STORIE ROCK — 12 MAGGIO — Exile on Main St.: il capolavoro maledetto degli Stones nato in un sottoscala francese

12 maggio 1972 – Exile on Main St.: la storia del doppio album leggendario registrato a Villa Nellcôte


Ci sono dischi che nascono dalla disciplina, e dischi che nascono dal caos. Exile on Main St. appartiene a una terza, più rara categoria: i dischi che nascono dall'esilio. Quando il 12 maggio 1972 i Rolling Stones pubblicano in Inghilterra il loro decimo album in studio, dietro quelle 18 tracce ci sono nove mesi di lavoro nei sotterranei di una villa sulla Costa Azzurra che era stata, durante la Seconda Guerra Mondiale, quartier generale della Gestapo. Una band in fuga dal fisco britannico, una villa con le svastiche scolpite sulle pareti, l'eroina che arriva pura dai trafficanti corsi di Marsiglia, l'elettricità rubata dai binari della ferrovia, e cinque musicisti che insieme a un manipolo di collaboratori incidono quello che oggi viene considerato uno dei più grandi dischi rock di tutti i tempi. Questa è la storia di Exile on Main St.

💸 1971: il 93% di tasse e la decisione di partire

Per anni i Rolling Stones erano stati gestiti da Allen Klein, manager americano che aveva firmato per la band contratti complessi negli Stati Uniti. Quando nel 1969 gli Stones tagliano i ponti con Klein per cercare di riprendere il controllo dei propri diritti, scoprono che la loro contabilità inglese è in catastrofica disorganizzazione. I commercialisti calcolano che la band, sotto le aliquote di tassazione progressiva del governo laburista di Harold Wilson, dovrebbe versare al fisco fino al 93% dei propri redditi. Negli anni Settanta è l'aliquota massima per le rockstar britanniche più redditizie, e diventa il motivo per cui anche Led Zeppelin e altre band lasciano l'Inghilterra. Gli Stones, dopo aver pubblicato Sticky Fingers nell'aprile 1971, fanno la scelta dell'esilio fiscale. Si trasferiscono in Francia nell'aprile 1971. Mick Taylor, Charlie Watts e Bill Wyman trovano case sparse lungo la Riviera. Mick Jagger, sposato da pochi giorni con Bianca Pérez-Mora il 12 maggio 1971 (un anno esatto prima dell'uscita di Exile), si stabilisce a Parigi con la moglie incinta. Keith Richards e Anita Pallenberg, con il figlio Marlon di due anni, prendono in affitto la villa più grande: Nellcôte.

🏛️ Villa Nellcôte: la Versailles della Costa Azzurra

Villa Nellcôte è un edificio neoclassico del 1854, costruito da un imprenditore di nome Eugène Thomas a Villefranche-sur-Mer, sulla baia tra Nizza e Beaulieu. Sedici stanze, soffitti alti, marmi, scaloni d'epoca, una piscina, terrazze panoramiche sul Mediterraneo. Costo dell'affitto: 2.400 dollari a settimana, una cifra enorme per l'epoca. Ma la villa custodiva un passato oscuro. Durante l'occupazione nazista della Francia, era stata requisita e usata come quartier generale della Gestapo locale. Nei pavimenti, sulle scale, sulle griglie di ventilazione del seminterrato erano ancora visibili piccole svastiche scolpite. Keith Richards, intervistato anni dopo, racconterà: "Era come cercare di fare un disco nel Führerbunker. Dava quella sensazione, sai, molto germanica laggiù — svastiche sulle scale. Sopra era fantastico, come Versailles. Ma sotto, era l'Inferno di Dante." Il contrasto tra il piano terra elegante e il sottoscala umido e claustrofobico diventerà la cifra stilistica dell'intero album. Sopra: musicisti, modelle, drogati famosi, William Burroughs, Terry Southern, Gram Parsons. Sotto: la creazione di un capolavoro.

🚂 Il sottoscala-studio e la corrente rubata dai binari

Quando arriva il momento di registrare, gli Stones non trovano studi adatti nella regione. Decidono di parcheggiare il Rolling Stones Mobile Studio, il loro celebre camion-studio già usato per Sticky Fingers, all'esterno della villa, e di trasformare il sottoscala in sala di registrazione. Ma il sottoscala di Nellcôte è un labirinto di stanze separate, umide, con il soffitto che gocciola e l'aria che si fa irrespirabile in piena estate. Le chitarre vanno costantemente fuori intonazione per l'umidità. Ian Stewart, pianista storico e road manager degli Stones, progetta l'impianto elettrico rubando corrente direttamente dalla rete della ferrovia francese che passa di fronte alla villa: i cavi attraversano il giardino fino al camion-studio nel cortile. Per le comunicazioni tra band e ingegnere, Jimmy Miller (produttore) e Andy Johns (ingegnere) devono fare la spola tra il camion all'esterno e la cantina all'interno. I musicisti suonano in stanze diverse, separati l'uno dall'altro, sentendosi solo attraverso le cuffie. È un disastro logistico. Ma è anche la fonte di quel suono "ruvido, sporco, vissuto" che definisce Exile.

