Il Calendario del Rock "Accadde Oggi" 24 Giugno

24 Giugno – Dal basso elegante dei Dire Straits alle chitarre visionarie di Jeff Beck


Il 24 giugno è una pagina di rock che attraversa mezzo secolo: dalla psichedelia britannica al southern rock, dal new wave al nuovo millennio. È il compleanno di un basso elegante come quello di John Illsley dei Dire Straits e di una chitarra visionaria come quella di Jeff Beck.

Da White Rabbit dei Jefferson Airplane alla svolta malinconica di By the Way dei Red Hot Chili Peppers, passando per la notte in cui Neil Young salvò un concerto dei Pearl Jam, oggi celebriamo dischi, esordi e storie che hanno lasciato il segno. Buona lettura e buon ascolto.


🎉 COMPLEANNI

24 giugno 1937 – Niki Sullivan (The Crickets)
Chitarrista ritmico nei Crickets, la band di Buddy Holly, è una figura del primo rock’n’roll americano. Con That’ll Be the Day e Peggy Sue contribuì a quel suono pulito e trascinante che avrebbe ispirato i Beatles e un’intera generazione di chitarristi sull’altra sponda dell’Atlantico.

24 giugno 1942 – Arthur Brown
Voce teatrale e visionaria, “il folle dio del fuoco” del rock psichedelico britannico. Con la sua Crazy World of Arthur Brown firmò nel 1968 il successo Fire, anticipando con il trucco e le fiamme sul palco l’estetica shock di Alice Cooper, dei Kiss e di tutto il rock teatrale a venire.

24 giugno 1944 – Jeff Beck 🕯️
Una delle chitarre più innovative di sempre. Subentrò a Eric Clapton negli Yardbirds e poi guidò il Jeff Beck Group, spingendo il blues rock verso la sperimentazione e il jazz-fusion. Otto Grammy e l’ammirazione di ogni chitarrista: la sua scomparsa nel 2023 ha lasciato un vuoto incolmabile.

24 giugno 1944 – Chris Wood (Traffic) 🕯️
Flautista e sassofonista dei Traffic, fu una delle voci strumentali del prog e della psichedelia britannica. Il suo fiato avvolgente colora classici come Dear Mr. Fantasy e John Barleycorn Must Die. Una vita segnata dagli eccessi: si spense nel 1983, a soli trentanove anni.

24 giugno 1945 – Colin Blunstone (The Zombies)
La voce eterea ed elegante degli Zombies, tra le più riconoscibili del British beat. Con She’s Not There e il capolavoro Odessey and Oracle definì un pop barocco e malinconico che ancora oggi incanta. Una raffinata carriera solista ne ha poi confermato il timbro inconfondibile.

24 giugno 1947 – Mick Fleetwood (Fleetwood Mac)
Batterista e cofondatore dei Fleetwood Mac, la band porta letteralmente il suo nome insieme a quello di John McVie. Dalle radici blues britanniche al trionfo planetario di Rumours, il suo drumming è stato il cuore pulsante di una delle storie più tormentate e gloriose del rock.

24 giugno 1948 – Patrick Moraz
Tastierista svizzero di rara tecnica, militò negli Yes e poi nei Moody Blues. Maestro del prog e della fusion, portò virtuosismo e atmosfere sinfoniche in album come Relayer. Una carriera da camaleonte delle tastiere, sempre in bilico tra rigore classico e libertà improvvisativa.

24 giugno 1949 – John Illsley (Dire Straits)
Bassista e cofondatore dei Dire Straits, è la spina dorsale discreta di una delle band più vendute di sempre. Accanto a Mark Knopfler, dal pub-rock di Sultans of Swing al colossale Brothers in Arms, il suo basso elegante e mai invadente ha dato groove e respiro a un’epoca intera.

24 giugno 1957 – Astro (UB40) 🕯️
Voce, tromba e toasting degli UB40, fu tra i protagonisti del reggae britannico e working class di Birmingham. Con Red Red Wine portò il sound giamaicano in cima alle classifiche mondiali. Spirito roots e militante, ci ha lasciati nel 2021 dopo una vita passata sul palco.

24 giugno 1959 – Andy McCluskey (OMD)
Leader e voce degli Orchestral Manoeuvres in the Dark, pioniere dell’elettro-pop romantico e visionario. Con Enola Gay e Maid of Orleans trasformò sintetizzatori e drum machine in emozione pura, costruendo un ponte tra avanguardia new wave e melodia pop irresistibile.

24 giugno 1961 – Curt Smith (Tears for Fears)
Voce e basso dei Tears for Fears, accanto a Roland Orzabal firmò l’inno generazionale Everybody Wants to Rule the World. La sua voce calda e malinconica diede corpo a Sowing the Seeds of Love e a un synth-pop sofisticato che ha attraversato gli anni ‘80 senza invecchiare.

