Il Calendario del Rock "Accadde Oggi" 29 Aprile

Rock "Accadde Oggi" 29 Aprile

29 Aprile – Tra padri del British rock e voci che lasciano il segno

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Il 29 aprile è un giorno che attraversa l'intera mappa del rock, dallo skiffle dei pub londinesi al grunge dei club di Seattle, passando per la copertina più iconica dei Beatles, le frange dei mod, i synth della new wave e le grida nel deserto degli Yeah Yeah Yeahs. Un calendario che mette in fila pionieri, voci uniche, scelte coraggiose e album che hanno cambiato decadi intere.

In questa data si nasce molto: si nasce all'arte, alla musica, a un'idea diversa di palcoscenico. Ma è anche un giorno di addii pesanti, dalle Spiders from Mars al frontman gallese che ha trasformato la sua malattia in un canto collettivo. Un giorno che racconta come il rock, sempre, sappia rinascere.

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🎉 COMPLEANNI

29 aprile 1931 – Lonnie Donegan Glasgow, Scozia. Anthony James "Lonnie" Donegan è una di quelle figure che hanno acceso una miccia e poi sono rimaste un po' ai margini della narrazione ufficiale, pur essendo determinanti. Il "Re dello skiffle" trasforma il banjo, la chitarra acustica e il washboard in un suono ruvido e ballabile che invade la Gran Bretagna degli anni Cinquanta. Il suo Rock Island Line diventa il manuale d'uso per migliaia di ragazzi inglesi: tra loro un certo John Lennon, che fonda i Quarrymen proprio sull'onda dello skiffle. Senza Donegan, il British rock sarebbe arrivato più tardi e con un altro accento. Si spegne il 3 novembre 2002.

29 aprile 1934 – Otis Rush Philadelphia, Mississippi. Cresciuto nel Delta e formatosi a Chicago, Otis Rush è uno dei chitarristi che fondono il blues elettrico con quella scrittura emotiva che ispirerà Eric Clapton, Peter Green, Mike Bloomfield. La sua I Can't Quit You Baby viene presa in prestito dai Led Zeppelin per il loro debutto, e il suo stile vibrato, la sua voce piena, il suo modo di torcere la Stratocaster mancina diventano materia di studio per intere generazioni di chitarristi rock. Bluesman dell'anima, Rush porta il West Side di Chicago dentro le radici del rock britannico. Si spegne il 29 settembre 2018.

29 aprile 1938 – Klaus Voormann Berlino, Germania. Quando si parla di artisti che hanno disegnato la storia del rock — letteralmente — il nome di Klaus Voormann viene sempre per primo. Amico dei Beatles fin dai giorni di Amburgo, è lui a firmare la copertina collage di Revolver, che gli vale il Grammy Award e che resta uno dei capolavori grafici della storia del pop. Ma Voormann non è solo grafico: bassista dei Manfred Mann, membro fondatore della Plastic Ono Band, suona su brani fondamentali di John Lennon, George Harrison e Ringo Starr. Una vita intera dentro la cerchia più stretta dei Fab Four.

29 aprile 1947 – Tommy James Dayton, Ohio. Cantante dei Tommy James and the Shondells, è il volto pulito e ribelle del garage rock americano di metà anni Sessanta. Hanky Panky, Mony Mony, Crimson and Clover: brani che entrano nel DNA della radio AM e che decadi dopo finiranno reinterpretati da Billy Idol, Joan Jett e Tiffany. Tommy James è uno di quegli artisti che riescono a restare dentro l'immaginario rock senza essere mai veramente lontani dal pop, vivendo in quella zona luminosa dove il bubblegum incontra la psichedelia.

29 aprile 1953 – Bill Drummond Butterworth, Sudafrica. Scozzese d'adozione, Bill Drummond è uno dei personaggi più imprevedibili della storia del rock britannico. Fondatore della Zoo Records di Liverpool, scopritore di band come Echo & the Bunnymen e Teardrop Explodes, militante nei Big in Japan con Holly Johnson e Ian Broudie. Ma è con i KLF, insieme a Jimmy Cauty, che entra nella leggenda: numeri uno mondiali e poi il gesto definitivo, bruciare un milione di sterline su un'isola scozzese nel 1994. Provocatore, artista, agitatore: un rocker travestito da concettuale.

