevermind: solo allora il pubblico torna indietro a cercare quel primo disco, che diventa il singolo più venduto della storia della Sub Pop e viene ristampato dalla Geffen nel 1992. Quello che era nato come un esordio quasi clandestino si trasforma, a posteriori, nel capitolo zero di una delle storie più potenti e tragiche del rock contemporaneo.

🎧 Il brano del giorno

Nirvana – Love Buzz

Prima ancora dell'album, c'era Love Buzz: non un pezzo di Cobain, ma una cover degli olandesi Shocking Blue, scritta da Robbie van Leeuwen. I Nirvana la trasformano in qualcosa di tutto loro, una colata che la stessa Sub Pop descrive come “heavy pop sludge” (“fango pop pesante”). Pubblicata nel novembre 1988 come primo 45 giri del Singles Club in mille copie numerate, è il disco che accende i riflettori sulla band: la versione del singolo ha un missaggio diverso e un collage sonoro montato da Cobain in apertura. Diventerà, col tempo, il singolo più venduto nella storia dell'etichetta — la miccia, prima del fuoco.

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@deddyn3309 · 5 anni fa
“Novoselic bass line is a true secret weapon of Nirvana”

Traduzione: “la linea di basso di Novoselic è una vera arma segreta dei Nirvana.”


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