«Nessuno ha mai autorizzato nulla»: gli eredi di John Sykes contro l’EP postumo «One Way»

La Golden Robot Records annuncia per il 6 novembre quattro brani inediti dell’ex chitarrista di Thin Lizzy e Whitesnake. Dal sito ufficiale di Sykes arriva la smentita: «Né John né i suoi eredi hanno mai autorizzato nulla»

John Sykes sul palco con Phil Lynott ai tempi dei Thin Lizzy

John Sykes accanto a Phil Lynott: i Thin Lizzy dell’ultimo giro, quelli di Thunder and Lightning.
Foto di proprietà di Steve Knight · dal sito Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

L’annuncio, di per sé, sarebbe una bella notizia. La Golden Robot Records ha messo in calendario per il 6 novembre un EP di quattro brani intitolato One Way: le ultime registrazioni di John Sykes, il chitarrista morto nel gennaio 2025 a sessantacinque anni dopo una malattia che aveva tenuto lontano dai riflettori. L’etichetta australiana parla di materiale «su cui si era lavorato durante il periodo con noi» e di «una prosecuzione di un lavoro che John stesso aveva iniziato», e ricorda i due singoli già estratti in passato, My Guitar e Believe In Yourself.

Poi è arrivata la risposta. Come riporta Blabbermouth, sul sito ufficiale di Sykes gli eredi hanno pubblicato una nota che non lascia margini: nel 2019 il chitarrista si era separato dalla Golden Robot «in seguito a problemi legati agli accordi contrattuali», e da quel momento — sono parole loro — né Sykes né i suoi eredi hanno mai autorizzato, sottoscritto o concordato alcuna intesa con l’etichetta perché il materiale incompiuto venisse masterizzato, pubblicato o distribuito. Due versioni opposte sullo stesso nastro.

Fa male perché riguarda lui. Sykes è il ragazzo che nel 1982 entra nei Thin Lizzy accanto a Phil Lynott e firma con lui Cold Sweat, uno degli ultimi lampi di quella band. È l’uomo che scrive e incide le chitarre di Whitesnake 1987, il disco da oltre otto milioni di copie negli Stati Uniti, e che viene licenziato prima ancora che esca: nei video di Here I Go Again e Still Of The Night c’è un altro al posto suo. È quello che si rialza fondando i Blue Murder e mette la firma su due dischi, 1989 e 1993, che oggi mezzo mondo chitarristico venera.

Una carriera passata a farsi togliere il merito da vivo. La domanda che resta — e che nessun comunicato ha ancora sciolto — è se anche l’ultimo capitolo debba andare così.


Fonti: Blabbermouth. Comunicato dell’etichetta: Golden Robot Records. Dichiarazione degli eredi: sito ufficiale johnsykes.com.
Foto: di proprietà di Steve Knight · dal sito Wikimedia Commons (CC BY 2.0).

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