Il ladro che diventò un suono: Steve Jones e le chitarre dei Sex Pistols

Il ladro che diventò un suono: Steve Jones, 3 settembre 1955

Steve Jones dei Sex Pistols sul palco del Paradiso di Amsterdam nel 1977

Il 3 luglio 1973, all'Hammersmith Odeon di Londra, David Bowie uccide Ziggy Stardust in diretta. È una delle serate più raccontate della storia del rock. Ma quella notte, dentro il teatro vuoto, succede anche un'altra cosa che nessuno racconta: un ragazzo di diciassette anni del quartiere si intrufola e porta via l'attrezzatura. Microfoni, amplificatori, qualche chitarra. Non è un gesto simbolico e non è punk: è un furto, il quarantesimo o il cinquantesimo, fatto da uno che ruba da quando ha undici anni perché è l'unica cosa che gli riesce bene.

Si chiama Steve Jones. Era nato a Hammersmith il 3 settembre 1955, figlio di una parrucchiera e di un pugile dilettante che se n'era andato prima di conoscerlo. A scuola non ci andava. Leggere non sapeva farlo. Rubava, e rubava soprattutto strumenti musicali, perché aveva capito una cosa molto semplice: le band gli piacevano, e per fare una band servivano gli strumenti.

Una band comprata a rate, con la refurtiva

Per due anni gli strumenti rubati restano in una stanza. Jones canta — malissimo — in un gruppo di ragazzi del quartiere insieme a Paul Cook, il suo amico batterista. Poi arriva Malcolm McLaren, che ha un negozio di vestiti in King's Road e un'idea di come dovrebbe essere il futuro. McLaren mette a Jones una chitarra in mano e gli dice di imparare. Glen Matlock passa al basso, arriva un ragazzo che canta stonato in un modo interessante e si fa chiamare Johnny Rotten, e nel 1975 i Sex Pistols esistono.

Jones ha vent'anni e sta imparando le posizioni degli accordi. Prende lezioni informali da Wally Nightingale, si esercita per ore su dischi degli Who e degli Stooges, suona forte perché suonare forte nasconde gli errori. Diciotto mesi dopo è già in studio a incidere il disco che chiuderà un'epoca e ne aprirà un'altra.

I Sex Pistols in concerto in Norvegia nel 1977

Il muro

Nel 1977, quando i Sex Pistols entrano in studio con Chris Thomas — l'uomo che aveva lavorato al White Album e a The Dark Side of the Moon — succede una cosa che dal disco non si sente e che invece spiega tutto. Sid Vicious, il bassista, praticamente non suona: è arrivato da poco e il basso non lo sa maneggiare. Così Steve Jones suona le chitarre e il basso. E le chitarre non le suona una volta: le sovraincide. Una traccia, poi un'altra sopra, poi un'altra ancora, finché quello che esce non è più una chitarra ma una parete.

Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols è il disco più celebrato del punk inglese, e ha il suono meno punk che si possa immaginare: pulito, compresso, stratificato, prodotto con la stessa cura di un disco dei Roxy Music. Lo scandalo era nelle parole e nelle facce. Il suono, quello, era il lavoro di un ragazzo che aveva imparato a suonare da nemmeno tre anni e che per questo non sapeva quali cose non si fanno.

La band durò due anni e mezzo. Si sciolse a San Francisco nel gennaio del 1978, dopo un tour americano organizzato apposta perché finisse male. Jones passò i vent'anni successivi a rimettersi in piedi: eroina, disintossicazione, i Professionals con Paul Cook, sessioni per Iggy Pop, Bob Dylan, Thin Lizzy, Megadeth. Alla fine si è trovato un lavoro che gli somiglia: fa il conduttore radiofonico a Los Angeles, "Jonesy's Jukebox", dove mette i dischi che gli piacciono e dice quello che pensa.

Quel suono lì

Nel 2016 ha pubblicato un'autobiografia, Lonely Boy, dove racconta i furti uno per uno senza cercare scuse. Ma la cosa che resta non è il romanzo criminale del ragazzino di Hammersmith. È il fatto che praticamente tutte le chitarre distorte inglesi degli ultimi cinquant'anni — dal punk al britpop, dagli Oasis in giù — passano da lì: da quel muro sovrainciso costruito da uno che non sapeva ancora bene cosa stesse facendo.

Oggi Steve Jones compie settantun anni.


@ralphsmith1170 · 4 anni fa
«Steve Jones was bloody amazing considering he'd only been playing a couple of years! This band had so much passion, drive and power, it's no wonder they became iconic!»

Traduzione: «Steve Jones era pazzesco, se pensi che suonava da appena un paio d'anni. Questa band aveva così tanta passione, così tanta spinta e così tanta potenza: non c'è da stupirsi se sono diventati leggenda.»


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