Aerosmith Rocks 3 maggio 1976: il magazzino che ha fatto storia

Aerosmith, 3 maggio 1976: il magazzino dove è nato il futuro dell'hard rock

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Il 3 maggio 1976 è una data che il rock americano continua a guardarsi indietro come una pietra di paragone. Quel lunedì, la Columbia Records pubblica Rocks, quarto album in studio degli Aerosmith, registrato in un magazzino convertito di Waltham, Massachusetts — una cittadina di periferia a una ventina di chilometri da Boston, dove la band aveva ricavato la propria sala prove privata e dove, nei primi mesi di quell'anno, aveva imbastito quello che sarebbe diventato il modello segreto di tutto l'hard rock americano dei trent'anni successivi. Steven Tyler aveva ventotto anni. Joe Perry venticinque. Erano i Toxic Twins di Boston. Erano l'incarnazione della rock star americana al massimo della sua potenza creativa e auto-distruttiva. E il pomeriggio del 3 maggio 1976, con Rocks nei negozi, scrissero l'inizio del libro che Slash, Hetfield e Cobain avrebbero un giorno aperto come testo sacro.

Il momento giusto: dopo Toys in the Attic

Per capire Rocks bisogna tornare un anno prima. Aprile 1975: gli Aerosmith pubblicano Toys in the Attic, il loro terzo album. Walk This Way, Sweet Emotion, Toys in the Attic. Per la prima volta la band di Boston non è più l'imitazione americana dei Rolling Stones, ma una macchina hard rock con una propria identità inconfondibile: Tyler che canta con la voce sgranata, Perry e Whitford che disegnano le chitarre come se ognuno suonasse in una band diversa, Tom Hamilton e Joey Kramer che spingono la ritmica come se ci fosse un treno che li inseguisse. Toys in the Attic vende un milione di copie nei primi sei mesi e nel gennaio 1976 la Columbia ripubblica Dream On — la ballad del 1973 che era passata inosservata — facendola arrivare al n.6 della Billboard Hot 100. Gli Aerosmith sono finalmente la band hard rock americana del momento. E hanno tutto da perdere.

The Wherehouse: il magazzino di Waltham

Nel gennaio 1976 la band si chiude al Wherehouse, una sala prove privata ricavata da un vecchio magazzino industriale di Waltham, Massachusetts, a venti chilometri a nord di Boston. Una stanza enorme, con pareti di metallo, soffitto altissimo, riverberi naturali e un'acustica che funziona contro qualsiasi logica da studio professionale. Jack Douglas, il produttore che aveva firmato Get Your Wings nel 1974 e Toys in the Attic nel 1975, prende una decisione che cambierà l'estetica del disco: invece di portare gli Aerosmith in uno studio convenzionale, ordina al mobile recording truck del Record Plant di New York di guidare fino a Waltham, parcheggiarsi davanti al Wherehouse, e tirare i cavi dentro la sala prove. Mette i monitor da palco rivolti verso i musicisti: il volume è quello dei concerti, non degli studi. La band suona in cerchio, come dal vivo. "Volevo che il suono gli tornasse addosso. Era un ambiente metallico, enorme. È lì che hanno cominciato a stretchare."

Il segreto è uno solo: la distorsione

Jack Douglas non ha mai avuto dubbi su cosa rendesse Rocks diverso da qualsiasi altro disco rock americano prima di lui. Una sola parola: distortion. "Tutto è completamente sovraccaricato. Quando l'ho portato alla casa discografica, sono andati in panico. Per poco, però." Le chitarre di Joe Perry e Brad Whitford passano attraverso pile di amplificatori spinte oltre il limite. Il basso di Tom Hamilton è registrato con un compressore al massimo. La batteria di Joey Kramer è ripresa con microfoni di stage che fanno respirare la stanza. Steven Tyler canta nel cuore dello spazio, in piedi davanti al gruppo, urlando perché si senta sopra il muro di suoni. Niente è pulito. Tutto è sporco, denso, fisico. È un suono che non era mai stato registrato prima — il suono che diventerà il modello del glam metal dei Mötley Crüe, dell'hair metal dei Guns N' Roses, dell'alternative rock dei Nirvana, perfino del thrash metal dei Metallica. Tutti ascoltavano Rocks. E tutti studiavano il modo in cui Jack Douglas aveva fatto suonare quei cinque ragazzi di Boston.

Back in the Saddle e il bullwhip impossibile

L'apertura dell'album è uno dei momenti più riconoscibili del rock anni Settanta. Back in the Saddle parte da un lick che Joe Perry aveva scritto sul basso a sei corde, non sulla chitarra: questo le dà quella tonalità grave e minacciosa che farà la differenza. Steven Tyler ci costruisce sopra una storia da cowboy ispirata al classico Back in the Saddle Again di Gene Autry, e chiude il brano con uno yodel sgranato che attraversa quattro ottave. Il problema è il suono della frusta. La band passa ore al Wherehouse cercando di far schioccare un vero bullwhip da cowboy. Risultato: tutti si feriscono, nessuno ottiene il suono giusto. La soluzione la trovano insieme a Jack Douglas: girare un cordoncino di nove metri al centro di sei microfoni Neumann per ottenere il sibilo, e aggiungere un colpo di pistola a salve per il crack finale. Quando Slash lo ascolta da bambino sul giradischi della casa di Stoke-on-Trent, decide che vuole imparare la chitarra. Quando James Hetfield lo sente nella sua camera di Downey, California, comincia a smontare il proprio amplificatore per capire come ottenere quella distorsione. Quando Kurt Cobain lo registra nel suo elenco di "preferiti" sui Journals, ha 17 anni e vive ad Aberdeen, Washington.

