Meta si prende @Muse: la band inglese perde l'handle e diventa @Musetheband

La band che cantava le macchine si è vista portare via il nome da una macchina

I Muse dal vivo

Matt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme dal vivo: vent'anni di dischi sul controllo, la sorveglianza e le macchine che decidono al posto nostro.
Foto di proprietà di Sara Loreti, 2013 (CC BY-SA 2.0) — dal sito Wikimedia Commons.

Ci sono notizie che sembrano scritte da uno sceneggiatore con poca fiducia nel genere umano. Questa settimana Meta ha lanciato negli Stati Uniti un assistente di intelligenza artificiale che si chiama Muse: risponde alle mail, gestisce l'agenda, fa la spesa, paga, e trasforma — testuale — i tuoi obiettivi a lungo termine in piani d'azione. Per farlo entrare in scena col nome giusto, gli account @Muse sono stati liberati. Ci stava sopra una band inglese.

Come riporta NME, i Muse — quelli veri, vent'anni di stadi e di album da primo posto in classifica — si sono ritrovati senza l'handle storico su Instagram e su X, e sono passati a @Musetheband: il nome della band più la precisazione che sono una band, come si fa quando qualcuno ti ha preso il posto e devi spiegare chi sei. Nessun commento pubblico da parte del gruppo; nessuno da parte di Meta.

L'ironia se la sono presa i fan, e non serviva grande sforzo. Matt Bellamy ha passato la carriera a scrivere di algoritmi, controllo e sistemi che si mangiano le persone: Absolution, The Resistance, Drones, Will Of The People sono un catalogo di avvertimenti. «Passare dal fare dischi rock distopici sull'invasione delle macchine al farsi comprare da un'AI è tragica ironia di primissimo livello», ha scritto un utente citato da NME.

Resta la domanda che vale più della battuta: chi decide, oggi, che un nome usato da vent'anni da qualcuno che esiste valga meno di un prodotto lanciato ieri.


Fonti: NME, Consequence, Stereogum, 9 settembre 2026. Descrizione dell'assistente Meta Muse: comunicazione di lancio riportata da NME. Il commento del fan è ripreso da NME.
Foto: di proprietà di Sara Loreti (CC BY-SA 2.0) — dal sito Wikimedia Commons, originale da Flickr.

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