24 giugno 1967 – Richard Z. Kruspe (Rammstein)
Chitarrista e fondatore dei Rammstein, è l’architetto del loro muro di suono industriale. Dalla Germania dell’Est ai roghi scenografici dei concerti, le sue chitarre pesanti e ipnotiche in brani come Du Hast hanno reso il Neue Deutsche Härte un fenomeno mondiale.

24 giugno 1967 – Jeff Cease (The Black Crowes)
Chitarrista del debutto dei Black Crowes, suonò sull’esplosivo Shake Your Money Maker che riportò il blues rock sudista in classifica all’inizio degli anni ‘90. Il suo lavoro ruvido e diretto contribuì al successo di Hard to Handle e She Talks to Angels.


📀 PUBBLICAZIONI

“White Rabbit” – Jefferson Airplane (1967)
Viene pubblicato uno dei brani simbolo della psichedelia americana. Scritto da Grace Slick, intreccia Alice nel Paese delle Meraviglie e il Boléro di Ravel in un crescendo lisergico. Inno della controcultura californiana, resta tra i pezzi più iconici della Summer of Love.

Friends – The Beach Boys (1968)
Esce un album breve e intimo, soft psych e armonie quasi zen, registrato nella delicata fase post-Smile. Lontano dal successo commerciale, Friends è oggi rivalutato come una delle gemme più personali e meditative di Brian Wilson e dei Beach Boys, un piccolo rifugio sonoro.

“Sweet Home Alabama” – Lynyrd Skynyrd (1974)
Viene pubblicato l’inno immortale del southern rock dei Lynyrd Skynyrd, risposta orgogliosa e provocatoria a Neil Young e alla sua Southern Man. Il riff inconfondibile e il ritornello corale ne fanno una bandiera del Sud americano e uno dei brani più suonati di sempre.

Caribou – Elton John (1974)
Esce un album glam e soul registrato in fretta tra un tour e l’altro. Nonostante le tensioni in studio, regala due classici come The Bitch Is Back e la struggente Don’t Let the Sun Go Down on Me, conferma del periodo d’oro di Elton John e del paroliere Bernie Taupin.

Endless Summer – The Beach Boys (1974)
Viene pubblicata la raccolta che riaccende l’amore per i Beach Boys delle origini. Surf, sole e nostalgia: il doppio album scala le classifiche americane e riporta in auge il mito della California, consacrando la band come patrimonio della cultura pop a stelle e strisce.

“Forbidden Colours” – David Sylvian & Ryuichi Sakamoto (1983)
Esce un brano di rarefatta bellezza, tratto dalla colonna sonora di Furyo. La voce sospesa di David Sylvian e il piano di Ryuichi Sakamoto costruiscono una new wave poetica e struggente, tra Oriente e Occidente, destinata a diventare un piccolo classico di culto.

“Undone – The Sweater Song” – Weezer (1994)
Viene pubblicato il primo singolo dal debutto dei Weezer, il celebre Blue Album. Tra dialoghi sussurrati e un ritornello esplosivo, il brano racconta il disfacimento emotivo di Rivers Cuomo e diventa manifesto dello slacker rock ironico e nerd degli anni ‘90.

Floored – Sugar Ray (1997)
Esce il secondo album dei Sugar Ray, trascinato dal tormentone estivo Fly. La band californiana abbandona in parte il funk metal degli esordi per un sound più solare e radiofonico, conquistando le classifiche e diventando una delle facce del rock pop di fine anni ‘90.

Bleed American – Jimmy Eat World (2001)
Viene pubblicato l’album della consacrazione per i Jimmy Eat World. Tra power pop ed emo, brani come The Middle e Sweetness portano il genere nel mainstream con energia e melodie luminose. Dopo l’11 settembre il disco sarà ribattezzato col solo nome della band.

“By the Way” – Red Hot Chili Peppers (2002)
Viene pubblicato il primo singolo dall’ottavo album dei Red Hot Chili Peppers, che anticipa di due settimane il disco omonimo. Tra strofe ritmate e ritornelli malinconici, segna la svolta melodica firmata John Frusciante: numero 2 in Gran Bretagna e numero 1 in Italia.

De-Loused in the Comatorium – The Mars Volta (2003)
Esce il debutto folgorante dei Mars Volta, nati dalle ceneri degli At the Drive-In. Un concept album di prog-rock visionario e febbrile, prodotto da Rick Rubin, che fonde psichedelia, punk e jazz in un viaggio sonoro tanto ostico quanto affascinante.

In Rainbows – From the Basement – Radiohead (2008)
Viene pubblicata la session-film in cui i Radiohead eseguono dal vivo i brani di In Rainbows in uno studio televisivo spoglio. Versioni intime e cristalline, senza pubblico, che catturano la band di Thom Yorke al culmine della sua tensione creativa e del suo rigore sonoro.

