9 settembre 1956 – Elvis all'Ed Sullivan Show: sessanta milioni di persone in una sera sola

9 settembre 1956 – Elvis all'Ed Sullivan Show: sessanta milioni di persone in una sera sola

Elvis Presley in una foto pubblicitaria del 1956

🎬 «Non lo avrò mai nel mio programma»

Nel giugno del 1956 Elvis Presley canta Hound Dog nello show di Milton Berle. Non c'è niente di scandaloso nel testo: è quello che fa con le gambe. Il giorno dopo i giornali americani si scatenano — il New York Times parla di un ragazzo senza alcun talento a parte quello di dimenarsi, il Daily News tira in ballo la decenza pubblica. E Ed Sullivan, che la domenica sera teneva in mano l'America intera dal palcoscenico del suo teatro sulla Broadway, dichiara pubblicamente che un tipo così nel suo programma non ci metterà mai piede.

Ci mise esattamente sei settimane a cambiare idea. Nel frattempo Steve Allen, un concorrente, aveva messo Elvis in smoking a cantare Hound Dog a un cane vero, e con quello aveva battuto Sullivan negli ascolti per la prima volta in tre anni. Sullivan firmò un contratto da cinquantamila dollari per tre apparizioni: nessun artista aveva mai preso una cifra simile per la televisione. Era il triplo di quello che l'anno prima avevano offerto a chiunque altro.

📺 La sera in cui non c'era nessuno dei due

La prima delle tre serate cade domenica 9 settembre 1956, e succede una cosa buffa: nello studio non c'è né il padrone di casa né l'ospite.

Sullivan si stava rimettendo da un incidente d'auto — aveva sbandato in Connecticut poche settimane prima — e a presentare la trasmissione da New York c'era l'attore inglese Charles Laughton, uomo di teatro shakespeariano, il volto meno rock'n'roll che si potesse immaginare. Elvis, dall'altra parte del continente, stava girando Love Me Tender e cantò da uno studio della CBS a Hollywood, collegato in diretta.

Due uomini che non si erano mai visti, a cinquemila chilometri di distanza, e in mezzo il momento in cui il rock'n'roll smette di essere una faccenda per ragazzi e diventa un fatto nazionale.

Elvis Presley con Ed Sullivan, 1956

📊 Sessanta milioni

Il dato è ancora lì, e non è mai più stato battuto da un programma di intrattenimento: sessanta milioni di spettatori, l'82,6 per cento di tutti i televisori accesi in America quella sera. Non l'82 per cento di quelli sintonizzati sui varietà: l'82 per cento di tutti. Quattro americani su cinque, davanti allo stesso ragazzo di ventun anni.

Cantò quattro cose. Don't Be Cruel e Love Me Tender nella prima parte, poi Ready Teddy e un pezzo di Hound Dog nella seconda. Love Me Tender non era ancora uscita: quella sera il pubblico americano la sentì per la prima volta, e nei giorni successivi alla RCA arrivò un milione di ordini in prevendita. Il disco fu d'oro prima di essere stampato.

✂️ La leggenda della vita in su

Tutti raccontano che quella sera lo inquadrarono solo dalla vita in su. Non è vero, ed è il tipo di errore che si tramanda perché suona bene: il 9 settembre le riprese sono a figura intera, si vedono benissimo le gambe, e si vede benissimo perché mezza America si era arrabbiata. Il taglio dalla cintola in su arrivò alla terza serata, il 6 gennaio 1957 — e fu proprio in quell'occasione che Sullivan, alla fine, si avvicinò al microfono e disse al paese che Elvis era «un ragazzo perbene, davvero a posto».

Ci aveva messo quattro mesi a passare dal «mai nel mio programma» a quella frase lì.

🎧 Il brano

C'è un dettaglio che si nota solo guardando il filmato, e che vale più di qualunque analisi: mentre canta Don't Be Cruel, ogni volta che il pubblico urla, Elvis cerca di non ridere. Si morde le labbra, gira la faccia, riparte. Non è un divo che gestisce l'isteria: è un ragazzo di ventun anni che si sta divertendo come un matto e non ci crede ancora.

@brendabooher6683 · 5 anni fa
«I love the way that Elvis tries to not laugh when the crowd screams. Simply the best Entertainer of the twentieth century !»

Traduzione: «Adoro il modo in cui Elvis cerca di non ridere quando il pubblico urla. Semplicemente il più grande intrattenitore del Ventesimo secolo!»

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