La chitarra che non voleva nessuno: Kim Thayil e il suono dei Soundgarden

Kim Thayil dei Soundgarden dal vivo con la sua Guild S-100 bianca

Nel 1978, in Illinois, un ragazzo di diciotto anni lavora in un ristorante e mette da parte duecento dollari. Con quei soldi compra una chitarra usata che non vuole quasi nessuno: una Guild S-100, la risposta della Guild alla Gibson SG, rimasta invenduta proprio perché non era una Gibson. Costa poco per questo. Quel ragazzo si chiama Kim Anand Thayil, è figlio di due immigrati arrivati dal Kerala, in India, e con quella chitarra darà a una città intera un suono riconoscibile.

Il ragazzo di Park Forest

Thayil nasce a Seattle il 4 settembre 1960, ma cresce a Park Forest, un sobborgo di Chicago costruito dopo la guerra per i reduci: villette tutte uguali, prati tutti uguali. In una città così, un ragazzino indiano che ascolta i Black Sabbath e i Blue Öyster Cult è già fuori posto due volte.

All'università studia filosofia. Non è un dettaglio da biografia: Thayil è sempre stato uno di quei musicisti che sanno spiegare esattamente perché una cosa suona come suona. Quando anni dopo un giornalista gli chiese se si considerasse un grande chitarrista, rispose con una frase che è diventata famosa: non sono Dio, ma non sono nemmeno nella media, e mi sta benissimo che poche altre persone sappiano fare quello che faccio io.

A Park Forest conosce Hiro Yamamoto e Bruce Pavitt. Nel 1981 se ne vanno tutti e tre verso Seattle. Pavitt fonderà la Sub Pop. Yamamoto e Thayil incontreranno un batterista che canta, di nome Chris Cornell.

La chitarra storta

I Soundgarden nascono nel 1984. All'inizio Cornell suona la batteria e canta insieme; poi trovano Matt Cameron e Cornell può stare davanti. Da subito però la cosa che li distingue dagli altri è la chitarra.

Thayil accorda in maniere che non usa quasi nessuno: DADGAD, Drop D, accordature abbassate fino a far sembrare gli accordi sbilenchi. Ci sovrappone tempi dispari — cinque quarti, sette quarti, quindici ottavi — suonati però come se fossero la cosa più naturale del mondo, senza il compiacimento del prog. Il risultato è la ragione per cui i Soundgarden non somigliano né ai Nirvana né ai Pearl Jam né agli Alice in Chains: sono la band di Seattle che viene dal metal e non se ne vergogna.

Nel 1988 diventano la prima band di quella scena a firmare per una major, la A&M. Nel 1994, con Superunknown, arrivano al numero 1 in America. In mezzo c'è il pezzo che meglio di tutti spiega cosa fosse la sua chitarra.

I Soundgarden dal vivo: Kim Thayil a sinistra con la Guild bianca, Chris Cornell a destra

Il riff che si prese Johnny Cash

Rusty Cage apre Badmotorfinger, il disco del 1991. È costruita su un riff in Drop D che corre e poi inciampa, cambia tempo due volte e finisce in un rallentamento che sembra una macchina che si spegne. È Thayil dalla prima nota all'ultima.

Cinque anni dopo, nel 1996, Johnny Cash la mette dentro Unchained, il disco prodotto da Rick Rubin. La spoglia, la rallenta, la trasforma in un blues del deserto. E lì succede la cosa che vale più di qualunque classifica: un uomo di sessantaquattro anni che aveva cominciato alla Sun Records nel 1955 prende una canzone scritta da un ragazzo di Seattle e ci mette la sua voce, come se fosse sempre stata sua.

Un riff regge quel trattamento solo se sotto c'è una canzone vera. È il complimento più grande che a Thayil sia mai stato fatto, e non gliel'ha fatto un critico.

Quello che resta

I Soundgarden si sciolgono nel 1997, tornano nel 2010, e finiscono davvero il 18 maggio 2017, con la morte di Chris Cornell. Thayil da allora ha suonato con moltissima gente e non ha mai messo in piedi una band nuova con quel nome.

Rolling Stone lo mette al centesimo posto fra i cento chitarristi più grandi di sempre; SPIN al sessantasettesimo. Nel 2025 i Soundgarden entrano nella Rock and Roll Hall of Fame. Due Grammy, quattro decenni, e una Guild bianca comprata a diciotto anni perché costava poco.

Il 4 settembre 2014 — il giorno del suo compleanno — i Soundgarden suonarono gratis davanti allo stadio dei Seattle Seahawks per l'apertura della stagione. In scaletta c'era Rusty Cage. Il ragazzo di Park Forest suonava il suo riff nella città in cui era nato, davanti a una folla che non era venuta per lui, il giorno del suo compleanno. Non gli era stato promesso niente di tutto questo.


@andrewpayne5862 · 8 anni fa
«You know your a bad ass when Johnny Cash covers one of your songs. RIP Chris»

Traduzione: «Capisci di essere uno tosto quando Johnny Cash fa la cover di una tua canzone. Riposa in pace, Chris.»

Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.

Back to blog

Leave a comment

Please note, comments need to be approved before they are published.