“Let It Die” (live) – Foo Fighters (2008)
Lo stesso giorno esce la versione dal vivo di Let It Die dei Foo Fighters, da Echoes, Silence, Patience & Grace. Una struttura dinamica che parte acustica e delicata per esplodere in un finale rock furioso: marchio di fabbrica della band di Dave Grohl.


📌 EVENTI E CURIOSITÀ

1965 – I Beatles al Velodromo Vigorelli di Milano
Comincia in Italia: i Beatles si esibiscono per due volte in un giorno al Vigorelli di Milano, prima tappa del loro unico tour nel nostro Paese. I fan si accampano la sera prima, la città va in tilt tra urla e lacrime: è la Beatlemania che travolge anche l’Italia.

1965 – Gli Hollies in vetta con “I’m Alive”
Gli Hollies conquistano il loro primo numero 1 nel Regno Unito con I’m Alive, che resta tre settimane in cima. Per la band di Manchester, dalle armonie vocali cristalline, è l’inizio di una lunga collana di successi nel beat britannico degli anni ‘60.

1965 – John Lennon pubblica “A Spaniard in the Works”
John Lennon dà alle stampe il suo secondo libro, seguito di In His Own Write. Tra disegni e racconti nonsense, il titolo gioca sul modo di dire inglese “a spanner in the works”: il Beatle conferma un talento surreale per le parole, oltre che per le canzoni.

1966 – I Beatles iniziano l’ultimo tour mondiale
Da Monaco di Baviera prende il via l’ultimo tour mondiale dei Beatles. Stanchi degli stadi e delle urla che coprono la musica, di lì a poco diranno addio ai palchi per chiudersi in studio: comincia la metamorfosi che porterà al capolavoro Sgt. Pepper’s.

1967 – “A Whiter Shade of Pale” entra nella Billboard Hot 100
Il brano dei Procol Harum comincia la sua scalata nella classifica americana. Baroque pop dall’organo solenne ispirato a Bach, arriverà al numero 5 negli USA e al numero 1 in Gran Bretagna: coverizzato oltre mille volte, entrerà nella Grammy Hall of Fame e nei 500 di Rolling Stone.

1993 – Il primo concerto in streaming della storia
La band Severe Tire Damage trasmette in diretta un concerto dallo Xerox Research Center di Palo Alto: è il primo webcast musicale di sempre, davanti a un pubblico minuscolo. Un gesto pionieristico che anticipa di decenni l’era dello streaming e dei concerti online.

1995 – Neil Young salva il concerto dei Pearl Jam
A San Francisco Eddie Vedder, stroncato da un’intossicazione alimentare, lascia il palco dopo sette brani. Neil Young, ospite della serata, prende il suo posto e suona quattordici canzoni per evitare il caos. Da quell’episodio nascerà Red Mosquito, contenuta in No Code.

2007 – Gli White Stripes in vetta con “Icky Thump”
Gli White Stripes conquistano la cima delle classifiche britanniche con Icky Thump, settimo e ultimo album del duo di Detroit. È il loro secondo numero 1 nel Regno Unito dopo Elephant, e varrà a Jack e Meg White il terzo Grammy come miglior album alternative.


🕯️ MORTI & COMMEMORAZIONI

24 giugno 2010 – JoJo Billingsley (Lynyrd Skynyrd) 🕯️
Si spegne una delle Honkettes, le coriste dei Lynyrd Skynyrd. La sua voce calda accompagna i grandi classici della band, da Sweet Home Alabama a Free Bird. Sopravvissuta lontano dall’aereo del tragico schianto del 1977, restò legata per sempre alla famiglia Skynyrd.

24 giugno 2013 – Alan Myers (Devo) 🕯️
Muore il batterista dei Devo, cuore ritmico e quasi robotico della new wave più sperimentale. Il suo drumming meccanico e preciso fu il motore di Whip It e dell’estetica de-evoluzionista della band di Akron. Un metronomo umano che influenzò il post-punk e l’elettronica.

24 giugno 2024 – Shifty Shellshock (Crazy Town) 🕯️
Viene trovato senza vita a Los Angeles, a quarantanove anni, per un’overdose accidentale. Voce dei Crazy Town, con il rap-rock di Butterfly aveva conquistato il numero 1 negli Stati Uniti nel 2001. Una carriera segnata dalla dipendenza: il lato oscuro del successo.


🎧 Playlist consigliata

Dire Straits → Sultans of Swing

Jeff Beck → Cause We’ve Ended as Lovers

The Zombies → She’s Not There

Fleetwood Mac → The Chain

Jefferson Airplane → White Rabbit

Procol Harum → A Whiter Shade of Pale

Red Hot Chili Peppers → By the Way

Pearl Jam → Red Mosquito

Weezer → Undone – The Sweater Song

Lynyrd Skynyrd → Sweet Home Alabama


A domani, con un altro giorno che lascia il segno nel rock. 🎸

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