29 aprile 1960 – Phil King Londra, Inghilterra. Bassista di formazione punk e shoegaze, Phil King ha attraversato decadi di musica indipendente britannica con una discrezione tutta sua. Membro dei Servants, dei Jesus and Mary Chain durante l'epoca Stoned & Dethroned e Munki, e soprattutto bassista dei Lush nel periodo d'oro della 4AD. La sua linea di basso è la spina dorsale di brani come Single Girl e Ladykillers, e il suo legame con la chitarrista Emma Anderson resta uno dei sodalizi più intensi della scena britpop al femminile.

29 aprile 1973 – Mike Hogan Limerick, Irlanda. Bassista e cofondatore dei Cranberries insieme al fratello Noel, Mike Hogan è la metà ritmica di una delle band irlandesi più amate degli anni Novanta. Linger, Dreams, Zombie: canzoni costruite anche sulle sue linee di basso pulsanti, emotive, mai invadenti. Dopo la scomparsa improvvisa di Dolores O'Riordan nel gennaio 2018, è proprio Mike Hogan a tornare in studio con Noel e Fergal Lawler per completare In the End, l'album che chiude per sempre il cerchio Cranberries con dignità e amore.

29 aprile 1981 – Tom Smith Birmingham, Inghilterra. Frontman degli Editors, voce baritonale e profonda che ha contribuito a definire l'estetica post-punk revival britannica degli anni Duemila. Con The Back Room e An End Has a Start gli Editors entrano nel discorso che vedeva Interpol, Joy Division e Echo & the Bunnymen come ascendenti dichiarati. Tom Smith canta il disagio, l'attesa, il distacco con una teatralità che ricorda Ian Curtis, ma con uno sguardo proprio. Una voce che sa farsi ascoltare anche nei silenzi.

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📀 PUBBLICAZIONI

In the City (singolo) – The Jam (1977) Esce il singolo di debutto dei The Jam, e la scena mod riapre i battenti con un'energia che sa di punk e di Sixties insieme. Paul Weller scrive un inno di adolescenza e città, di giubbotti stretti e Lambretta, di chitarre Rickenbacker e cori che sembrano usciti da un disco degli Who del '65. In the City entra nella Top 40 inglese e inaugura una corsa di diciotto singoli consecutivi nella classifica britannica. Più che un debutto, è una dichiarazione d'identità: Weller e i suoi non rincorrono il punk, lo fanno camminare in giacca e cravatta.

Be Yourself Tonight – Eurythmics (1985) Annie Lennox e Dave Stewart abbandonano definitivamente l'estetica synth-pop più gelida e si lanciano dentro il rock e il soul a piene mani. Viene pubblicato un album che ospita Aretha Franklin in Sisters Are Doin' It for Themselves, Stevie Wonder in There Must Be an Angel (Playing with My Heart) — il loro unico numero uno britannico — ed Elvis Costello in Adrian. Un disco che porta gli Eurythmics nelle Top 10 di mezzo mondo e che mostra una Lennox bionda, decisa, padrona della sua voce e della sua immagine. La maturità artistica del duo.

Mr. Bad Guy – Freddie Mercury (1985) Il primo album solista di Freddie Mercury viene pubblicato a Monaco di Baviera per la Columbia/CBS, con Reinhold Mack alla coproduzione. Mercury esce dai confini Queen e si butta dentro la dance, il pop orchestrale, la ballad melodrammatica con un'esuberanza che è solo sua. I Was Born to Love You, Living on My Own, Made in Heaven — quest'ultima poi ripresa dai Queen nell'omonimo album postumo del 1995 — sono il cuore di un disco che oggi suona come un manifesto della sua doppia anima: rock theatrical e disco-romantica. Un album dedicato al gatto Jerry e a tutti gli amanti dei felini.

