STORIE ROCK — 17 MAGGIO — A Light in the Black: il sequel di Stargazer e l'invenzione dello speed metal


17 maggio 1976 – Rising dei Rainbow: il giorno in cui Ritchie Blackmore e Ronnie James Dio reinventarono il metal


C'è una coincidenza meravigliosa nella storia del rock: il 16 maggio 2010 muore a Houston Ronnie James Dio, voce simbolo del metal. Esattamente un giorno dopo, ricorre l'anniversario dell'uscita del suo capolavoro: Rising dei Rainbow, pubblicato il 17 maggio 1976. Cinquant'anni fa esatti, due settimane fa per essere precisi. Sei brani, trentatré minuti, registrati a Monaco di Baviera in meno di un mese. Considerato dai lettori di Kerrang! nell'ottobre 1981 — quando il magazine era ancora alla quarta uscita — il miglior album metal di tutti i tempi. Un disco che non solo ha definito l'epic metal, ma ha inventato in anticipo il symphonic metal, il power metal e persino tracce di speed metal che verranno pienamente sviluppate solo cinque anni dopo dalla NWOBHM. La storia di Rising è la storia di un chitarrista in fuga dai Deep Purple, di un piccolo cantante italo-americano dalla voce devastante, di un batterista divinità inglese, di un'orchestra di Monaco e di un mago caduto da una torre. Ed è anche la storia di una canzone che chiude l'album e che ha anticipato l'arrivo del thrash metal: A Light in the Black. Cominciamo.

🎸 Ritchie Blackmore lascia i Deep Purple

Aprile 1975. Ritchie Blackmore è uno dei chitarristi più rispettati e temuti del rock. Con i Deep Purple ha co-scritto Smoke on the Water, Highway Star, Child in Time, Burn. Ma la band sta cambiando direzione: dopo l'addio di Ian Gillan e Roger Glover (1973), i nuovi cantanti David Coverdale (futuro Whitesnake) e bassista Glenn Hughes spingono il sound verso il funk-rock con Stormbringer (1974) e Come Taste the Band (1975). Blackmore odia questa direzione. "Non posso ascoltare quella roba funk shoeshine" dirà. Decide di lasciare. Cerca un nuovo cantante per un progetto solista. Lo trova quasi per caso. In un club di Long Island, New York, nel 1974 ha sentito una piccola band chiamata Elf, guidata da un vocalist alto un metro e sessanta dalla voce devastante: Ronnie James Dio, vero nome Ronald James Padavona, italo-americano nato a Portsmouth, New Hampshire, il 10 luglio 1942 (sebbene poi sostenesse di essere del 1949 per ringiovanirsi). Blackmore registra con la band di Dio quello che doveva essere un singolo solista. Il singolo diventa album: Ritchie Blackmore's Rainbow (1975). Funziona, ma a Blackmore non basta. Vuole musicisti migliori.

👥 La line-up perfetta: Powell, Bain, Carey

Per il secondo disco, Blackmore licenzia tutti tranne Dio. Cerca i migliori sessionman del rock britannico e costruisce quella che diventerà la definitiva line-up dei Rainbow:

Cozy Powell alla batteria — già con Jeff Beck Group, drumming devastante con due pedali, considerato l'erede naturale di John Bonham dei Led Zeppelin. Avrebbe poi suonato con Black Sabbath, Whitesnake, Brian May. Jimmy Bain al basso — giovane bassista scozzese, futuro storico collaboratore dei Dio. Tony Carey alle tastiere — keyboardist americano dotato di una tecnica sopraffina, capace di evocare Jon Lord dei Deep Purple ma con un proprio stile più sinfonico. La formazione si raduna nel febbraio 1976 a Monaco di Baviera, ai Musicland Studios — gli storici studi fondati da Giorgio Moroder dove l'anno seguente nasceranno I Feel Love di Donna Summer (cortocircuito magnifico con la commemorazione di oggi di Donna Summer, †17 maggio 2012, esattamente 36 anni dopo l'uscita di Rising). Alla produzione c'è Martin Birch, fidato collaboratore di Blackmore dai tempi Deep Purple e futuro architetto del sound di Iron Maiden, Black Sabbath e Whitesnake. Le sessioni durano meno di un mese: la maggior parte dei brani viene registrata in una o due take.

