«Ho lavorato cinque anni, gli altri venti ho aspettato» — Charlie Watts, 24 agosto 2021

Charlie Watts nel 1967, batterista dei Rolling Stones

Foto: Charlie Watts nel 1967 — archivio ETH-Bibliothek Zürich, dal sito Wikimedia Commons.

Il più elegante, e quello che parlava meno

Il 24 agosto 2021, a Londra, muore Charlie Watts. Ha ottant'anni. Dietro la batteria dei Rolling Stones ci stava da cinquantotto: era entrato nel gennaio del 1963, quando la band suonava nei retro dei pub e nessuno avrebbe scommesso un penny su quei ragazzi.

Non se n'è mai andato, e non ha mai fatto niente di quello che ci si aspetta da un batterista rock. Non ha spaccato stanze d'albergo. Non ha guidato macchine dentro le piscine. Non ha avuto una crisi pubblica, un tradimento raccontato ai giornali, un litigio in copertina. Nel 1964, mentre il mondo cominciava a impazzire per gli Stones, si sposava con Shirley Ann Shepherd e non lo diceva a nessuno: sono rimasti insieme cinquantasette anni.

La frase che lo riassume meglio l'ha detta nel 1986, quando un giornalista gli chiese com'erano stati i primi venticinque anni nei Rolling Stones. Rispose: «Ho lavorato cinque anni, e ne ho passati venti a girare i pollici».

Uno che il rock non lo ascoltava

Charlie Watts, a dirla tutta, il rock non lo amava neanche particolarmente. Era cresciuto col jazz: Charlie Parker, Chico Hamilton, i dischi che comprava a Wembley da ragazzino smontando il grammofono di casa. La sua prima batteria vera gliela regalarono i genitori a quattordici anni.

Prima degli Stones faceva il grafico pubblicitario in un'agenzia di Londra, e nel 1964 pubblicò un libriccino illustrato su Charlie Parker, Ode to a High Flying Bird: lo aveva scritto e disegnato lui. Da lì in poi, per tutta la vita, ha continuato a disegnare. C'è un'abitudine sua che vale più di mille interviste: dal 1967 in poi ha disegnato a matita ogni singola stanza d'albergo in cui ha dormito. Il letto, il comodino, la finestra. Migliaia di stanze vuote, su decine di quaderni. È il ritratto più esatto di che cosa sia davvero una vita in tour, e non l'ha fatto per nessuno: l'ha fatto per sé.

Charlie Watts alla batteria con The ABC & D of Boogie Woogie, 2010

Foto: Charlie Watts alla batteria con The ABC & D of Boogie Woogie, 2010 — dal sito Wikimedia Commons.

La mano che si alza un attimo prima

E poi c'è la cosa tecnica, quella che i batteristi conoscono e tutti gli altri sentono senza sapere che cosa stanno sentendo.

Quando arriva il colpo del rullante sul due e sul quattro, Watts alza la mano destra dal charleston invece di suonarlo. Un buco microscopico, una frazione di secondo di vuoto dove tutti gli altri batteristi mettono un colpo in più. È un'abitudine da jazzista, e nel rock non ha nessun senso: crea uno strappo, un'esitazione. Ed è esattamente quello strappo che fa dondolare i Rolling Stones invece di farli marciare.

Provate a togliere quella minuscola esitazione da Start Me Up: vi resta un riff qualunque. Provate a immaginare Gimme Shelter con un batterista che va dritto: diventa una canzone rock e basta.

E lo stesso giorno, quarant'anni prima

C'è una coincidenza in questa data che vale la pena raccontare fino in fondo.

Il 24 agosto 1981, esattamente quarant'anni prima, usciva Tattoo You. Quel disco è un caso unico nella storia degli Stones: Jagger e Richards non si parlavano, un album nuovo non c'era, e fu il produttore associato Chris Kimsey a passare mesi negli archivi tirando fuori nove basi rimaste in sospeso fra il 1972 e il 1979. Waiting on a Friend era stata incisa in Giamaica nel 1972; Start Me Up era nata reggae nel 1975 ed era stata scartata due volte.

Nastri di epoche diverse, studi diversi, continenti diversi. Eppure quel disco non suona come una raccolta di avanzi: suona come un album. Il motivo è che c'è una persona sola dentro tutte quelle sedute, uguale a se stessa dal primo all'ultimo nastro. È Charlie Watts. Tattoo You restò nove settimane al numero 1 in America, ed è l'ultimo album degli Stones ad arrivarci.

Il video di Waiting on a Friend fu girato su una scalinata al 96-98 di St Mark's Place, a New York — lo stesso palazzo della copertina di Physical Graffiti dei Led Zeppelin. Jagger aspetta sul gradino, Richards arriva, si abbracciano, entrano in un bar. Nessuna scenografia, nessun effetto. Watts non c'è quasi mai nell'inquadratura: come sempre.


@ralphfrancis302 · 9 anni fa

«No matter how cool they try make today's videos out to be, they will never be cooler than Mick Jagger waiting in a doorway for Keith Richards. The greatest group of all time.»

Traduzione: «Per quanto cerchino di far sembrare fighi i video di oggi, non saranno mai fighi come Mick Jagger che aspetta Keith Richards sulla soglia di un portone. Il più grande gruppo di tutti i tempi.»


📚 Fonti

Wikipedia EN, voci «Charlie Watts», «Tattoo You» e «Waiting on a Friend» · intervista televisiva a Charlie Watts, 1986 («I worked five years, and spent twenty years hanging around») · Charlie Watts, Ode to a High Flying Bird (1964) · BBC News, necrologio del 24 agosto 2021 · comunicato ufficiale del portavoce della famiglia Watts, 24 agosto 2021 · rollingstones.com · note dell'edizione 40° anniversario di Tattoo You (Universal, 2021) · Billboard (Billboard 200, 1981).


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