💉 Eroina pura dai trafficanti corsi di Marsiglia

A partire dall'estate 1971, la situazione a Nellcôte degenera. Keith Richards, che aveva smesso brevemente con l'eroina nella primavera del 1971, ricomincia dopo un incidente in go-kart che gli aveva ferito la schiena: i medici gli prescrivono potenti antidolorifici. Dei trafficanti corsi provenienti da Marsiglia — all'epoca epicentro europeo del traffico di eroina — bussano alla porta di Nellcôte con dell'eroina rosa pura della Thailandia, soprannominata "cotton candy" (zucchero filato). Keith e Anita cedono. Presto anche l'ingegnere Andy Johns, il sassofonista Bobby Keys, il chitarrista Mick Taylor e il produttore Jimmy Miller sviluppano l'abitudine. La band si spacca in due fazioni: Mick Jagger, Charlie Watts e Bill Wyman restano sobri (o quasi), limitandosi a alcol e pillole; Keith, Taylor, Keys, Miller e Johns mainlinano eroina. Mick Jagger detesta l'atmosfera, fugge spesso a Parigi da Bianca. Bill Wyman partecipa solo a otto delle 18 tracce dell'album — al basso suonano spesso Mick Taylor, Keith stesso, e in quattro brani il contrabbassista jazz Bill Plummer. Le sessioni iniziano alle otto di sera e finiscono alle tre del mattino, ma con orari sempre più caotici man mano che l'eroina prende il sopravvento.

✨ Happy: la canzone di Keith Richards nata dall'attesa

Una sera dell'estate 1971, Keith Richards arriva in studio per una volta in anticipo. Trovano solo lui, Bobby Keys al sax baritono e Jimmy Miller alla batteria. Aspettando gli altri musicisti che ancora non arrivano, iniziano a improvvisare un riff di chitarra che Keith aveva in testa. In quattro ore, registrano la traccia base completa di quella che diventerà Happy. Keith Richards canta sopra la sua propria chitarra slide. È l'unica canzone degli Stones cantata da Keith come voce principale a diventare un singolo di successo, top 30 USA nell'estate 1972. Il testo è una dichiarazione di autosufficienza emotiva — "I need a love to keep me happy" — che Keith canta con voce stanca, ruvida, infinitamente affettuosa. Nell'autunno del 1971, dopo che le autorità francesi cominciano a indagare per traffico di droga, gli Stones decidono di trasferirsi a Los Angeles per completare l'album. Mick Jagger prende il controllo della seconda fase delle registrazioni ai Sunset Sound Studios dal 4 al 19 dicembre 1971 e poi nei primi mesi del 1972. Si aggiungono Billy Preston alle tastiere, Dr. John al pianoforte, e tre coriste evangeliche di Los Angeles: Clydie King, Venetta Fields e Sherlie Matthews. Le arrangiamenti gospel che chiudono Tumbling Dice, Loving Cup, Let It Loose e Shine a Light nascono dopo una visita di Jagger e Preston a una chiesa evangelica nera della città.

🏆 La copertina, la pubblicazione e l'eredità immortale

La copertina è affidata al fotografo svizzero-americano Robert Frank, autore del leggendario libro The Americans (1958), che pesca da una serie di scatti fatti al Hubert's Dime Museum and Flea Circus di Times Square negli anni Cinquanta — tatuati, contorsionisti, donne barbute, freak da strada. Mick Jagger commenta che la copertina riflette l'idea della band come "fuorilegge in fuga che usano il blues come arma contro il mondo." Il design del designer John Van Hamersveld richiama le insegne dei freak show. Exile on Main St. esce il 12 maggio 1972 nel Regno Unito, il 22 maggio negli Stati Uniti, preceduto dal singolo Tumbling Dice (top 10 mondiale). Raggiunge il n.1 in tutto il mondo — USA per 4 settimane, UK per una settimana — proprio mentre la band parte per il celebre 1972 American Tour. Ma la critica iniziale è gelida. Lenny Kaye scrive su Rolling Stone una recensione tiepida. Solo verso la fine degli anni Settanta inizia la rivalutazione. Keith Richards, nel 1980, dice: "Quando uscì non vendette particolarmente bene, e fu universalmente stroncato. Ma nel giro di pochi anni le stesse persone che avevano detto che era un pezzo di merda lo decantavano come il miglior dannato album del mondo." Oggi è alla posizione n.7 nei 500 Greatest Albums of All Time di Rolling Stone, nella Grammy Hall of Fame dal 2012, certificato platino in numerosi paesi. Il critico Bill Janovitz lo definirà "il più grande, più sentito disco rock'n'roll mai realizzato." È il sigillo finale alla quadrilogia leggendaria degli Stones — Beggars Banquet, Let It Bleed, Sticky Fingers, Exile — quattro album in quattro anni che hanno ridefinito per sempre il rock'n'roll.

🎧 Il brano del giorno

The Rolling Stones – Happy

In una giornata dedicata al capolavoro di Nellcôte, scegliamo il brano che più di ogni altro racconta il sottoscala di Villa Nellcôte: Happy, l'unica canzone degli Stones cantata da Keith Richards diventata hit. Registrata in quattro ore da Keith con Bobby Keys al sax baritono e Jimmy Miller alla batteria, durante un pomeriggio in cui Keith arrivò in studio prima di tutti gli altri, è una dichiarazione di autosufficienza emotiva di un uomo che cerca felicità in un mondo che la nega. Il riff slide di Keith, l'unione tra rock e country, i fiati di Bobby Keys, la voce ruvida e affettuosa di Richards: tutto trasuda l'atmosfera Nellcôte. Top 30 negli USA nell'estate del 1972, è diventato uno dei brani più amati del repertorio Stones e l'inno personale di Keith Richards. Quando Keith canta "I need a love to keep me happy", sta firmando il manifesto di un'epoca intera del rock.

Top comment YouTube:

"Keith Richards in four hours wrote what most musicians spend a lifetime trying to capture. Pure magic."

Traduzione: "Keith Richards in quattro ore ha scritto quello che la maggior parte dei musicisti passa una vita a cercare di catturare. Pura magia."


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