30 agosto 1965: Highway 61 Revisited, il disco con cui Bob Dylan smise di chiedere il permesso

Bob Dylan — Highway 61 Revisited, la copertina dell'album uscito il 30 agosto 1965

Il 25 luglio 1965, al Newport Folk Festival, Bob Dylan sale sul palco con una Stratocaster e una band elettrica presa in prestito dai Paul Butterfield Blues Band. Dura tre canzoni. Quello che è successo davvero in mezzo al pubblico si discute ancora oggi — fischi veri, fischi per il suono pessimo, fischi perché il set era troppo corto — ma la sostanza non cambia: il ragazzo che aveva scritto "Blowin' in the Wind" aveva appena voltato le spalle a chi lo aveva eletto portavoce.

Cinque settimane dopo, il 30 agosto 1965, la Columbia pubblica Highway 61 Revisited. Non è una risposta alle polemiche: il disco era già quasi tutto inciso prima di Newport. È qualcosa di peggio, per chi si aspettava una marcia indietro. È la prova che non era un incidente.

Sei minuti che la radio non voleva

"Like a Rolling Stone" era stata registrata il 15 e il 16 giugno al Columbia Studio A di New York, e messa in commercio come singolo il 20 luglio, cinque giorni prima di Newport. Durava sei minuti e tredici secondi: il doppio di quanto una radio americana del 1965 fosse disposta a mandare in onda. La Columbia provò a spezzarla su due facciate del 45 giri, con la prima metà da un lato e il resto dall'altro. I dj cominciarono a girare il disco a metà canzone e a rimetterlo su, poi si arresero e la passarono intera.

Il testo era nato come venti pagine di sfogo, scritte di getto e poi ridotte. Non è una canzone d'amore né una canzone di protesta: è una domanda ripetuta quattro volte a qualcuno che ha perso tutto, e non si capisce mai se sia crudeltà o liberazione. Bruce Springsteen, presentando Dylan alla Rock and Roll Hall of Fame nel 1988, disse che quel colpo di rullante iniziale suonava come se qualcuno ti avesse spalancato a calci la porta della mente.

L'organo lo suonava uno che non sapeva suonarlo

In sala quel giorno c'era Al Kooper, ventun anni, chitarrista, invitato dal produttore Tom Wilson solo ad assistere. Quando si accorse che alla chitarra c'era Mike Bloomfield — cioè uno che a confronto lo avrebbe fatto sembrare un dilettante — Kooper capì che non avrebbe suonato. Poi Paul Griffin si spostò dall'organo Hammond al pianoforte, l'organo restò vuoto, e Kooper si sedette senza chiedere il permesso. Non sapeva suonarlo: entra sempre un ottavo di secondo dopo l'accordo, perché aspettava di sentire dove andava il pianoforte prima di premere i tasti.

Wilson, ascoltando il playback, disse che quel ragazzo non era un organista. Dylan rispose di alzare il volume dell'organo.

Bob Dylan sul palco con i Byrds nel 1965

Nove canzoni e una strada

La Highway 61 è la statale che scende da Duluth, in Minnesota — dove Dylan è nato — fino a New Orleans, passando per Memphis e per il Delta del Mississippi. È la strada di Bessie Smith, di Muddy Waters, del bivio dove Robert Johnson avrebbe venduto l'anima. Intitolarci il disco significava dire: non sto scappando dal folk, sto tornando alla radice elettrica di tutta questa storia.

Il resto dell'album fu inciso in pochi giorni fra il 29 luglio e il 4 agosto, con Bob Johnston al posto di Wilson alla produzione. Dentro c'è "Ballad of a Thin Man", con quel pianoforte che scende come una scala in cantina; c'è "Tombstone Blues" con la chitarra di Bloomfield che non sta ferma un secondo; c'è la title track, dove il fischietto da sirena della polizia lo suona Dylan stesso. E c'è una sola canzone acustica, l'ultima: "Desolation Row", undici minuti e ventun secondi di processione di fantasmi, con Charlie McCoy che improvvisa una seconda chitarra al primo colpo, senza aver mai sentito il pezzo prima.

Quello che è rimasto

Il disco arrivò al numero 3 in America e al numero 4 in Inghilterra. "Like a Rolling Stone" si fermò al numero 2 nella Hot 100, tenuta fuori dal primo posto dai Beatles con "Help!". Quarant'anni dopo, Rolling Stone l'avrebbe messa in cima alla sua classifica delle più grandi canzoni di sempre; nel 2016 l'Accademia di Svezia avrebbe dato a Dylan il Nobel per la letteratura, e a quel punto la domanda se le canzoni fossero letteratura era già stata chiusa da cinquant'anni proprio da questo disco.

Chi lo aveva fischiato a Newport aveva capito bene, in fondo. Quel ragazzo non sarebbe più tornato indietro.


@WhatIsTheDill · 5 anni fa
«I played this song for a few friends. None of them liked it. Clearly I need new friends.»

Traduzione: «Ho fatto sentire questa canzone a un paio di amici. Non è piaciuta a nessuno. È chiaro che mi servono amici nuovi.»


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📚 Fonti e crediti

Data di pubblicazione verificata su Wikipedia EN e sull'archivio del Bob Dylan Center (Columbia Records, 30 agosto 1965). Sessioni di registrazione: Columbia Studio A, New York, 15 giugno – 4 agosto 1965. Il racconto di Al Kooper viene dalla sua autobiografia Backstage Passes & Backstabbing Bastards e da interviste successive. Il discorso di Bruce Springsteen è quello di introduzione alla Rock and Roll Hall of Fame, gennaio 1988. Foto di apertura: copertina dell'album (Columbia Records). Foto nel testo: KRLA Beat, 13 novembre 1965 — pubblico dominio, via Wikimedia Commons. Commento tradotto dal canale ufficiale BobDylanVEVO.

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