11 settembre 1995: The Great Escape, il disco con cui i Blur vinsero il britpop e cominciarono a perdere
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11 settembre 1995: The Great Escape, il disco con cui i Blur vinsero il britpop e cominciarono a perdere

Il 14 agosto 1995 in Inghilterra escono due singoli lo stesso giorno. Uno è Country House dei Blur, l'altro è Roll with It degli Oasis. I giornali la chiamano «la battaglia del britpop» e ci mettono sopra le prime pagine, come se fosse una partita: Londra contro Manchester, l'arte contro la fabbrica, i ragazzi di buona famiglia contro i fratelli che si picchiano. La sera del conteggio vincono i Blur, 274.000 copie contro 216.000. Damon Albarn passa la notte a farsi fotografare.
Quattro settimane dopo, l'11 settembre, esce il disco che quella canzone doveva annunciare: The Great Escape. Va dritto al numero uno, arriva al doppio platino in Gran Bretagna, e le recensioni sono le migliori che i Blur abbiano mai avuto. Il NME gli dà nove su dieci. Sembra la fine perfetta di una storia perfetta.

Un disco pieno di gente che non ce la fa
Il problema è che dentro non c'è nessuna festa. The Great Escape è la terza parte di una trilogia sull'Inghilterra cominciata con Modern Life Is Rubbish e proseguita con Parklife, e Albarn la riempie di personaggi che stanno male: l'uomo di Country House che si compra la villa in campagna e ci impazzisce dentro, Ernold Same che prende ogni mattina lo stesso treno alla stessa ora fino alla fine della vita, la coppia di He Thought of Cars che guarda il traffico e pensa alla fuga. C'è perfino Charmless Man, il ritratto di uno che conosce tutti e non piace a nessuno.
E poi c'è The Universal. Un pezzo lento, con gli archi, in cui Albarn canta che va tutto bene, che sarà davvero davvero davvero tutto a posto — e non gli si crede nemmeno per un secondo. Il video, girato da Jonathan Glazer, è un omaggio dichiarato ad Arancia meccanica: quattro tizi in bianco seduti su un divano in un locale che sembra una clinica. Nel ritornello c'è un verso che nel 1995 passò quasi inosservato: «Yes, it really really really could happen» — e prima ancora, «the future has been sold», il futuro è già stato venduto.
Poi arrivò il conto
Tre settimane dopo l'uscita di The Great Escape, gli Oasis pubblicano (What's the Story) Morning Glory?. Ne venderanno ventidue milioni di copie. La battaglia vinta ad agosto si rivela una scaramuccia, e i Blur si ritrovano dalla parte sbagliata di una sconfitta molto più grande. Graham Coxon, il chitarrista, comincia a bere e a detestare tutto quello che la band è diventata. Albarn cade in depressione. Il disco successivo, uscito due anni dopo, si chiamerà semplicemente Blur, sarà registrato fra Londra e Reykjavík, avrà dentro il rumore di chitarra di Song 2 e nessuna traccia dell'Inghilterra.
Negli anni Albarn ha detto più volte che The Great Escape è il disco dei Blur che ama di meno: troppo pieno, troppo furbo, troppo occupato a fare il ritratto degli altri per accorgersi di chi lo stava scrivendo. Coxon è stato più netto: lo ha definito il momento in cui la band aveva perso il contatto con se stessa. È rimasto l'unico album della loro carriera su cui i quattro non sono mai riusciti a mettersi d'accordo.
Ed è anche il motivo per cui, trent'anni dopo, lo si riascolta diversamente. The Great Escape non è il disco della vittoria: è il disco di uno che vince e mentre alza la coppa si accorge di essere circondato da persone infelici, se stesso compreso. La grande fuga del titolo non riesce a nessuno dei personaggi che ci abitano dentro. Non riuscì nemmeno a chi l'aveva scritta.
Sotto al video di The Universal, sul canale ufficiale dei Blur, il commento più votato dice così:
«Blur: "Yes, the future's been sold." Me as a kid: "Ha, what a dumb lyric!" Me as an adult: "...Goddamn, man."»
@dars5229 · 6 anni fa
Traduzione: «Blur: "Sì, il futuro è già stato venduto". Io da ragazzino: "Ma che verso stupido". Io da adulto: "...Porca miseria".»
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