Il prezzo della perfezione: tre milioni di copie e la cocaina

Le sessioni di Rocks sono notoriamente alimentate dalle droghe. Jack Douglas lo dirà più volte negli anni successivi: "Vivevamo l'high life, non prestavamo attenzione a nulla tranne che fare quel disco." Brad Whitford lo conferma: "Eravamo nel bel mezzo dell'epoca più folle degli Aerosmith. Ma il disco è venuto fuori." La cocaina, l'eroina, gli alcoolici girano in studio come se fossero parte dell'attrezzatura. Eppure il disco viene completato in cinque settimane complessive tra il Wherehouse e il Record Plant. Steven Tyler scrive le melodie nella sua casa di Lake Sunapee, New Hampshire, e i testi sempre per ultimi, sempre in pochi minuti, sempre con una macchina da scrivere e un orologio che corre. Brad Whitford porta in studio gli accordi di Last Child — la traccia più funky dell'album, scritta insieme a Tyler, che diventerà il primo singolo (n.21 Billboard) — e di Nobody's Fault, brano sui terremoti e la paura del volo. Tom Hamilton arriva con Sick as a Dog e con Uncle Tom's Cabin (rinominata poi Sick as a Dog). Rats in the Cellar è la risposta dura a Toys in the Attic. Lick and a Promise è la dichiarazione di guerra del rock dal vivo. Home Tonight chiude il disco con una ballad oscura che diventa lo specchio segreto del lato dipendente di Tyler.

L'uscita: 3 maggio 1976

Rocks esce nei negozi americani il 3 maggio 1976, in vinile LP, 8-track e cassetta. Prezzo al dettaglio: 6.98 dollari. La copertina, disegnata da Pacific Eye & Ear, è una foto in bianco e nero della band con i nomi sopra ogni faccia, su un fondo testurizzato con il logo Aerosmith goffrato. Stilizzazione minima, hard rock massimo. L'album debutta al n.3 della Billboard 200 e diventa uno dei primissimi dischi della storia ad essere certificato platino il giorno stesso della pubblicazione — Columbia spedisce un milione di copie ai negozi prima ancora che il disco esca. Tre singoli vengono estratti: Last Child arriva al n.21 (maggio 1976), Home Tonight al n.71 (agosto 1976), Back in the Saddle al n.38 (marzo 1977). Oggi Rocks è certificato quadruplo platino dalla RIAA. Rolling Stone lo include nella propria lista dei 500 album più importanti della storia, posizione 366. AllMusic scrive: "Captures Aerosmith at their most raw and rocking." Una frase che riassume tutto.

Cinquant'anni dopo

Cinquant'anni dopo quel pomeriggio del 3 maggio 1976, Rocks continua ad essere il manuale di riferimento per chiunque voglia suonare hard rock con onestà. Joe Perry lo cita ancora come il suo album preferito della discografia degli Aerosmith. Steven Tyler ha detto in un'intervista del 2014: "Quando lo ascolto adesso, non riesco a credere che fossimo noi a suonare così. Eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo distrutti. Ma stavamo facendo qualcosa di vero." Il Wherehouse di Waltham non esiste più: il vecchio magazzino è stato demolito negli anni Novanta. Ma il disco che è uscito da quelle pareti di metallo continua a girare ovunque ci sia un giradischi, un'auto, una stanza con qualcuno che ha bisogno di sentire il rock al massimo della sua potenza. Rocks è il suono di cinque ragazzi che, nel 1976, stavano dimostrando al mondo che l'hard rock americano poteva essere più sporco, più crudo, più vero di tutto quello che era venuto prima. E che lo sarebbe rimasto.

🎧 Il brano del giorno

Aerosmith – Last Child

Primo singolo estratto da Rocks, pubblicato il 27 maggio 1976, Last Child è la traccia più funky e groovy dell'album. Scritta da Steven Tyler e Brad Whitford durante le pre-produzioni al Wherehouse, racconta la nostalgia per casa nel mezzo del caos del tour: "Take me back / take me way back / home". La struttura è atipica per gli Aerosmith — più swingante, più nera, più Sly Stone che Led Zeppelin. Jack Douglas la rende ancora più organica facendo aggiungere a Paul Prestopino un riff di banjo in overdub, che si nasconde nell'arrangiamento come un segreto melodico. Il brano arriva al n.21 della Billboard Hot 100 e diventa subito un classico dei concerti dal vivo, dove Brad Whitford prende il proscenio per il suo assolo di chitarra. Jack Douglas lo definirà "il momento in cui Brad Whitford ha mostrato a tutti perché era il chitarrista che era."

Top comment YouTube:

"My uncle was a roadie for Aerosmith on the Rocks tour. He told me that every night, when 'Last Child' started, the entire venue would just lose its mind. 50 years later, my kids do the same when I play it in the car."

Traduzione: "Mio zio è stato roadie per gli Aerosmith durante il tour di Rocks. Mi raccontava che ogni sera, quando partiva Last Child, l'intera arena impazziva. Cinquant'anni dopo, i miei figli fanno la stessa cosa quando la metto in macchina."

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