Mick Jones, il cuore gentile dei Clash
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Mick Jones, il cuore gentile dei Clash
Londra, 26 giugno 1955. In una citta’ che di li’ a vent’anni avrebbe partorito la rivoluzione punk, nasce Michael Geoffrey Jones, per tutti Mick. Nei Clash sara’ l’altra meta’ del cielo: se Joe Strummer incarnava la rabbia, lo slogan, la voce che urlava in faccia al potere, Mick Jones era la musica. Le sue dita scrivevano i riff, le melodie, i ritornelli che ti restavano in testa; la sua curiosita’ apriva le porte a reggae, funk, dub e perfino rap. Eppure, dietro il chitarrista che allargo’ il punk al mondo, c’era un ragazzo fragile, cresciuto in un palazzone popolare, capace di trasformare un cuore spezzato in una delle canzoni piu’ amate di sempre. Questa e’ la sua storia.
Il ragazzo cresciuto dalla nonna
Mick Jones cresce nel sud di Londra. I genitori si separano presto e a occuparsi di lui e’ soprattutto la nonna, nel suo appartamento ai piani alti di un grattacielo popolare. E’ un’infanzia di cemento e solitudine, illuminata dai dischi: il glam dei Mott the Hoople, sua autentica ossessione, l’energia sfacciata dei New York Dolls, il rumore degli Stooges. Adolescente, frequenta l’art school e si butta nella scena londinese, mettendo in piedi i London SS, una specie di seminario da cui passeranno musicisti che daranno vita a mezzo punk inglese. Mick ha gia’ le idee chiare: vuole una band che suoni forte e abbia qualcosa da dire.
La nascita dei Clash
Nel 1976 arriva l’incontro che cambia tutto: con Joe Strummer e Paul Simonon fonda i Clash. Strummer porta la voce e la furia, Simonon l’immagine e l’istinto, Jones la competenza musicale. E’ lui ad arrangiare, a costruire le canzoni, a dare forma al caos. Tra lui e Strummer scatta una chimica fatta di amicizia e tensione, di idee opposte che si incendiano a vicenda. In pochi anni i Clash diventano la band che conta, e Mick Jones ne e’ il motore segreto.
London Calling, oltre il punk
Nel 1979, ai Wessex Studios di Londra, sotto la guida del produttore visionario e autodistruttivo Guy Stevens, i Clash registrano London Calling. E’ il disco che fa esplodere ogni confine: reggae, ska, jazz, rockabilly, pop, soul. Mentre molti gruppi punk si ripetono, i Clash crescono, e gran parte di quella ricchezza nasce dall’orecchio melodico di Mick Jones, che non ha paura di scrivere canzoni belle, dirette, persino dolci. Il punk, grazie a lui, impara a sognare in grande.

Il cuore spezzato dietro Train in Vain
Ma il 1979 e’ anche un anno durissimo per Mick. La sua relazione tormentata con Viv Albertine, chitarrista delle Slits, finisce per sempre proprio durante le session di London Calling. Lui prendeva il treno fino a casa di lei, a Shepherd’s Bush, e spesso lei non gli apriva nemmeno la porta. Sono orgogliosa di averla ispirata, ammettera’ anni dopo Viv, ma lui spesso non vuole riconoscerlo. Restava li’ sull’uscio a lamentarsi. E’ stato crudele da parte mia. A quel dolore si aggiungono il furto di gran parte dei suoi averi e un periodo nero, in cui torna a vivere nel piccolo appartamento popolare della nonna. Da tutto questo nasce una canzone destinata a sopravvivere a tutto: Train in Vain.
La traccia fantasma che conquisto’ l’America
Train in Vain doveva essere un regalo: un flexi disc allegato alla rivista NME. Quando l’accordo salta, la band si ritrova un brano in piu’ tra le mani e decide di infilarlo in fondo a London Calling. Ma le copertine erano gia’ in stampa: cosi’ la canzone finisce sul disco senza nemmeno essere elencata, una ghost track il cui unico indizio e’ il titolo inciso a mano nel solco di chiusura del quarto lato del vinile. Sara’ l’inizio del trionfo americano dei Clash: il primo brano della band a entrare nella Top 30 statunitense. Non potevamo credere a quanto diventasse popolare, soprattutto in America, racconto’ Jones. Ci ha sfondati li’. Pensavano fosse un normale pezzo R&B, poi scoprivano che erano i Clash.
L’eredita’ di un visionario gentile
Licenziato dai Clash nel 1983, Mick Jones non smette di guardare avanti. Fonda i Big Audio Dynamite, mescolando chitarre, campionamenti, dialoghi di film e ritmi dance con largo anticipo sui tempi. Piu’ tardi mettera’ il suo talento al servizio di band piu’ giovani, producendo tra gli altri i Libertines. Resta, fino a oggi, l’uomo che ha insegnato al punk a non avere paura: del reggae, del rap, della melodia, persino dei sentimenti. Il cuore gentile di una delle band piu’ importanti di sempre.
🎧 Il brano del giorno: Train in Vain
Train in Vain e’ Mick Jones nella sua forma piu’ nuda: una canzone d’amore travestita da soul, scritta e cantata da lui mentre il mondo gli crollava addosso. Il titolo parla di un treno che nel testo non compare mai: il pezzo aveva un ritmo da treno, e ancora una volta c’era quella sensazione di essere perso, spiego’. Ci sono dentro il furto subito, la disperazione di chi non ha piu’ niente, e quella richiesta disarmante: resta con me. Negli Stati Uniti usci’ come Train in Vain (Stand by Me), e fu la chiave che apri’ ai Clash le porte d’America.
Top comment dal video YouTube:
@jeff7764 · 10 anni fa
«Why is this song so fucking awesome?»
Perche’ questa canzone e’ cosi’ maledettamente bella?
Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.