12 settembre 2003: Johnny Cash muore quattro mesi dopo June, e lascia il video più duro del rock
Condividi
12 settembre 2003: Johnny Cash muore quattro mesi dopo June, e lascia il video più duro del rock

Nel 1993 Johnny Cash non aveva più un contratto. La Columbia lo aveva lasciato andare dopo quasi trent'anni, la Mercury pure, e lui suonava nei teatri-ristorante del Midwest davanti a gente che mangiava. Aveva sessantun anni, undici Grammy alle spalle e nessuno che volesse pubblicargli un disco. Poi si presentò Rick Rubin, che fino a quel momento aveva prodotto i Beastie Boys, gli Slayer e i Public Enemy, e gli propose una cosa sola: niente orchestra, niente coretti, niente Nashville. Lui, una chitarra, e le canzoni.
Da quella proposta nacquero le American Recordings, e nacque il Johnny Cash che i ragazzi conoscono: quello che canta i pezzi degli altri e se li porta via. Soundgarden, Depeche Mode, Beck, i Nick Cave, i Danzig. Funzionava perché Cash non li interpretava: li leggeva come se fossero successi a lui.
La canzone che non voleva cantare
Nel 2002 Rubin gli mise davanti Hurt dei Nine Inch Nails. Cash — lo ha raccontato Rubin — lo guardò come se fosse impazzito: non conosceva la band, non capiva il testo, e quella roba non c'entrava niente con lui. Poi la incise lo stesso. E la prima volta che il pezzo finisce dentro la sua voce, la frase «everyone I know goes away in the end» smette di essere il lamento di un ragazzo e diventa il bilancio di un uomo di settant'anni.

Il video lo girò Mark Romanek nel febbraio del 2003, e non costruì nessuna scenografia. Lo girò dentro la House of Cash, la casa-museo di Hendersonville che era chiusa al pubblico da anni ed era stata allagata: i dischi d'oro storti alle pareti, le teche rotte, i cimeli marci, la polvere su tutto. Romanek ha detto che fu proprio quello stato di abbandono a dargli l'idea: se il posto era ridotto così, tanto valeva essere altrettanto onesti sulle condizioni in cui era ridotto lui. Nel video si vedono le mani che tremano sulla chitarra e gli occhi che non mettono a fuoco. Cash aveva settantun anni e non ci vedeva quasi più.
Trent Reznor, che quella canzone l'aveva scritta in camera sua, all'inizio la prese male: gli sembrava un'operazione furba. Poi gli mandarono il video. Lo guardò una mattina, e la sua reazione — raccontata a Alternative Press l'anno dopo — fu che gli si erano riempiti gli occhi, e che aveva appena capito una cosa: quella canzone non era più sua.
Gli ultimi quattro mesi
Il 15 maggio 2003 muore June Carter Cash, per complicazioni dopo un'operazione al cuore. Erano sposati da trentacinque anni. Ai funerali Johnny disse che avrebbe continuato a lavorare, perché era l'unica cosa che sapeva fare per non stare fermo — e lo fece sul serio: nei quattro mesi che gli restarono tornò in studio quasi ogni giorno e incise decine di canzoni, pezzi che sarebbero usciti per anni dopo la sua morte. Era su una sedia a rotelle, quasi cieco per il diabete, e cantava.
Il 12 settembre 2003, poco dopo l'una di notte, muore al Baptist Hospital di Nashville per un'insufficienza respiratoria dovuta alle complicazioni del diabete. Aveva settantun anni. Era stato dimesso il mercoledì precedente dopo due settimane di ricovero, ed era rientrato in ospedale da poco.
Sulla carta è un cantante country, e infatti nella Country Music Hall of Fame c'è. Ma è anche nella Rock and Roll Hall of Fame dal 1992, e nella Hall of Fame dei cantautori: nessun altro sta in tutte e tre. Ai ragazzi che lo hanno scoperto con Hurt non è mai stato necessario spiegare perché un uomo con la chitarra acustica e la voce bassa stesse dentro la storia del rock. Si vede da solo: uno che ha cantato dentro le carceri, che si è messo il nero addosso per protesta e che alla fine ha preso una canzone di un ventottenne di Cleveland e l'ha resa il proprio epitaffio.
Sotto al video di Hurt, sul canale ufficiale di Johnny Cash, uno dei commenti più votati dice così:
«Reznor's version is a young man battling self-destructive tendencies. Cash's version is an old man near the end of his life, looking back on past regrets.»
@OnyxQuill4583 · 5 anni fa
Traduzione: «La versione di Reznor è un ragazzo che combatte contro la voglia di distruggersi. La versione di Cash è un vecchio arrivato alla fine, che si volta a guardare i rimpianti.»
Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.