R.E.M., Peter Buck chiude la porta alla reunion: «Quella storia è finita»
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R.E.M., Peter Buck spegne i sogni di reunion: «Quella storia è finita»

Niente carrozzone delle reunion per gli R.E.M. In un'intervista a MOJO (luglio 2026), Peter Buck chiude ogni spiraglio con una frase secca: «That story is over», quella storia è finita.
Il chitarrista non usa giri di parole. Non ha alcuna intenzione di «svilirla uscendo là fuori solo per ego e soldi», e rifiuta l'idea di trasformarsi in «la legacy band a Glastonbury che suona i suoi successi di 40 anni fa». Per lui il valore degli R.E.M. sta proprio nell'aver saputo chiudere al momento giusto.
La scintilla che aveva riacceso le speranze dei fan? Le immagini dei quattro — Michael Stipe, Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry — di nuovo insieme sul palco per l'ingresso nella Songwriters Hall of Fame 2024. Ma quell'apparizione, chiarisce Buck, era un saluto una tantum, non l'innesco di un tour.
Un po' di storia per chi ci segue nel Calendario del Rock: nati ad Athens, Georgia, nel 1980, gli R.E.M. hanno praticamente inventato il college-rock e traghettato l'alternative nel mainstream con dischi come Automatic for the People. Poi, nel 2011, hanno chiuso bottega con una rara eleganza, senza logorarsi in un lento declino. È quell'arco perfetto che Buck vuole proteggere.
Il tempismo è curioso: in un'estate in cui il rock discute soprattutto di ritorni — l'ironia di Liam Gallagher sugli Oasis è di appena ieri — gli R.E.M. scelgono la strada opposta. Non un nuovo capitolo, ma il rispetto per un finale già scritto.