🎴 Tarot Woman e il lato A: Blackmore al violoncello

L'album si apre con Tarot Woman, una delle più grandi opening track della storia del rock. Tony Carey improvvisa un'intro al Minimoog in solitudine nello studio dopo che tutti se ne sono andati. Cerca per ore di perfezionarla, poi sceglie la prima versione spontanea, quella più imperfetta. Inizia da lì il viaggio. Segue Run with the Wolf sul tema del licantropo. Poi Starstruck, dedicata a una fan francese di nome Muriel che stalkerava Blackmore in tutta Europa. Poi Do You Close Your Eyes, l'unico brano dell'album considerato "minore" — ma comunque hard rock di prima classe. Sono solo l'antipasto. Il lato B dell'LP — quello che ha fatto la storia — contiene solo due brani: Stargazer (8:26) e A Light in the Black (8:12). Sedici minuti di musica che ridefiniscono il rock. Blackmore aveva preparato qualcosa di folle: aveva da poco iniziato a suonare il violoncello (uno strumento che si portava sempre dietro senza mai padroneggiarlo davvero) e da quel violoncello era nato il riff principale di Stargazer, basato su una scala mediorientale (B Phrygian dominant).

🌟 Stargazer: la Munich Philharmonic e il mago caduto

Per Stargazer, Blackmore vuole qualcosa che nel rock non si era mai sentito: una vera orchestra sinfonica. Convince Martin Birch a ingaggiare la Munich Philharmonic Orchestra, una delle più prestigiose d'Europa. Fritz Sonnleitner è il primo violino. Rainer Pietsch dirige l'arrangiamento orchestrale. Il brano si apre con un'intro di batteria di Cozy Powell che molti considerano una delle più grandi della storia del rock. Poi entra il riff di Blackmore in B Phrygian dominant. Ronnie James Dio, registrato per ultimo dopo numerose take, dispiega una performance vocale strepitosa raccontando la storia di un mago-astronomo ossessionato dal volo. Il mago schiavizza un intero esercito per costruire una torre verso le stelle in cima alla quale lanciarsi e volare. "In the heat and rain, with whips and chains; just to see him fly, so many die" — nel calore e nella pioggia, con fruste e catene; solo per vederlo volare, così tanti morirono. A metà brano entra l'orchestra di Monaco, climax sinfonico mai sentito prima. Blackmore esegue uno degli assoli più ammirati della sua carriera. Il mago sale in cima alla torre. Si lancia. Cade. "No sound as he falls instead of rising / Time standing still, then there's blood on the sand" — nessun suono mentre cade invece di volare / il tempo si ferma, poi c'è sangue sulla sabbia. Capolavoro.

⚡ A Light in the Black: il sequel speed metal

Ma Stargazer non è la fine. Dio ha scritto una seconda parte alla storia. Mentre Stargazer racconta la caduta del mago, A Light in the Black racconta cosa succede agli schiavi liberati dopo la morte del tiranno. Persi, smarriti nel deserto, senza più una guida, cercano la luce nel buio che li riporti a casa. "Can't forget his face / What a lonely place / Has he really let us go?" — non riesco a dimenticare il suo volto / che posto solitario / ci ha davvero lasciati andare? Dio canta da prospettiva del singolo schiavo, quello stesso che ha narrato Stargazer. Il brano, originariamente intitolato "Comin' Home" (titolo che richiamava una canzone Deep Purple del 1975), parte a velocità doppia rispetto a Stargazer. È speed metal puro, cinque anni prima che il termine esistesse. Cozy Powell martella con il doppio pedale anticipando di un decennio Lars Ulrich e tutto il thrash metal. Al centro del brano c'è un assolo strumentale lunghissimo in cui Tony Carey e Ritchie Blackmore si rispondono in dialogo: tastiera e chitarra che si inseguono per minuti come un duello tra Jon Lord e Blackmore ai tempi d'oro dei Deep Purple. È virtuosismo controllato che anticipa il technical metal di band come Symphony X e Dream Theater. Dio chiude l'album con un grido di speranza: la luce nel buio è dentro di noi.