Shake the Disease (singolo) – Depeche Mode (1985) Estratto dalla raccolta The Singles 81-85, Shake the Disease è una delle ballate elettroniche più malinconiche del catalogo Depeche Mode. Martin Gore scrive una canzone su quell'incapacità di farsi capire da chi si ama, e Dave Gahan la trasforma in qualcosa di solenne e fragile insieme. Il videoclip diretto da Peter Care è il primo di una trilogia visiva. Il singolo arriva nella Top 20 britannica e diventa, negli anni, una di quelle canzoni che i fan della band tengono strette al cuore: meno hit di altre, ma più dirette.

Twenty – Lynyrd Skynyrd (1997) Il nono album in studio dei Lynyrd Skynyrd viene rilasciato a vent'anni esatti dalla tragedia aerea che il 20 ottobre 1977 portò via Ronnie Van Zant, Steve Gaines e Cassie Gaines. Il titolo è un omaggio diretto, e il disco è un manifesto della seconda vita della band, ora con Johnny Van Zant alla voce, Rickey Medlocke e Hughie Thomasson alle chitarre. Registrato ai Muscle Shoals Sound Studios, Twenty riporta i Lynyrd Skynyrd al Southern rock delle origini con una nuova consapevolezza, e include il duetto virtuale tra Johnny e Ronnie su Travelin' Man.

Fever to Tell – Yeah Yeah Yeahs (2003) Il debutto degli Yeah Yeah Yeahs viene pubblicato per Interscope ed è una bomba a orologeria che esplode nel cuore della scena post-9/11 newyorkese. Karen O urla, sussurra, lecca microfoni e si rotola sul palco; Nick Zinner taglia accordi con la precisione di un chirurgo punk; Brian Chase martella con una sapienza ritmica fuori scala. Maps diventa la ballad indie definitiva degli anni Duemila, Date with the Night è punk-disco di razza pura. Il New York Times lo elegge album dell'anno, e il rock alternativo trova una nuova icona femminile.

Nine Lives – Steve Winwood (2008) Il nono album in studio di Steve Winwood viene pubblicato dalla Columbia con un Eric Clapton sopra le righe sulla title track Dirty City. Winwood torna alle radici, all'organo Hammond, al groove caldo che lo aveva reso celebre con lo Spencer Davis Group, i Traffic, i Blind Faith. Nine Lives è un disco lento, profondo, raffinato, cucito sulla voce sempre più matura del polistrumentista britannico. Debutta al numero 12 della Billboard 200 e dimostra che certi musicisti, semplicemente, non smettono mai di avere qualcosa da dire. È il suo ultimo album in studio fino a oggi.

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📌 EVENTI E CURIOSITÀ

1963 – Andrew Loog Oldham diventa manager dei Rolling Stones A diciannove anni, Andrew Loog Oldham firma il contratto che cambia la storia del rock britannico. Ex pubblicista di Brian Epstein e dei Beatles, Oldham incrocia i Rolling Stones a un concerto al Crawdaddy Club di Richmond e capisce subito che quei cinque ragazzi sporchi e rumorosi possono diventare l'antitesi perfetta dei Fab Four di Liverpool. È lui a costruire l'immagine "bad boys" della band, a spingere Mick e Keith a scrivere brani propri, a rivoluzionare il modo di promuovere un gruppo rock. Senza Oldham, gli Stones sarebbero rimasti una band di blues bianco. Con lui, diventano un mito.

1967 – "14 Hour Technicolor Dream" all'Alexandra Palace A nord di Londra, alle 20:00, si apre uno degli eventi simbolo della Swinging London e della controcultura psichedelica britannica. Quattordici ore di musica, performance, light show e proiezioni multimediali: sul palco si alternano Soft Machine, Pretty Things, Tomorrow, John's Children, Yoko Ono. All'alba, a chiudere la maratona, i Pink Floyd di Syd Barrett, freschi del singolo Arnold Layne, mentre una luce reale entra dalle vetrate dell'Alexandra Palace. È il momento in cui il rock psichedelico inglese si presenta al mondo con tutta la sua ambizione visionaria.

