Il disco che nessuno voleva: Tom Waits e Swordfishtrombones

Tom Waits seduto a un tavolo di cucina con il giornale e la sigaretta, foto promozionale Asylum del 1979-80

Guardatelo bene, in questa foto: giacca a quadri, sigaretta, il giornale aperto sulla pagina degli annunci, la cucina disordinata. È una foto promozionale che gli aveva fatto scattare la sua casa discografica intorno al 1980. È esattamente il personaggio che il mondo si aspettava da Tom Waits: il barbone poeta, il pianista da bar chiuso alle quattro, l'ubriaco simpatico che scrive canzoni tristi.

Tre anni dopo, il 1° settembre 1983, Waits pubblica un disco che manda in pezzi quel personaggio. Si chiama Swordfishtrombones, e nessuno lo voleva.

Il primo licenziamento è sé stesso

Nel 1982 Waits chiude con tutto quello che aveva. Con Bones Howe, il produttore che gli aveva fatto sette dischi di fila. Con Herb Cohen, il manager che gli aveva costruito la carriera. E con l'idea stessa di sé stesso: basta pianoforte, basta archi, basta il jazz da dopoguerra.

Il merito, dice lui, è di Kathleen Brennan, che aveva sposato nel 1980 dopo averla conosciuta sul set di Un sogno lungo un giorno di Coppola. Fu lei a mettergli in mano i dischi di Captain Beefheart e la musica di Harry Partch, quello che si costruiva gli strumenti da solo. Fu lei a dirgli che poteva scrivere in un altro modo. Waits ha ripetuto per quarant'anni la stessa frase: la parte migliore della sua carriera comincia quando ha smesso di decidere da solo.

Le canzoni le scrive in due settimane in Irlanda. Le incide nell'agosto 1982 ai Sunset Sound di Hollywood, e le produce lui: è il primo disco autoprodotto della sua vita.

Marimba, corni e una sedia trascinata

La copertina di Swordfishtrombones di Tom Waits, Island Records 1983

Dentro Swordfishtrombones non c'è quasi niente di quello che c'era prima. Ci sono la marimba bassa, la fisarmonica, il banjo, i corni, un armonium, percussioni suonate su oggetti trovati. Le ritmiche vanno in tempi storti. La voce non canta più: latra, borbotta, recita.

Ci sono pezzi che sembrano rumore d'officina — "Dave the Butcher", "Just Another Sucker on the Vine" — e altri che sono le cose più tenere che avesse mai scritto, come "Johnsburg, Illinois", che dura un minuto e mezzo ed è dedicata a Kathleen. E c'è "16 Shells from a Thirty-Ought Six", con la riga che chiunque abbia sentito questo disco si porta dietro: "I'm gonna whittle you into kindling", ti riduco a legna da ardere.

«Quella roba lì non la compra nessuno»

Finito il disco, Waits lo porta alla Asylum, l'etichetta con cui stava dal 1973. La Asylum lo rifiuta. Non discute il prezzo, non chiede modifiche: dice di no.

Se lo prende Chris Blackwell, il fondatore della Island — quello che aveva portato Bob Marley fuori dalla Giamaica. Blackwell l'ha raccontata così: chi comandava alla Elektra a quel tempo pensava che dischi di quel genere non li avrebbe comprati nessuno.

Avevano ragione sui numeri: Swordfishtrombones arriva al numero 167 in America e al 62 in Inghilterra. Avevano torto su tutto il resto. Da quel disco parte la trilogia con Rain Dogs (1985) e Franks Wild Years (1987), cioè il Tom Waits che oggi conoscono tutti — quello che finisce nei film di Jarmusch, quello che i Ramones e gli Screamin' Jay Hawkins avrebbero riconosciuto come uno di famiglia, quello che ha insegnato a due generazioni di musicisti che si può registrare una porta che sbatte e chiamarla percussione.

Il 1° settembre 1983 Tom Waits aveva trentatré anni e aveva appena buttato via il personaggio che lo faceva mangiare. È l'unico modo in cui si diventa qualcuno per davvero.

"Swordfishtrombone", il pezzo che dà il titolo all'album, dal canale ufficiale di Tom Waits.


@kevinarnold831 · 2 anni fa
«If I could be a record, I'd be Swordfishtrombones»

Traduzione: «Se potessi essere un disco, sarei Swordfishtrombones.»


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📚 Fonti e crediti

Data di uscita, etichetta, sessioni e formazione da Wikipedia EN (voce Swordfishtrombones) e da tomwaits.com. Il rifiuto della Asylum e la frase di Chris Blackwell sono riportati nella stessa voce e ripresi da uDiscover Music. Le posizioni in classifica sono quelle di Billboard e della Official Charts Company. Foto di apertura: foto promozionale Asylum Records di Greg Gorman, circa 1979-80 — pubblico dominio, via Wikimedia Commons. Immagine nel testo: copertina di Swordfishtrombones, Island Records 1983. Il commento è tradotto dai commenti al video ufficiale di "Swordfishtrombone" su YouTube.

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