🏆 L'eredità: il template del metal europeo

Quando Rising esce il 17 maggio 1976, le critiche sono entusiaste. Bob Edmands su NME scrive che "con un solo album, Blackmore ha trasceso tutto quello che ha fatto con i Deep Purple". L'album entra in classifica sia UK che USA il 5 giugno 1976. Disco d'oro UK, n.11 UK Albums Chart, n.48 Billboard 200. Nel 2017 Rolling Stone lo metterà tra i Top 50 dei 100 Greatest Metal Albums of All Time. Per Kerrang! (numero 4, ottobre 1981) è il miglior album metal di tutti i tempi. Ma l'eredità più importante è quella sulle generazioni successive. Tutto il power metal europeo discende da queste sei tracce: Helloween, Stratovarius, Rhapsody, Sonata Arctica, Blind Guardian. Il symphonic metal è nato qui: Therion, Nightwish, Within Temptation, Epica. Il prog metal: Dream Theater (che hanno coverato Stargazer su Black Clouds & Silver Linings nel 2009), Symphony X. Rob Halford dei Judas Priest, Jørn Lande, James LaBrie hanno citato Dio in Rising come modello vocale. Nel 2014, sull'album tributo Ronnie James Dio: This Is Your Life, i Metallica registrarono una "Ronnie Rising Medley" di otto minuti che include Stargazer, Tarot Woman, Kill the King e A Light in the Black. Lars Ulrich dirà: "Rising è uno degli album metal più importanti di sempre. Senza Dio non ci sarebbero Metallica. Senza Cozy Powell non sarei mai diventato batterista."

🎧 Il brano del giorno

Rainbow – A Light in the Black

Mentre la newsletter di oggi celebra Stargazer (forse il brano più famoso di Rising), per le Storie Rock scegliamo il suo sequel: A Light in the Black, 8:12, chiusura dell'album. Originariamente intitolato "Comin' Home" (titolo che richiamava una canzone Deep Purple del 1975), il brano racconta il destino degli schiavi liberati dopo la caduta del mago di Stargazer. Persi nel deserto, cercano la luce per tornare a casa. Musicalmente, il brano è una scarica di adrenalina: tempo veloce, doppio pedale di Cozy Powell che anticipa di cinque anni tutto il thrash metal, e un assolo strumentale centrale in cui Tony Carey al sintetizzatore e Blackmore alla Stratocaster si rispondono in dialogo virtuosistico. Pre-thrash, pre-speed metal, pre-power metal: tutto era già qui, nel 1976. La canzone era sparita dalla setlist dei Rainbow dopo il 1976 ed è rimasta nel limbo per decenni. Dio la riprese nei suoi concerti solisti negli anni '80 e '90 quando aveva la sua band omonima. Nel 2014 i Metallica la includeranno nella "Ronnie Rising Medley". Per chi ha amato la newsletter di oggi su Stargazer, A Light in the Black è il vero finale: la luce dopo la caduta, il viaggio di ritorno. Cinquant'anni dopo, brilla ancora.

 

Top comment YouTube:

"Tony Carey's keyboard solo + Blackmore's guitar solo = the moment when prog rock and metal had their first child. That child grew up to become Dream Theater."

Traduzione: "L'assolo di tastiera di Tony Carey + l'assolo di chitarra di Blackmore = il momento in cui il prog rock e il metal ebbero il loro primo figlio. Quel figlio è cresciuto ed è diventato i Dream Theater."


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