1969 – Ringo Starr registra Octopus's Garden Dentro gli studi di Abbey Road, Ringo Starr lavora alla sua seconda canzone solista in un album dei Beatles, dopo Don't Pass Me Out di White Album. Octopus's Garden è una ninna nanna psichedelica nata su uno yacht in Sardegna, dove un capitano gli aveva raccontato come i polpi raccolgono pietre per arredarsi le tane sul fondo del mare. George Harrison contribuisce con riff e armonie, Paul McCartney con il basso, John Lennon con la chitarra. Il brano sarà incluso in Abbey Road, l'ultimo album registrato dai Beatles, e resta una delle canzoni più tenere mai scritte da Ringo.

1976 – Bruce Springsteen scala il muro di Graceland Dopo un concerto a Memphis, durante il Born to Run Tour, Bruce Springsteen prende un taxi in piena notte e si fa portare a Graceland. Vuole conoscere Elvis Presley. Scavalca il muro perimetrale e viene fermato dalla sicurezza, che lo prende per uno dei tanti fan ossessionati. Bruce prova a spiegare di essere un cantante, di essere stato sulla copertina di Time e Newsweek poche settimane prima. Niente. Viene scortato fuori. Elvis dorme. Springsteen non lo conoscerà mai. È un episodio piccolo che racconta tutto: l'idolatria, la distanza, il rock che vive di leggende sfiorate.

1980 – I Black Sabbath iniziano il primo tour con Ronnie James Dio A Aachen, in Germania, parte ufficialmente il Heaven and Hell Tour dei Black Sabbath. È il primo tour senza Ozzy Osbourne, con Ronnie James Dio dietro al microfono. Il pubblico è scettico, ma bastano poche date perché la critica e i fan capiscano che la band ha trovato una nuova vita. La voce operistica di Dio, capace di sostenere note alte e narrazioni epiche, riapre il futuro dei Sabbath. Heaven and Hell, l'album appena uscito, diventerà uno dei capitoli più amati dell'intera discografia, e il tour entra nella storia come una resurrezione metal.

1992 – I Soundgarden e i Pearl Jam al Bronco Bowl di Dallas Texas. I Soundgarden di Chris Cornell sono headliner, i Pearl Jam in apertura: due band che stanno per cambiare per sempre il volto del rock americano. Badmotorfinger è uscito da pochi mesi, Ten sta scalando le classifiche. Davanti a 2.525 persone si consuma uno di quei concerti che diventeranno leggenda solo a posteriori, quando si capirà cosa è successo a Seattle in quei mesi. Cornell e Vedder, sullo stesso palco, sono già in qualche modo l'inizio e la fine di una stagione che il grunge avrebbe definito per sempre.

1995 – I Mad Season Live at the Moore di Seattle Al Moore Theatre di Seattle, i Mad Season — il supergruppo formato da Layne Staley degli Alice in Chains, Mike McCready dei Pearl Jam, John Baker Saunders dei Walkabouts e Barrett Martin degli Screaming Trees — tengono il loro ultimo concerto. Il bootleg di quella serata, pubblicato come Live at the Moore, diventa uno dei documenti più toccanti della scena di Seattle. La voce di Staley, già segnata, attraversa River of Deceit, I Don't Know Anything, Long Gone Day. Mad Season non torneranno mai più tutti insieme su un palco.

1999 – Tommy Lee annuncia di lasciare i Mötley Crüe Los Angeles. Un comunicato stampa ufficiale dichiara che Tommy Lee non parteciperà al Maximum Rock Tour estivo della band e ha dato le dimissioni dai Mötley Crüe. Dopo diciotto anni alla batteria, dopo i tour leggendari e gli abusi che lo avevano portato in carcere, dopo l'incontro e la separazione con Pamela Anderson, Tommy decide di voltare pagina. Fonderà i Methods of Mayhem, esplorerà il rap-metal, tornerà nei Crüe nel 2004. Ma quel giorno chiude un capitolo enorme: i Mötley Crüe senza Tommy Lee non sono più la stessa cosa.

