Phil Collins non beve da tre anni: «Reni e fegato alzavano bandiera bianca»
Condividi
Il fondo, e la risalita
«Reni e fegato alzavano bandiera bianca. Ero vicino a morire». Phil Collins non gira attorno alla parte peggiore della storia. In una lunga intervista a Prog — ripresa da Louder e da Consequence — il batterista e cantante dei Genesis ha messo in fila gli anni neri, quelli in cui l'alcol aveva preso il sopravvento e il ricovero è arrivato quando ormai il corpo stava cedendo.
Il resto del racconto è la contabilità semplice di chi si sta rimettendo in piedi: tre anni senza bere, fisioterapia tre volte alla settimana, le stampelle per il piede cadente e cinque operazioni al ginocchio alle spalle. «Fisicamente, adesso, direi che sono a posto al cento per cento», ha detto. Chi lo ha visto seduto sulla sedia al Madison Square Garden nel 2022, per l'ultimo saluto dei Genesis con il figlio Nic dietro ai tamburi, sa quanto pesi quella frase.
E poi c'è la domanda che tutti gli fanno da quindici anni: si torna in studio? Collins non promette niente, ma per la prima volta non dice no. «Ci sono cose che potrei finire. E altre che sono già finite», ha spiegato, aggiungendo: «Non dirò mai più di no». L'ultimo disco a suo nome resta Going Back, del 2010: sedici anni sono tanti anche per uno che ne ha passati altrettanti a rincorrere le classifiche.
Nel Calendario del Rock la voce di Phil Collins compare per In the Air Tonight, per Duke, per una carriera doppia — batterista sopraffino e popstar planetaria — che pochi hanno saputo tenere insieme. Sapere che è ancora qui, e che ha ancora dei nastri da chiudere, vale già come notizia.