10 agosto 1947: Ian Anderson, l'uomo che ha portato il flauto dentro il rock
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Ian Anderson nasce a Dunfermline, in Scozia, il 10 agosto 1947, e da ragazzo fa quello che facevano tutti: prende una chitarra elettrica.
Poi sente Eric Clapton.
La reazione normale, a vent'anni, sarebbe stata esercitarsi di più. La sua fu diversa: si convinse che a quel livello non ci sarebbe mai arrivato, e che continuare voleva dire fare per sempre la brutta copia di qualcun altro. Così vendette la chitarra e con quei soldi comperò un flauto traverso, uno strumento che non sapeva suonare e che nel rock del 1967 non c'entrava niente.
Per settimane ci soffiò dentro senza cavarne una nota pulita. Quando finalmente ne uscì un suono, era già il suo: sporco, soffiato, con la voce che si intrufolava dentro la canna. Non aveva imparato a suonare il flauto — aveva inventato un altro modo di suonarlo.
La gamba sola, e altre cose successe per sbaglio
Anche la posa più imitata del progressive nasce da un incidente. Nei primi concerti Anderson suonava l'armonica a bocca reggendosi al piedistallo del microfono, e per tenersi in equilibrio finiva per stare su una gamba sola. Quando passò al flauto, quella posizione se la portò dietro. Il pubblico la prese per un marchio di fabbrica, e a quel punto lo diventò davvero.
È il filo di tutta la sua carriera: i Jethro Tull sono nati da una serie di scelte che sulla carta erano sbagliate. Il nome è quello di un agronomo del Settecento, scelto da un agente che cambiava nome al gruppo ogni settimana finché uno non funzionava abbastanza da farli richiamare. Il cappotto lungo e sbrindellato era semplicemente l'unico che avesse per ripararsi dal freddo nei club. E Thick as a Brick, nel 1972, fu concepito come una presa in giro dei concept album, con un finto giornale in copertina e una poesia attribuita a un bambino di otto anni: la critica lo prese sul serio e lo consacrò come uno dei vertici del genere che voleva sfottere.

Il Grammy che nessuno si aspettava
La storia più raccontata su di lui è però del 1989. Quell'anno i Grammy istituirono per la prima volta il premio per il miglior album hard rock/metal, e i favoriti erano i Metallica con ...And Justice for All. Vinsero i Jethro Tull con Crest of a Knave, un disco in cui lo strumento più in evidenza è un flauto.
La sala fischiò. La band non era nemmeno presente: il manager le aveva detto di non andare, tanto non c'era speranza. L'etichetta comprò una pagina di pubblicità su Billboard con la frase «il flauto è uno strumento metal pesante», e i Metallica si presero la rivincita migliore possibile — vinsero nelle quattro edizioni successive, e per anni Lars Ulrich ha aperto i ringraziamenti con «grazie ai Jethro Tull di non aver fatto un disco quest'anno».
Anderson, dal canto suo, ha sempre difeso il premio con una faccia serissima. Ha anche passato vent'anni ad allevare salmoni fra la Scozia e il Cile, arrivando a essere uno dei maggiori produttori del Regno Unito. Chiedergli se fosse un ripiego era il modo più rapido per farsi guardare male: per lui era un mestiere come un altro, esattamente come stare su un palco.
Il brano
Dal disco del 1971, il pezzo che ha portato il flauto in cima alle classifiche rock e che dal vivo, a quasi sessant'anni dal debutto, chiude ancora i concerti.
@tammyrobison8971 · 2 anni fa
«My dad passed away from Dementia. Amazingly he never forgot Jethro Tull. Ask him what he wanted to listen to... He'd hum the riff of Aqualung.»
Traduzione: «Mio padre se n'è andato per una demenza. La cosa incredibile è che i Jethro Tull non li ha mai dimenticati. Gli chiedevi cosa voleva ascoltare... e si metteva a canticchiare il riff di Aqualung.»
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