2007 – Gli Arctic Monkeys debuttano al numero uno UK con Favourite Worst Nightmare Il secondo album degli Arctic Monkeys debutta al numero uno della UK Albums Chart, vendendo 227.000 copie nella prima settimana. Tutti e dodici i brani entrano nella Top 200 dei singoli britannici. Alex Turner, Jamie Cook, Matt Helders e il nuovo bassista Nick O'Malley dimostrano di non essere stati una meteora: dopo il debutto record di Whatever People Say I Am, That's What I'm Not, Brianstorm, Fluorescent Adolescent e 505 mostrano una band che cresce, che osa, che riscrive la propria mappa sonora dopo solo un anno e mezzo dal primo disco.

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🕯️ MORTI & COMMEMORAZIONI

29 aprile 1993 – Mick Ronson Hammersmith, Londra. Si spegne a quarantasei anni Mick Ronson, il chitarrista che ha disegnato il suono di David Bowie nell'era Ziggy Stardust. Cancro al fegato, dopo una vita passata accanto ai grandi: Bowie e gli Spiders from Mars, Bob Dylan nel Rolling Thunder Revue, Ian Hunter dei Mott the Hoople, Morrissey nel suo primo album solista. Senza Ronson, The Rise and Fall of Ziggy Stardust non avrebbe avuto quella tensione tra glam, hard rock e teatro decadente. La sua chitarra è una delle più riconoscibili degli anni Settanta. Bowie lo definì "il più importante collaboratore della mia carriera".

29 aprile 2014 – Paul Goddard Atlanta, Georgia. Muore di cancro, a sessantotto anni, il bassista cofondatore degli Atlanta Rhythm Section. Sue le linee di basso di hit come So Into You, Imaginary Lover, I'm Not Gonna Let It Bother Me Tonight. Il suo assolo in Another Man's Woman, dal live album Are You Ready! del 1979, viene votato da Rolling Stone tra i cinque migliori assoli di basso di sempre. Goddard era uscito dalla band negli anni Ottanta e aveva ripreso a suonare con loro dal 2011, fino agli ultimi giorni. Un bassista melodico, sobrio, riconoscibile in tre note.

29 aprile 2021 – John Hinch Birmingham, Inghilterra. Si spegne a settantatré anni John Hinch, primo batterista dei Judas Priest. È lui dietro alla batteria di Rocka Rolla, l'album di debutto della band del 1974, prima che Les Binks e poi Dave Holland prendessero il suo posto. Hinch fa parte di quella prima formazione che porta i Judas Priest fuori dai pub di Birmingham e li avvia verso la rivoluzione metal degli anni Ottanta. La sua morte chiude un capitolo della storia del British heavy metal e ricorda che ogni band leggendaria nasce sempre da un nucleo di musicisti che non sempre hanno preso il volo con loro.

29 aprile 2025 – Mike Peters Manchester, Inghilterra. Si spegne a sessantasei anni, dopo trent'anni di lotta contro tre forme di cancro al sangue, Mike Peters, frontman dei gallesi The Alarm. La sua voce ha aperto i tour degli U2 nel 1983, ha cantato Sixty Eight Guns, Spirit of '76, Rain in the Summertime, Strength. Cofondatore della Love Hope Strength Foundation, raccolse fondi per la ricerca oncologica anche organizzando concerti al campo base dell'Everest. Insignito del MBE nel 2019. Il suo ultimo album, Forwards, era stato scritto durante le terapie. Lascia la moglie Jules e i figli Dylan ed Evan, e una traccia immensa di umanità dentro al rock britannico.

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🎧 Playlist consigliata

Lonnie Donegan → Rock Island Line

Otis Rush → I Can't Quit You Baby

The Beatles → Octopus's Garden

The Jam → In the City

Eurythmics → There Must Be an Angel (Playing with My Heart)

Freddie Mercury → Living on My Own

Depeche Mode → Shake the Disease

Black Sabbath → Heaven and Hell

Mad Season → River of Deceit

Mick Ronson → Moonage Daydream – David Bowie

Yeah Yeah Yeahs → Maps

Arctic Monkeys → 505

The Cranberries → Linger

Editors → Munich

The Alarm → Sixty Eight Guns

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A domani, con un altro giorno che lascia il segno nel rock. 🎸

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